La nanotecnologia contro l’emergenza dei beni culturali siciliani

Raymond Bondin, ambasciatore Emeritus Unesco: "In tutti i siti siciliani, ci sono enormi problemi di conservazione"

26 ottobre 2017
La nanotecnologia contro l’emergenza dei beni culturali siciliani

San Giovanni degli Eremiti con le sue cupolette rosse o alcuni marmi lungo il percorso arabo-normanno di recente riconosciuto patrimonio Unesco. Ma anche la facciata di palazzo Alliata di Villafranca a piazza Bologni a Palermo. E in Sicilia non solo siti archeologici come le cave di Cusa ma anche manufatti che risalgono agli anni 1920 come l'hangar dirigibili di Augusta. Sono solo alcuni dei beni monumentali a rischio, secondo il pool di esperti che è intervenuto a Palermo al meeting "Nanotecnologia e beni culturali, nuove sfide verso il futuro" allo I.E.ME.S.T, l'Istituto Euro Mediterraneo di Scienza e Tecnologia e al Grand Hotel et des Palmes.
L'evento è stato promosso dalla 4Ward360 Nanotechnology, azienda italiana che si occupa da 20 anni della ricerca e sviluppo di produzione e applicazione di nanoparticelle in tutto il mondo nei più svariati settori.

L'hangar dirigibili di Augusta, costruito in cemento armato tra il 1917 e il 1920. Un'opera ingegneristica di valore storico e tecnico

"Siamo disponibili come sponsor ad adottare un monumento palermitano o siciliano - ha dichiarato Sabrina Zuccalà, amministratore unico dell'azienda -, a Milano nel 2016, abbiamo avuto la chance di intervenire sulla piazza Duca d'Aosta, davanti alla stazione centrale, grazie alla collaborazione con il Comune. In questo momento, in Sicilia, abbiamo  avuto difficoltà a trovare un'interlocuzione con le istituzioni. Abbiamo trovato una Sicilia con monumenti ammalorati e che invece avrebbero bisogno di interventi conservativi. Un sito ben conservato è anche un volano per il turismo. L'abbellimento delle città siciliane è indispensabile per attirare il turismo e rilanciare l'economia e il lavoro".

Una veduta del Parco Archeologico di Selinunte

A lanciare l'SOS sullo stato del patrimonio artistico e monumentale siciliano è Raymond Bondin, ambasciatore Emeritus Unesco: "Purtroppo in Sicilia non c'è controllo sui progetti di restauro e conservazione. La Soprintendenze sono a corto di fondi e non c'è nessun controllo sulle ditte che realizzano i lavori. In tutti i siti siciliani, ci sono enormi problemi di conservazione: penso ad esempio al parco archeologico più importante d'Europa, quello di Selinunte, che ha un enorme villaggio abusivo accanto. Pure le cave di Cusa, che risalgono al sesto secolo a.C. da dove sono uscite le colonne per costruire Selinunte, sono un sito che non si riesce a valorizzare, unico al mondo, all'interno di un parco che rimane completamente aperto e incustodito. E ancora in Sicilia, c'è un grande numero di tonnare bellissime, e non si riesce a valorizzarne neanche una con uno studio comparativo. Anche l'hangar di Augusta con la sua porta scorrevole in ferro, una struttura nata per scopi militari tra il 1917 e il 1920, già da tempo presenta segni di deterioramento".

Le cave di Cusa

A spiegare come intervengono le nanotecnologie sui beni culturali è stato Marco Zeppa, responsabile tecnico della 4ward360Nanotechnology: "Sono trattamenti assolutamente invisibili che durano notevolmente di più rispetto a qualsiasi trattamento finora conosciuto e garantiscono tempi di durata e resistenza anche di vent'anni".
Sulle nuove frontiere aperte dalle nanotecnologie è intervenuto anche Renato Tomasino, già ordinario e presidente del Lum e del Dams dell'Università degli Studi di Palermo e coordinatore del GruppoArte16: "La nanotecnologia di precisione si avvale di strumenti che riescono a manipolare la materia per ottenere nanopolveri con proprietà varie come quelle di isolamento termico e ci possono avvisare quando tocchiamo livelli di allarme dello stato dei monumenti".

Per approfondimenti www.4wardnanotech.it

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26 ottobre 2017

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