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A Savoca torna la storia dei bachi da seta grazie alla "farmacista-contadina"

Storia di una portatrice sana di Sicilianità, tra antichissime tradizioni e pregevoli prodotti artigianali

12 marzo 2020
A Savoca torna la storia dei bachi da seta grazie alla ''farmacista-contadina''

Nell’antico borgo di Savoca, arroccato sopra un colle roccioso prospiciente il litorale ionico, l'allevamento del baco da seta risale all'insediamento degli arabi avventuo nell'827 d.C. Nella cittadina della provincia Messinese, la bachicoltura arrivò al suo apice nel XVI secolo, tanto che, intorno al 1567, nella Terra di Savoca erano censite circa venti filande per la lavorazione della seta e che questa era famosa e ricercata in tutta la Sicilia e non solo.

La storia produttiva di questo prezioso elemento nel "Paese dalle sette facce" (così è chiamata Savoca perché da qualsiasi parte si guardi, l’orizzonte offre scenari sempre nuovi) cadde in crisi nei primi del Novecento e sulla quale il terremoto del 1908 pose definitivamente una pietra.

Maria Teresa Rizzo mentre tesse la seta

Negli ultimi anni ha risuscitato questa storica tradizione Maria Teresa Rizzo, vulcanica farmacista del paesino, ma non per produrre tessuti - improponibile dal punto di vista economico - ma per raccontare il territorio attraverso la bachisericoltura e realizzare con i bozzoli dei piccoli pendenti naturali.

Un paniere contenete bozzoli di bachi da seta e un pendente realizzato con questi

In realtà i bozzoli-gioielli sono solo l'ultima delle invenzioni di Maria Teresa, "farmacista-contadina" - come ama definirsi -, ma anche artigiana, promoter del territorio e  produttrice di limoncello. Portatrice sana di Sicilianità, con radici materiali e sentimentali nella sua Savoca, ha raccolto l'eredità dei genitori: il papà aveva sette carretti, sette carrettieri e 6 ettari di terreno coltivato a foraggio e agrumi, la mamma gestiva una "putìa", punto di riferimento per tutti coloro che frequentavano la zona.

Il Limoncello prodotto da Maria Teresa Rizzo

Una realtà dalla quale si è allontanata volontariamente da giovane, per andare a lavorare una volta laureata, prima in una farmacia di Milano e poi a Roma.
"Dopo l'esperienza di Milano e Roma avevo guadagnato abbastanza e mi sono trovata ad un bivio: vendere tutto in Sicilia e rimanere a Roma, o tornare a casa. Alla fine ho seguito il cuore". Quel cuore che, nel 2002, le fa incontrare il marito, Luigi Cataldo, un chimico con un'azienda agricola biodinamica a Caltanissetta.

Una veduta di Savoca

A Savoca il suo nome campeggia sulla vetrina del punto espositivo ai piedi del borgo. "Anche se ho appeso il camice al chiodo in realtà io continuo a fare la farmacista - dice - solo che invece di stare dietro ad un banco ad avvolgere scatoline sto "sul campo", la prima farmacia è la natura".

La farmacista-contadina passa con disinvoltura dal decespugliatore alla cucina, dai bachi da seta alle chiacchiere - in quattro lingue - con i turisti nei mercatini a km zero di Messina.

Il Bar Vitelli di Savoca nel film "Il Padrino" di Francis Ford Coppola

Ma è la storia della Valle d'Agrò, dei suoi contadini, dei mestieri antichi, degli emigranti, quella che Maria Teresa Rizzo ama divulgare, ai ragazzi delle scuole che vanno a trovarla nel suo piccolo "regno" espositivo, o ai turisti che si siedono ai tavolini del Bar Vitelli per sentirsi Al Pacino nei panni di Michael Corleone. Infatti, a Savoca, Francis Ford Coppola nel 1971 girò "Il Padrino", un film che ha segnato il borgo e i suoi abitanti.

"Ritornato", film di Michael Cavalieri

Anche Maria Teresa ha provato l'ebrezza di "fare l'attrice", ma per un piccolo film firmato da Michael Cavalieri, un giovane regista americano. La pellicola racconta la parabola di vita dei suoi nonni partiti negli Anni Venti per l’America da Limina, piccolissimo paese della Valle d'Agrò, e mai più tornati. In questo film "del cuore", Maria Teresa è l'impiegata dell'anagrafe che aiuta Cavalieri - anche interprete della pellicola - a ricostruire l'albero genealogico dei suoi avi.

"È stata un'esperienza bellissima - ricorda -, è questo quello che dobbiamo far conoscere: la nostra storia, le nostre radici, senza retorica ma con tutta la forza di quella cultura che oggi rappresenta il valore autentico della Sicilia".

Azienda Agricola Maria Teresa Rizzo FB

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12 marzo 2020

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