I Beati Paoli

Ci sono legami e connessioni tra la misteriosa setta degli incappucciati e la mafia delle origini?

13 ottobre 2016
I Beati Paoli

"Scellerati uomini", "settaria mala razza di uomini", "indegni uomini".
Così, nei suoi "Opuscoli palermitani" del 1790, il marchese di Villabianca definisce gli affiliati dei "Beati Paoli". E la sua testimonianza, che riporta fatti a lui narrati per tradizione orale, ci assicura pure che la setta si era estinta circa settant'anni prima della data in cui lui scrive.
Non c'è da dubitare che il Villabianca avesse ragione nel giudicare con tanto disprezzo i componenti di questa organizzazione, c'è da giurare che - come in tutte le massonerie e organizzazioni segrete - dietro il paravento delle "buone azioni" si nascondessero interessi personali, arbitri, prevaricazioni e delitti.
Concetto ampiamente accolto anche nel racconto del 1840 di Vincenzo Linares: altro riferimento obbligato per tutti coloro che se ne sono occupati successivamente. E rimarcato ancora nel 1864 nel dramma teatrale di Benedetto Naselli "I Beati Paoli o la famiglia del giustiziato".

E' solo con William Galt (pseudonimo di Luigi Natoli) però, e con il suo feuilleton del 1910 sul "Giornale di Sicilia", che i Beati Paoli ottengono la loro definitiva consacrazione letteraria; solo allora la leggenda vede la sua massima diffusione popolare, anche con le successive edizioni a dispense e in volume, la cui fortuna continua ancor oggi.
L'Autore impresse nel suo racconto, l'immagine di una setta formata da risolute ma buonissime persone che - deus ex machina - esercitano una specie di giustizia giusta e vendicano i torti e le angherie subiti dal popolo, senza che quest'ultimo debba faticare troppo o esporsi in prima persona.
Il popolo che aspetta la salvezza dall'alto: un meccanismo consolatorio tipico della narrativa popolare.

Ci sono legami e connessioni tra la setta e la mafia delle origini? Secondo gli scarni documenti pervenuti, la "misteriosa setta" si sarebbe estinta nel 1723 con la morte di tal Gerolamo Ammirata, forse capo dei Beati Paoli (sarebbe dovuto essere giustiziato per impiccagione il 27 aprile, ma la notte precedente trovò la morte in un tentativo di fuga). Mentre l'organizzazione "mafia" avrebbe avuto origine agraria connessa al disintegrarsi della struttura feudale di inizio Ottocento, come dimostrano diversi storici della materia.
E' da presumere che, se la setta è veramente esistita, i suoi affiliati abbiano agito con mentalità che oggi potremmo definire mafiosa. Ma, storicamente, come organizzazione, molti storici propendono per analogie con altre confraternite e sette segrete diffuse fra il Medioevo e il Settecento in Italia e in Europa, come ad esempio la Santa Fehma tedesca (o tribunale Westfalico), o Sacra Veme, nella sua articolazione segreta.
Se poi, successivamente, lo spirito popolare o la stessa mafia hanno voluto credere o far credere che l'attuale organizzazione criminale discendesse dai Beati Paoli, questa è una questione che riguarda la mafia e non loro né, tanto meno, Luigi Natoli (tacciato da alcuni di essere filo-mafioso).
Né può essere in questo senso significativo che Totuccio Contorno si facesse chiamare Coriolano, o che Buscetta parlasse spesso dei Beati Paoli.

"I Beati Paoli", come si è detto, è un romanzo consolatorio; di questi incappucciati Natoli fa una setta di persone positive, che - nel più totale disinteresse personale - vendicano i torti subiti dai deboli. Ma questo è un puro strumento narrativo. I Beati Paoli sono la chiave della vicenda, il deus ex machina, e nei moduli narrativi del romanzo popolare l'eroe dev'essere puro.
Ma al di là dello spirito romanzesco, Natoli, da storico, sa bene di che cosa parla, tanto che sgombra il campo da ogni possibile insinuazione circa tentativi di legittimazione di società segrete di tal fatta con questa considerazione: "Nel 1713 la setta era nel suo pieno vigore; pareva infervorata di quella che le pareva opera di giustizia, e la città ne era come sopraffatta".
E lo storico usa anche una buona dose di ironia quando a don Raimondo Duca della Motta, che è membro della Deputazione del Regno, fa chiedere allo sbirro Matteo Lo Vecchio: "Credete voi dunque che veramente esistano i Beati Paoli?".
Infine, il senso morale e civico dell'Autore è riversato nel comportamento degli esponenti della terribile setta. Ecco, per esempio, cosa fa dire al capo dei Beati Paoli nelle ultime pagine del "Coriolano": "Domandate, pretendete, imponete la giustizia per tutti; giustizia e pane!... Le sole cose che il popolo domanda per sé: giustizia e pane!... Ma badate, figlioli! Voi non potrete domandare giustizia, se non saprete essere giusti voi stessi. Questo è un dovere al quale non dovete mancare. Non toccate la roba di nessuno; non rubate!... Chi ruba, sia pure uno spillo, non ha il diritto di condannare il fornaio che ruba sul peso del pane. Siate inesorabili contro chiunque approfitti di questi momenti per rubare, se volete giustizia".
Sono molti dunque gli esempi di spirito civico e democratico che si possono ricavare dai "Beati Paoli" e dalla letteratura natoliana (che qualcuno vorrebbe di presunta mafiosità).
Purtroppo, troppo spesso l'analisi storico-politica "a tesi" di tanta buona letteratura, provoca distorsioni gravi.
Proprio come Nietzsche e Céline sono stati tacciati di nazismo, Luigi Natoli, e nello stesso secolo Sciascia, diventano (paradossalmente) difensori della mafia.

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13 ottobre 2016

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