La nascita del vino

Nella Storia del vino la possibilità di confrontarsi con la Storia dell'uomo

08 settembre 2017
La nascita del vino

Risalire precisamente alla data di nascita del vino è praticamente impossibile in quanto la storia delle bevande fermentate ha inizio in tempi che non hanno lasciato dietro di loro documenti o tracce sicure e valide. I primi documenti che attestano la presenza del vino in quanto tale risalgono alla fine del IV millennio a.C. nella città di Sumer nella Mesopotamia meridionale. Sono stati appunto i Sumeri a fornire le prime tracce dell'esistenza della bevanda.
Il vino viene nominato per la prima volta tra i simboli cuneiformi che componevano l'"Epopea di Gilgamesh", opera letteraria narrante le vicende di Gilgamesh di Uruk, primo eroe della letteratura scritta del Terzo Millennio avanti Cristo.

Mosaico della Villa romana del Casale, a Piazza Armerina, dove si vede Ulisse che vince Polifemo per mezzo dell'astuzia, porgendogli il kantharos del vino

Del vino si può avere una visione più precisa se andando avanti nel tempo, e precisamente tra il X e VIII secolo a.C., ci si sofferma ad analizzare le parole di due personaggi, due grandi poeti o meglio ancora i primi due grandi poeti: Omero ed Esiodo di Ascra. Grazie ad Omero si riescono ad avere importanti informazioni riguardanti l'utilizzo e l'importanza del vino nell'Antica Grecia per quanto scritto tra le pagine dell'Odissea. Si può, infatti, con certezza risalire alle abitudini alimentari dei greci di quell'epoca.
Avevano una precisa divisione dei pasti durante tutto l'arco della giornata, precisamente sappiamo che i pasti durante tutto il giorno erano tre: l'ariston, consumato di primo mattino dove erano presenti sulla tavola pane e vino. "Eumeo servendo sul tagliere le carni arrosto avanzate dalla sera, si affrettò ad ammucchiare nelle ceste il pane di frumento ed a mescere nella coppa un vino profumato di miele". (Odissea XVI, 48-50).
Gli altri due pasti il deiphon e il dorpon corrispondono a pranzo e cena e come ovvio era in questi due pasti che avveniva il principale consumo della bevanda.

La presenza del vino nelle mense della Grecia Antica era simbolo di prestigio sociale, siccome la produzione e la lavorazione del prodotto richiedeva terreni e materiali di costo elevato. Si può parlare, dunque, della Grecia Antica come la prima vera grande terra del vino. Successivamente la bevanda venne esportata, grazie alle successive colonizzazioni anche verso il Mar Nero, l'Anatolia, le coste Africane e nelle terre occidentali raggiungibili per mare dal territorio greco.
Quando Omero racconta delle città d'origine dei capi degli Achei e ne descrive gli svariati pregi, non trascura tra questi la presenza di viti rigogliose: "Arne dai molti grappoli d'uva... Istiea ricca di vigne... Epidauro ricca di vigneti...".

I viticoltori greci non adottavano forme di coltivazione a pergola, come facevano invece gli egizi o come venne poi fatto in Italia. In Grecia le viti erano lasciate libere di scorrere sul suolo, protetto con materiali vari (rami o stuoie) per evitare il contatto diretto del frutto con il terreno. Questo sistema era sicuramente meno costoso dal punto di vista economico, ma richiedeva un numero elevato di unità lavorative per la lavorazione del suolo. La vendemmia solitamente avveniva nella metà di settembre. Riempite le ceste di uva, questa veniva portata alla pigiatura, eseguita in conche di legno d'acacia stagionato o in muratura leggermente inclinate per favorire la colatura del mosto. Una parte del mosto veniva consumata subito, dopo aver subito leggere aggiunte d'aceto, mentre la quasi totalità di questo era destinato alla vinificazione. Il mosto veniva inviato alle cantine dove avveniva la fermentazione in grandi vasi terra cotta (3,5 metri di altezza e un'apertura di un metro), detti pithoi. Per ridurre la traspirazione, i pithoi venivano interrati profondamente e cosparsi esternamente di resina e pece. Questa tecnica conferiva al vino un aroma particolare, che si riscontra tuttora nel vino resinato greco. Dopo sei mesi di permanenza nei pithoi, si procedeva alla filtrazione ed al travaso del vino in otri o anfore di terracotta appuntite per permettere la decantazione di eventuale deposito e successivamente commercializzato.

Altra terra che un tempo disponeva di ottime potenzialità per la coltivazione della vite e per la vinificazione è sicuramente la Palestina, grazie alla vicinanza con il Vicino Oriente, dove ha avuto origine questa pratica, come testimoniano ritrovamenti di attrezzature (torchi, tini,...) nel corso di scavi archeologici. Le notizie si possono avere leggendo i testi biblici. Lo sviluppo della pratica della vinificazione in Palestina continuò senza problemi fin verso la metà del 600 epoca della conquista musulmana.

Quando Roma può finalmente vantarsi del nome di "capitale del mondo", la viticoltura aveva già alle sue spalle una lunga storia. Durante il regno di Augusto tuttavia, questa pianta e questa bevanda poterono godere di maggiori cure e di maggior diffusione e prestigio. In Italia nuove tecniche e nuovi vitigni vennero importati, soprattutto dalla Grecia.
Con l'intento di incentivare la rinascita di un ceto medio di agricoltore, grazie alla stabilità della situazione politica, vennero assegnate delle terre ai soldati veterani che durante il lungo periodo di guerra erano stati lontani dalle campagne. Viticoltura ed enologia rappresentano due aspetti importanti per la vita economica e sociale di questo periodo. Grandi nomi latini si avvicendano e si confrontano nella composizione di trattati di agricoltura, da Catone a Varrone per giungere, nell'epoca più fiorente dell'impero a Virgilio ed a Lucio Moderato Columella. Osservazioni sui metodi di produzione del vino si affiancano alle istruzioni tecniche per la coltivazione della vita. Columella sottolinea, sostenuto da calcoli precisi e dettagliati, i vantaggi economici che può offrire un vigneto ''per chiunque sappia unire la diligenza alla scienza''. Distingue fra uve da tavola e uve da vino e nella sua distinzione divide gerarchicamente queste ultime in tre gruppi, a seconda del vino che se ne ottiene. Nel suo trattato "De Re Rustica", Columella suggeriva per ogni vitigno il terreno più adatto e consigliava di impiantare varietà diverse e di tenerle separate al fine di ottenere un vino più pregiato. Secondo gli scritti di Columella la vendemmia si effettuava del mese di agosto fino a novembre, con la piena maturazione delle uve. Il controllo della maturità si basava sul gusto degli acini, sulla struttura dei grappoli e soprattutto dal colore scuro dei vinaccioli. Le uve erano pigiate nel calcatorium ed erano torchiate nel turcularium, quindi il mosto veniva raccolto e trasferito per la fermentazione nei dolia. Insomma il vino rappresenta da sempre non solo una bevanda piacevole al palato ma anche il simbolo di una civiltà e di uno stato sociale.

Ancora oggi bere e pasteggiare con una pregiata bottiglia di vino vuol dire appartenere ad una classe sociale elevata e... avere buon gusto!

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08 settembre 2017

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