Il mistero del fagiolo

Ce li portarono gli arabi nel IX secolo e noi li mangiavamo prima che arrivassero dall'America

03 febbraio 2017
Il mistero del fagiolo

Chi potrebbe mai immaginare che nello sfarzo del Rinascimento italiano, si potesse regalare un sacchetto di fagioli come dono di nozze?
Eppure non furono poveri contadini a pensare a quel dono inusitato: è quanto fece, nel 1533, Alessandro de' Medici quando sua sorella Caterina andò sposa a Enrico II, re di Francia.
Dietro quel popolare legume si cela un autentico mistero...

Capita spesso di leggere che quella pianta annua erbacea delle Papilionacee sia stata l'ultima arrivata nella cucina italiana assieme ad altre quattromila piante giunte dall'America: pomodoro, patate, arachidi, tabacco, cacao, mais ecc.
Un successo enorme.
Infatti dai primi del '500 e fino al '700, si diffuse in tutta l'Italia, non solo il fagiolo, ma pure il fagiolino. Ogni regione ebbe i suoi fagioli: nani o rampicanti, commestibili o soltanto ornamentali.
Dove sta, allora, il mistero? Nel fatto che noi siciliani li mangiavamo prima che arrivassero dall'America!
Erano stati i musulmani a portarceli, nel IX secolo, da quel territorio detto "Mezzaluna fertile", identificabile oggi con Siria-Libano-Egitto.
Nel 1949 il professore Maxime Rodinson pubblicò una sua ricerca su alcuni documenti arabi relativi alla cucina. In quel dotto lavoro c'è la descrizione particolareggiata della cucina di corte del XII e XIII secolo in cui s'illustra l'evoluzione alimentare e, quindi, i cambiamenti che modificarono gli usi gastronomici del nuovo impero islamico.
Importante fu la diffusione di nuovi prodotti alimentari in tutte le zone d'influenza islamica che in precedenza erano coltivazioni caratteristiche di una data area geografica.
Il riso, per esempio, che dall'India arrivò in Sicilia; la canna da zucchero, introdotta in Persia dall'India, e che fu felicemente coltivata dalle nostre parti. Naturalmente, l'alimentazione detta "di corte" divenne ricercata e varia. Spesso sontuosa per l'impiego di prodotti costosissimi come il riso, lo zucchero, i fagioli e le lenticchie.

Successivamente, quando ai territori della "Mezzaluna fertile" si aggiunsero quelli di Sicilia e Spagna, ricchi di acque e con clima più temperato, ne trasse beneficio la facilità di coltivazione.
Crescevano benissimo da noi fagioli e lenticchie e l'abbondanza del raccolto ne fece scadere la preziosità fino al punto di renderli alimenti popolari per il basso prezzo.
In un testo dell'arabo Al Jahiz, i fagioli sono indicati come cibo plebeo e quindi, finirono con l'essere ignorati nei successivi manoscritti di "alta cucina".

Che i fagioli fossero già alimento pregiato nella cucina europea, prima della scoperta dell'America, è ampiamente documentato. Nel famoso "Menagier de Paris" della fine del Trecento, sono descritti 24 menu di pranzi e cene: fra i "cibi per iniziare" c'è un passato di fagioli.
Vale la pena ricordare che in numerosi ricettari francesi e tedeschi, di poco più tardi, si consigliava un "impasto di piselli e fagioli" per farcire di magro animali interi da passare allo spiedo: oche, anatre, galline e capponi; ma anche maialini e giovani cinghiali.
Si trattava, naturalmente, di "alta cucina" destinata a pochi abbienti e non certo di cucina popolare.
Curiosamente il fagiolo, noto in Europa come alimento pregiato, finirà col trasferirsi nell'Italia continentale molto tardi, sotto l'entusiasmo dei prodotti provenienti dalle terre americane, mentre in Sicilia si riprenderà l'antico uso di mangiare fave e ceci, già delizie gastronomiche d'epoca greca.

Interessante è l'annotazione di Pietro Andrea Mattioli che, nel '500, scriveva: "I fagioli scaldano, gonfiano il ventre e affannano lo stomaco, ma generano il seme virile e sollecitano al coito".
Viagra per poveracci? Il fagiolo potrebbe rappresentare una speranza per molti. Magari solo un augurio.
Non per niente diciamo "capitare a fagiolo", "andare a fagiolo" e pure "sfagiolare" nel senso di gradire, andare a genio...

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03 febbraio 2017

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