Nella terra un futuro migliore

L'imprenditoria agricola come risposta valida e possibile alla crisi

31 maggio 2016
Nella terra un futuro migliore

Letizia Marcenò è una ragazza di 23 anni che lavora nell'azienda di famiglia della Valle dell'Oreto; Anna Maria Musotto di anni ne ha 27 e, in un'azienda che produce agrumi e olio d'oliva, si dedica alla conservazione di una tradizione caratteristica del territorio.
Oltre ad essere siciliane, le due giovani imprenditrici hanno in comune la giovane età e, soprattutto, l'originalità e unicità della proprie attività. La prima, infatti, nei terreni dell'azienda in provincia di Palermo coltiva le banane, un frutto che in Italia arriva esclusivamente dall'estero; la seconda porta avanti la tradizione della manna, legata esclusivamente alle zone di Polline e Castelbuono. 

Ma partiamo dalle 'banane palermitane'. "Un'idea che ci è venuta in mente perché c'è la crisi - spiega all'Adnkronos la Marcenò - nella nostra azienda coltiviamo tanti prodotti e da tempo avevamo anche qualche pianta di banana che, però, gli anni passati non aveva mai dato grandi risultati". Cosa è cambiato? Il clima, che in Sicilia è ormai tropicale con il conseguente allarme siccità. "Con i cambiamenti climatici abbiamo notato che dalle piante di banane ricavavamo ottimi prodotti, totalmente diversi dalle banane che si trovano in commercio e con il pregio di essere a km zero: raccolte la sera, l'indomani sono sulle tavole dei nostri clienti", spiega la giovane imprenditrice. 
Ed è proprio 'grazie' ai cambiamenti climatici che negli ultimi tempi la produzione è nettamente cambiata. "Fino a qualche anno fa producevamo una quarantina di caschi di banane l'anno, oggi ne produciamo 100", spiega. I prezzi delle banane made in Sicilia variano in base al periodo e alla qualità del frutto, si va da 1 euro a 1,50 al kg. Comprare banane italiane è il consiglio della Marcenò, "in primo luogo perché non sono trattate e poi perché è importante acquistare italiano, sapere da dove viene il prodotto e chi lo produce".

La manna, invece, fa parte della tradizione di Castelbuono, si produce infatti esclusivamente lì e nella zona di Pollina. Si tratta di una resina che esce dal frassino attraverso delle incisioni fatte sul tronco ogni estate, tra luglio e i primi di settembre, producendo dei 'cannoli' che colano lungo fili di nylon e si solidificano al sole. Una resina, dunque, che ha tante proprietà benefiche, come spiega all'Adnkronos la giovane imprenditrice siciliana: "è un dolcificante totalmente naturale particolarmente adatto ai diabetici perché ha un ridotto contenuto di fruttosio e glucosio, è un decongestionante per il fegato e regolatore intestinale, viene usato per medicine e prodotti cosmetici e dolci". "Dal nostro frassineto di 4 ettari dipende la produzione di manna, che si inserisce in un'azienda più grande che produce agrumi e olio. La vendiamo direttamente ai produttori locali - conlude - soprattutto giovani anche questi, che la trasformano in cosmetici e prodotti naturali".

Le vicende lavorativa di Letizia e Anna Maria sono la rappresentazione concreta di come nei giovani, e ancora di più nelle donne, la concezione di imprenditoria stia cambiando negli ultimi anni. Una concezione che avvicina insieme la natura, le tradizioni, i saperi contemporanei e una coscienza nuova nei confronti del territorio e dell’utilizzo sostenibile di questo. Saperi antichi e moderni, dunque, finalmente uniti in quello che sembra l'inizio di un futuro migliore.
Sicuramente ancora a molti, diventare agricoltori di questi tempi può sembrare una cosa difficile e abbastanza lontana dalla realtà. Eppure le opportunità ci sono, e la Coldiretti, proprio ai giovani offre un decalogo da seguire, che può dare buoni suggerimenti a tutte quelle persone che credono sia nella "terra" una possibile risposta alla crisi.

1. Avere un''idea' d'impresa intorno alla quale sviluppare un progetto di sviluppo. Avere un'idea di impresa agricola significa individuare che tipo di 'imprenditore agricolo' si vuole essere o diventare: imprenditore agricolo più 'tradizionale' (produzione in un specifico comparto) o più 'innovativo' e 'diversificato'. 

2. Analisi delle caratteristiche e delle potenzialità aziendali tramite l'osservazione del territorio, del mercato, dei concorrenti e delle normative vigenti. Significa analizzare, servendosi di appositi consulenti le componenti di base per avviare l'impresa agricola, una volta esplicitata l'idea.

3. Confrontarsi con gli altri che hanno già fatto esperienze simili in Italia o in Europa per cogliere le sfumature e focalizzare al meglio le idee. 

4. Trasformare l''idea' in un progetto di sviluppo imprenditoriale. Si tratta di determinare gli obiettivi generali del progetto, quelli specifici, i risultati attesi e le azioni e le risorse necessarie per raggiungerli. Si tratta di farsi redigere da adeguati specialisti e professionisti un Business Plan economico finanziario.

5. Ricerca della fonte di finanziamento. Sulla base dell'idea progettuale valutare la possibile fonte di finanziamento nell'ambito delle politiche di sviluppo rurale (insediamento giovani, investimenti, qualità, pacchetto giovani). Per l'acquisto di terra verificare la possibilità di un mutuo presso Ismea nel ambito dei finanziamenti della piccola proprietà contadina.

6. Presentazione del progetto per il finanziamento pubblico. Si tratta di fare la domanda per l'accesso al finanziamento unitamente alla presentazione del Business Plan. Necessaria l'assistenza di un Centro Caa e la consulenza di un professionista per la parte tecnica.

7. Presentazione del progetto per il finanziamento privato. Numerose banche offrono condizioni vantaggiose per i giovani anche grazie ad accordi con Creditagri Italia, il primo consorzio fidi nazionale, per la ricerca delle migliorie condizioni di accesso al credito e del prodotto finanziario più adatto. Particolare attenzione va riposta nella concessione della garanzie. 

8. Una formazione di base in campo agricolo è importante ma non decisiva anche perché sono numerosi i corsi di formazione professionale organizzati a livello regionale per acquisire competenze ed avere la qualifica di imprenditore agricolo dal punto di vista fiscale.

9. Per avviare un impresa agricola non sono molti gli adempimenti necessari né i relativi costi dal punto di vista burocratico. Infatti tre sono i passaggi fondamentali: apertura di una partita Iva presso l'Agenzia delle Entrate; iscrizione al registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio se si prevede di realizzare un fatturato superiore ai 7000 euro/anno e iscrizione e dichiarazione presso l'Inps.

10. La burocrazia è un peso non solo nell'avvio ma anche nell'esercizio dell'attività imprenditoriale. Il settore agricolo è ancora pieno di una pletora di adempimenti quotidiani (che si allungano ad elastico a seconda della branca di attività) che tolgono all'impresa agricola 2 giorni di lavoro a settimana da distrarre dall'attività di impresa vera e propria.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Prometeo

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31 maggio 2016

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