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Ficodindia dell'Etna DOP, frutto prezioso di una terra prodigiosa

Il dolce e fresco frutto, simbolo del paesaggio siciliano, è una vera prelibatezza, anche sotto forma di confettura o liquore

11 agosto 2021
Ficodindia dell'Etna DOP, frutto prezioso di una terra prodigiosa
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Nell'immaginario collettivo globale, il fico d'india rimane uno dei simboli della Sicilia. Parli dell'Isola e l'immagine più evocativa, se vogliamo anche la più banale, rimane lo scorcio paesaggistico con le pale di fico d'india in primo piano e, sullo sfondo, l'Etna con tanto di pennacchio e una striscia di mare blu.

Eppure, l'Opuntia ficus-indica è molto più che un'immagine folcloristica, perché oltre ai suoi frutti dolci, l'intera pianta trova impiego sia nell'industria alimentare che in quella cosmetica (LEGGI).

Ficodindia dell'Etna DOP

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In questo articolo però, vogliamo concentrarci sull'aspetto gastronomico di questo prodotto tanto prezioso e parlarvi di una specifica qualità, che nella sua denominazione DOP si scrive tutto attaccato: Ficodindia dell'Etna. Un frutto che nasce tradizionalmente alle pendici del vulcano siciliano e che, come vi dicevamo all'inizio, ha disegnato nella mente della gente l'emblematico paesaggio siciliano.

Ficodindia dell'Etna DOP

Eppure non si tratta di un frutto autoctono, ma di una prelibatezza che per arrivare in Sicilia ha dovuto attraversare i continenti. Il fico d'India sembra infatti essere originario dell'America Centro-Settentrionale, da cui sarebbe stato importato sul finire del XVI secolo (prendendo il nome dalle "Indie", come erano definite le Americhe all'epoca).

Un Ficodindia a Denominazione d'Origine Protetta

Ficodindia dell'Etna DOP

Il Ficodindia dell'Etna, diventato DOP nel 2003, si divide in tre qualità:

  • Gialla o Sulfarina, la più diffusa, con una polpa morbida, giallo-aranciata, consistente, saporita;
  • Rossa o Sanguigna, dalla polpa zuccherina, friabile, succosa, e probabilmente la più apprezzata dal punto di vista estetico essendo di uno splendido magenta;
  • Bianca o Muscaredda, la più pregiata ma anche la più delicata, con la polpa fresca e croccante.

Ficodindia dell'Etna DOP

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I frutti nascono da due fioriture, una estiva, i cui frutti prendono il nome di agostani (o latini), e una autunnale, con frutti più grandi di dimensioni, chiamati scozzolati o bastardoni.

Prima di essere commercializzato, il frutto viene spazzolato per togliere le numerose spine che ne ricoprono la buccia, a volte talmente sottili da sembrare poco più di una "peluria", ma in verità insidiose e dolorose se si conficcano nella pelle.

Ficodindia dell'Etna DOP

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Una volta spazzolato, il frutto si può incidere lungo la buccia per il verso della lunghezza, e aprire spellandolo con un solo, veloce gesto. Il sapore è dolce, fresco e dissetante, ma la polpa piena di duri semi può infastidire i palati più delicati, e difatti molti preferiscono berne il succo, o mangiarli nella versione gelato o granita. In Sicilia con questi frutti si realizza uno splendido dolce al cucchiaio, il gelo di fichi d'India, oppure si preparano mostarde strepitose e marmellate.

Ficodindia dell'Etna DOP

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L'area di produzione del Ficodindia dell'Etna DOP ricade nel territorio dei comuni di Bronte (che come tutti sanno, vanta un'altra produzione eccellente, il pistacchio), Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Camporotondo, Belpasso e Paternò.

Si tratta di comuni in provincia di Catania, per la maggior parte facenti parte del Parco Regionale dell'Etna, zona che anche dal punto di vista naturalistico ha un grandissimo valore, riconosciuto dall'Unesco che l'ha resa Patrimonio dell'Umanità.

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La fine dell'estate e l'inizio dell'autunno sono le stagioni perfette per gustare i fichi d'India freschi, ma se non vi trovate a latitudini siciliane c'è una valida alternativa, ovvero acquistare online i prodotti che si realizzano con questi dolci frutti. Come ad esempio le confettura extra di "Ficodindia dell'Etna DOP", per gustare il frutto spalmandolo sul pane o su una classica crostata.
Un'altra valida opzione è quella di provare i liquori artigianali a base di fichi d'India, ottimi a fine pasto come accompagnamento al dessert.

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Infine, si può sperimentarne la farina, un prodotto non molto noto che si ricava dai semi del fico d'India essiccati e triturati. Utile sostituto delle farine con glutine per chi soffre di intolleranze, si presta a panificare (come ingrediente complementare) e realizzare dolci o biscotti, ma anche ad addensare (carni, zuppe, sughi, dessert al cucchiaio).

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11 agosto 2021
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