La viticoltura italiana è nata in Sicilia… E si potevano avere dubbi?

I risultati di una ricerca del CNR con un test di paternità su 2.000 vitigni tra coltivati e selvatici

22 novembre 2019
La viticoltura italiana è nata in Sicilia… E si potevano avere dubbi?

[Articolo di Monica Nardone - ANSA] - Come in un test di paternità, l'analisi di circa 2.000 vitigni - tra selvatici e coltivati - e i relativi 295 profili genetici dedotti, confrontati con quelli di 1500 viti euroasiatiche, indica che la Sicilia è stata al centro dello sviluppo della viticoltura in Italia.

La ricerca è italiana, coordinata da Francesco Carimi e Roberto De Michele, dell'Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR-CNR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Palermo, che l'hanno pubblicata sulla rivista Frontiers in Plant Science.

"L'analisi, iniziata nel 2006, permette di ricostruire la storia della domesticazione e coltivazione della vite in Italia e in particolare nell'Italia Meridionale" ha detto all'ANSA Carimi. La ricerca mostra, aggiunge, che "la Sicilia è stata un centro molto importante, dove si è cominciato a coltivare la vite già nell'età del rame intorno a 6.000-5.000 anni fa. Ipotesi già avanzata nel 2017 da ricercatori che hanno analizzato i residui di vino contenuti in anfore provenienti dal monte Kronio, ad Agrigento, databili all'età del rame". [Leggi "Il vino più antico del mondo è siciliano" (Guidasicilia)]

Vigneto CVA Canicattì del progetto Diodoros nella Valle dei Templi

C'è un ampio dibattito sull'addomesticamento della vite (Vitis vinifera ssp. Sativa) dall'antenato selvatico (V. vinifera ssp. Sylvestris): gli esperti si chiedono se sia stato un singolo evento o piuttosto si sia verificato in più occasioni nel Mediterraneo.

Posta al centro del bacino, la Sicilia è stata un punto di riferimento per le civiltà che l'hanno attraversato e centinaia di varietà uniche di vite sono ancora coltivate nell'isola, mentre la vite selvatica è presente lungo le sponde dei fiumi.

Vigneti Tasca D'Almerita nell'isola di Mozia

Per valutare le parentele tra le varietà coltivate in Sicilia e nelle sue isole minori e i vitigni 'indigeni' selvatici, i ricercatori hanno analizzato 170 varietà coltivate e 125 selvatiche presenti in Sicilia, e, spiega Carimi, "confrontando i profili genetici di queste varietà con quelli di 1500 viti euroasiatiche abbiamo visto che esiste una netta separazione genetica tra le viti 'siciliane' e tutte le altre, mentre strette affinità si sono trovate tra i vitigni siciliani e dell'Italia meridionale oggi coltivati e le popolazioni spontanee dell'isola".

Ciò sembra smentire l'ipotesi che i vitigni coltivati in Sicilia derivino da varietà di origine mediorientale e permette di ipotizzare che le varietà spontanee abbiano contribuito allo sviluppo di varietà coltivate in Sicilia e che queste siano state poi diffuse lungo l'Italia meridionale.

Vigneti e le Isole Eolie

La ricerca, finanziata dalla Regione Siciliana con fondi europei, prosegue con il risanamento dai virus dei vitigni più interessanti dal punto di vista enologico e con la messa in campo di piante che saranno vinificate per vedere se qualcuna potrà essere sfruttata per ottenere vini di qualità.

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22 novembre 2019

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