Catania non è pronta per un Big One

Rischio terremoto: entro 150 anni la città potrebbe essere colpita da un sisma di grande potenza

08 marzo 2017
Catania non è pronta per un Big One

La città di Catania, seppure attualmente catalogata in fascia 2, è una delle città europee a più alto rischio di terremoto a causa della vicinanza con la faglia ibleo-maltese. Entro i prossimi 150 anni potrebbe essere colpita da un sisma di potenza simile a quello del 1693. Un evento davvero temuto e oramai ritenuto certo dagli addetti ai lavori, ma che fa ancora più paura se si pensa che il patrimonio edilizio del nostro territorio è vetusto e conservato male.
Un incontro organizzato da Cgil, Sunia e Fillea è stato l'occasione per fare il punto su "Gli interventi di riqualificazione per la sicurezza sismica e l’efficienza energetica: cosa e come fare".
A Catania oltre il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1971, abbondantemente in anticipo rispetto all'entrata in vigore della normativa antisismica. E tra vetustà e mancanza di criteri antisismici, si prevede che bisognerebbe intervenire sull’85% degli edifici catanesi costruiti prima della normativa antisismica.

"I fondi a disposizione, peraltro insufficienti, sono solo destinati agli edifici pubblici e alle scuole - dicono i sindacati -: a oggi si tratta di 9 milioni di euro per la messa in sicurezza di cinque scuole, mentre i privati possono usufruire solo delle detrazioni fiscali. I fondi del Patto per Catania di circa 740.000 milioni di euro dovrebbero anche incidere su gravi criticità del nostro territorio, sotto il profilo sismico, idrogeologico e ambientale".
Cgil e Sunia puntano a far nascere "una nuova consapevolezza nei cittadini delle aree sismiche. E' necessario chiedere alla Regione e agli enti locali di affrontare il problema con urgenza e capacità di programmazione. Anche l’Unione europea è chiamata a intervenire con uno sforzo particolare. Anche per questo la Cgil chiederà al ministero che si possa riaprire l’analisi della classificazione del territorio affinché Catania venga riconosciuta in fascia 1".

Quali sono gli strumenti attuali che potrebbero fare la differenza? Per Giusi Milazzo, segretaria generale Sunia, "la microzonizzazione sismica (superamento del ritardo) rappresenta uno strumento per la prevenzione del rischio sismico, perché fornisce una conoscenza geologica del territorio insieme a dati sulla frequenza sismica. Otterremo così informazioni utili per il governo del territorio, per la progettazione, la pianificazione, l’emergenza e la ricostruzione".
Per il Sunia è necessario anche completare i piani di protezione civile con l’individuazione dei vuoti urbani facilmente raggiungibili in caso di scosse. Attualmente a Catania ci sono 130 aree di accoglienza che dovrebbero servire in caso di calamità a radunare i cittadini in pericolo. "C'è poi il nodo della patente sismica per gli edifici di cui dovranno dotarsi tutti gli immobili".
Quanto costa dunque adeguare e mettere in sicurezza la propria abitazione? "La proposta con soluzione innovativa di adeguamento dell’edificio, secondo lo studio costa tra 300 e 400 euro al mq - ha spiegato Ilio Calò, del Dipartimento ingegneria civile e ambientale Unict -. Si tratta di un sostanziale incremento della prestazione antisismica, paragonabile agli edifici nuovi. Esistono tecnologie per la nuova edilizia ma non sono mai applicate con questa configurazione negli edifici esistenti".

All’indomani del sisma al Nord Italia, la giunta del Comune di Catania ha deliberato incentivi ai privati che intendano mettere in sicurezza antisismica i propri immobili o che demoliscono e ricostruiscono, riducendo del 75% il contributo di costruzione e ristrutturazione e abbassando l’aliquota del costo dell’intervento dal 5% all’1,5%. "Sgravi importantissimi - dice la Cgil - ma non sufficienti a spingere i proprietari ad affrontare le notevoli spese per la messa in sicurezza delle proprie case".

Secondo il segretario generale Giacomo Rota "serve un piano ventennale a sostegno della città esistente, senza consumo di suolo e nell’ottica di una forte diffusione della cultura antisismica con il pieno coinvolgimento della protezione civile. Pensiamo che si debba lavorare su una strategia pluriennale che coinvolga l’intera città metropolitana e che si debbano seguire logiche globali di rigenerazione urbana. Non tutto il patrimonio edilizio può essere messo in sicurezza, una parte va sostituita bell’ottica degli spazi urbani. Ma è necessaria una cabina di regia che coordini le azioni nell'interesse del territorio. Presto faremo un'altra iniziativa sulle tematiche della riqualificazione urbana e per l‘occasione vorremmo confrontarci anche con l'assessore comunale Salvo Di Salvo, già da tempo nostro importante interlocutore su questi temi". [Fonte: Lasiciliaweb.it]

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08 marzo 2017

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