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Come furono costruiti i Templi di Selinunte?

A Selinunte una mostra ci racconta le tecniche, le macchine e le persone impiegate per costruire le Case degli Dei

27 luglio 2022
Come furono costruiti i Templi di Selinunte?
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«Questa città ha tre antichissime cave di pietra donde furono cavate le pietre per edificare et abbellire detta terra… La terza è verso ponente sei miglia discosto in un luogo chiamato saracinescamente Ramussara, d'onde si cavarono quei grandissimi sassi, e quelle stupende colonne poi per sostenere i Tempij e gli altri edifici per ornamento della città. E si vedono ancora quivi molte rovine et anticaglie di colonne grandissime, le quali non sono ancora state cavate, e non danno minor maraviglia ai riguardanti che si dia la città stessa». - Tommaso Fazello, "Le due deche dell'historia di Sicilia"

I volumi del "De Architectura" di Marco Vitruvio Pollione

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Tutto parte da Vitruvio e dal suo "De Architectura": l'unico grande trattato - scritto alla fine del I a.C. e giunto fino a noi pressoché integro - che spieghi stili, decorazioni, sistemi di costruzione di basiliche, terme, teatri. Dalle preziose notizie racchiuse nei dieci libri, affiorano materiali e tecniche costruttive e si scopre l'uso dei colori nei templi greci, che appaiono ai nostri occhi monocromatici, ma che erano in origine riccamente decorati.

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Questo ed altro, molto altro, si scopre leggendo Vitruvio. Ma quali erano le reali tecniche di costruzione dei templi, quali le macchine impiegate per spostare gli enormi blocchi di pietra, quanti gli operai coinvolti e quanto a lungo durava una costruzione?

"ARS AEDIFICANDI. Il cantiere nel mondo classico" - ph © Gianluca Baronchelli

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Sembrerebbe che vere e proprie carovane (officine) di esperti costruttori, cavatori, scalpellini, decoratori, seguissero le "commissioni" spostandosi da un luogo all'altro. Molto probabilmente successe anche per gli artefici selinuntini che si spostarono verso Agrigento per innalzare i templi dorici della città.

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La mostra "ARS AEDIFICANDI. Il cantiere nel mondo classico" si srotola tra le Cave di Cusa e il Parco archeologico di Selinunte, e sarà visitabile per oltre un anno. Forte di un comitato scientifico di grande rilievo, essa è curata dagli architetti Alessandro Carlino, storico dell'architettura che da anni studia i templi dorici siciliani, e Bernardo Agrò, già direttore del Parco.

Una preziosa occasione per scoprire come nacquero i templi ma soprattutto l'enorme lavoro di chi ci lavorò.

ARS AEDIFICANDI

"ARS AEDIFICANDI. Il cantiere nel mondo classico" - ph © Gianluca Baronchelli

La mostra è un passo avanti e, nello stesso tempo, un salto all'indietro rispetto al precedente capitolo alla Valle dei Templi ("COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico") e offre ai visitatori la possibilità di andare al cuore del processo costruttivo, là dove venivano estratti i materiali da costruzione con cui saranno realizzati i templi, a quelle Cave di Cusa (dal nome del barone, antico proprietario dell'area) attive sin dal VI secolo avanti Cristo, abbandonate in fretta e furia quando fu avvistato l'esercito di Annibale.

"ARS AEDIFICANDI. Il cantiere nel mondo classico" - ph © Gianluca Baronchelli

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"I cantieri del mondo antico erano delle vere e proprie piccole città prolifiche formate da maestranze specializzate - spiega il curatore Alessandro Carlino - e noi abbiamo ricostruito il  percorso dei cosiddetti "rocchi" dalle cave, a 11 chilometri da Selinunte, fino al Parco archeologico, dove sono posizionate le macchine in scala 1:1".

"La cava di Selinunte" di Jean Houel (1872)

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Un'esposizione dal grande valore didattico e documentario che ricostruisce i cantieri allestiti per edificare i grandi santuari dorici di Selinunte. Ripercorrendo le descrizioni delle fonti antiche, e quelle iconografiche dei viaggiatori del Grand Tour, come Jean Houel che nel 1784 documentò l'attività alle Cave di Cusa.

"ARS AEDIFICANDI. Il cantiere nel mondo classico" - ph © Gianluca Baronchelli

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Sulla collina orientale e sull'Acropoli sono state ricostruite - a grandezza naturale - dieci "macchine" tra cui una gru (alta 12 metri, riprodotta in scala reale), carri e slitte per il trasporto del materiale lapideo; strumenti di misura come il corobate (strumento romano usato per misurare la pendenza del terreno).

IL PERCORSO DELLA MOSTRA

Cave di Cusa

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Il percorso della mostra parte da Cave di Cusa da dove vennero estratti i materiali per la costruzione dei templi selinuntini: le cave sono un vero manuale dei sistemi di scavo, la brusca interruzione dei lavori di estrazione - al sopraggiungere dell'esercito cartaginese - ha fatto sì che venissero abbandonati persino i rocchi finiti, pronti per essere trasportati.

La "slitta" che serviva al trasporto: scivolava su rulli di legno e veniva trasportata dai buoi -  ph © Gianluca Baronchelli

Accanto agli enormi blocchi del Tempio G, è stata posizionata la riproduzione della "slitta" che serviva al trasporto, scivolava su rulli di legno e veniva trasportata dai buoi; vicino, ecco la Macchina di Chersifrone (usata per il trasporto dei rocchi più imponenti tramite rotolamento, intelaiato con travi di legno connesse all'asse di rotazione del tamburo) e la Macchina di Metagene (dal nome del figlio di Chersifrone) utilizzata invece per il trasporto degli architravi: una ruota lignea dentro la quale inserire i blocchi che potevano così rotolare trainati da animali da soma dalla cava fino alla fabbrica.

La Macchina di Chersifrone e la Macchina di Metagene - ph © Gianluca Baronchelli

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Dal Tempio E di Selinunte provengono tre blocchi architettonici (geison, taenia e triglifo) con ampie porzioni di intonaco policromo, che spiegano appunto come in epoca greca i templi fossero riccamente decorati. La querelle sul colore dei templi coinvolse, sin dagli inizi dell'Ottocento e in concomitanza dei sempre più numerosi viaggi nel sud Italia e in Grecia, intere generazioni di studiosi.

Ricostruzione di uno dei templi di Selinunte

Le macchine e i reperti della mostra ARS AEDIFICANDI permettono di avanzare ipotesi accreditate e scientifiche, sui metodi di costruzione dei templi, utilizzati in tutto il Mediterraneo. Per scoprire sostanzialmente che i metodi erano simili ad oggi, anche se meno raffinati e senza l'uso, ovviamente, della tecnologia. Si progrediva empiricamente, provando e riprovando fino a che non si raggiungevano i risultati desiderati.

La mostra "ARS AEDIFICANDI. Il cantiere nel mondo classico" è prodotta e organizzata da MondoMostre in collaborazione con il Parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, diretto da Felice Crescente, promossa dalla Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.

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27 luglio 2022
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