"Nell'attimo l'incontro". Lo spazio sacro come dimensione e senso di vita

Presso la Fondazione Casa della Divina Bellezza di Forza D'Agrò, l’esperienza artistico-mistica di Alberto Gianfreda

19 aprile 2017
Nell'attimo l'incontro. Lo spazio sacro come dimensione e senso di vita

Nel borgo medievale di Forza d'Agrò, in provincia di Messina, la Fondazione Casa della Divina Bellezza, in collaborazione con il Museo Diocesano di Caltagirone e con l'AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani) presenta presso la propria sede il progetto espositivo "Nell'Attimo l'incontro. Lo spazio sacro nelle esperienze di Alberto Gianfreda" a cura di Giuseppe Ingaglio.
La mostra, che si potrà visitare fino all’8 luglio 2017, interpreta lo spazio sacro come luogo dell'incontro tra la dimensione del trascendente e il continuo fluire dell'immanente nel tempo. Nell'attimo l'azione di Dio si estende nell'operosità umana, momento per momento, in un labor continuo evocato dalle stesse esperienze artistiche di Alberto Gianfreda, le cui opere hanno spesso un riferimento al sacro.

Sono gli uomini e le loro scelte a creare lo spazio sacro, spazio inteso, in questo progetto curatoriale e artistico, nella duplice accezione di "luogo" e di "condotta" esistenziale, di dimensione e di direzione di vita dell'uomo contemporaneo, come ci ricordano le stesse opere di Gianfreda.
"Nell'Attimo l'incontro. Lo spazio sacro nelle esperienze di Alberto Gianfreda" presenta una selezione di quattro sculture realizzate con materiali misti (terracotta, ferro, alluminio, marmo, ecc). "Cinque insiemi di materia prima" (2014), "Dove poggio le mie mani" (2014), "Non basta all'infinito" (2015), "Icona resiliente" (2016) dialogano con due opere provenienti dal Museo Diocesano di Caltagirone, nello specifico, "Il Martirio di Santa Febbronia" di Francesco Vaccaro del 1860 e "Gesù Cristo Crocifisso", Bottega siciliana, della seconda metà del sec. XVIII.

Coerentemente con la mission della Fondazione Casa della Divina Bellezza, la mostra affronta "lo spazio sacro" come dimensione e senso di vita. "La Casa della Divina Bellezza - spiega il presidente della fondazione, il prof. Alfredo La Malfa - è un unicum nel panorama siciliano. Il viaggio che s'intraprende accedendo alla casa vuole corrispondere ad una ascensione spirituale, scandita da simboli grafici e architettonici, particolari che vanno cercati e ricercati dal visitatore-pellegrino. La scelta di dare alla dimora il nome di "Casa della Divina Bellezza" nasce da un'attenta riflessione con cui ho voluto sottolineare la nuova natura della struttura. Non più casa privata, ma luogo aperto in cui ospitare eventi atti ad arricchire lo spirito di chi lo visita. Un luogo dove condividere religioni e spiritualità, mostrando un percorso che si svela soltanto attraverso la manifestazione della bellezza".

Fondazione Casa della Divina Bellezza - La Fondazione Casa della Divina Bellezza è stata creata nel 2009 e divenuta un'organizzazione no-profit nel 2014. Frutto di un restauro durato circa tre anni, la Fondazione è finalizzata al rapporto fra arte e la teologia cristiana e la dimensione del sacro. Il viaggio che si intraprende accedendo alla casa vuole corrispondere ad un'ascensione spirituale, scandita da simboli grafici e architettonici, particolari che vanno cercati e ricercati dal visitatore-pellegrino.
La scelta di dare alla dimora il nome di "Casa della Divina Bellezza" è stata frutto di una attenta riflessione da parte di Alfredo La Malfa, ideatore del progetto. Non più casa privata, ma luogo aperto in cui ospitare eventi atti ad arricchire lo spirito di chi lo visita. Un luogo dove condividere religioni e spiritualità, mostrando un percorso che si svela soltanto attraverso la manifestazione della bellezza.

Cenni storici - Il sito urbano dove è ubicata la casa risale intorno al ‘700, si sviluppa su tre livelli, ed è affiancato alla chiesa Madre dedicata alla SS. Annunziata.
La costruzione è stata realizzata dal Barone Giuseppe Giardina, Giurato forzese e proprietario anche del Castello di Sant'Alessio. Il plesso successivamente fu acquistato dalla Famiglia Guarnera che lo utilizzò in parte per uso proprio e il resto lo affittò al ministero della Difesa che lo adibì a Caserma dei Carabinieri.
Dei tre piani dell'abitazione il piano sottostante era destinato a deposito di granaglie, legumi, olio ed altro. Ciò è dimostrato dalle giare murate nel pavimento tutt'oggi presenti e perfettamente conservate.
Più tardi dopo il trasferimento della nuova caserma la casa ebbe un lento ma inesorabile degrado. Nelle fasi di restauro dell'intero plesso si è potuto notare come era in atto un sistema di rifornimento idrico attraverso tre cisterne nei diversi piani della struttura per la raccolta dell'acqua piovana, e di ventilazione e rinfrescamento degli ambienti attraverso un condotto, peraltro ancora visibile e messo in evidenza a seguito della ristrutturazione da una copertura in vetro calpestabile.
I restauri sono iniziati nella primavera del 2006 e sono stati ultimati nell'estate del 2009.

Tutte le informazioni su www.fondazionecasadelladivinabellezza.it

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19 aprile 2017

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