Perché il tempo è un concetto relativo...

La Sicilia è la regione più lenta nella realizzazione delle opere pubbliche

31 maggio 2016
Perché il tempo è un concetto relativo...

In Sicilia per realizzare un’opera pubblica si impiega una media di quasi sette anni, il doppio che in Emilia Romagna dove riescono a portare a termine il lavoro in tre anni e nove mesi. L’Isola conquista anzi un primato sui tempi della progettazione, è la più lenta in assoluto, mentre sui tempi "morti", che i tecnici definiscono "tempi di attraversamento", guadagna il podio, battuta dalla Basilicata di un soffio.
Nel Mezzogiorno si arranca ovunque, con due eccezioni: la Calabria (quattro anni e tre mesi), e la Sardegna (quattro anni e sette mesi).
Non c’è affatto da stare allegri perché la media generale offre un dato allucinante: per portare a termine un’opera pubblica, partendo dallo start up fino al collaudo, sono necessari in media quattordici anni e sette mesi. Se lo vengono a sapere in Cina ridono per un anno intero e magari vengono dalle nostre parti per saperne di più.

I dati sono ufficiali, vengono dall’Uver, che è uno studio di analisi dei comportamenti della burocrazia, e lavora per conto del Dipartimento politiche di sviluppo (Dps). Il Presidente del Consiglio vuole "stanare" la burocrazia, mostrando come vanno le cose, le lungaggini prodotte dalle consuetudini di lavoro e dalle regole vigenti in materia di realizzazione delle opere pubbliche. Le conseguenze sono tragiche, i tempi drammaticamente lungo provocano lucro cessante e danno emergente. Fanno lievitare enormemente i costi e privano i cittadini di servizi pubblici.
Il Report ha preso in esame opere per cento miliardi di euro complessivamente. Leggendo i dati raccolti dal Dipartimento per le politiche di sviluppo si apprende che il 42 per cento dei ritardi sono dovuti proprio ai tempi di attraversamento, cioè i tempi morti della burocrazia, contrassegnati dal "flusso" dei pareri, in numero incalcolabile per ogni opera. Gli analisti hanno scoperto che sono proprio i pareri a far perdere più tempo, il 60 per cento del totale rispetto all’attraversamento. La fase di realizzazione vera e propria può variare dai tre-quattro anni ai quattordici anni e sette mesi, che costituisce così la punta massima.

All’inizio del secondo millennio furono cambiate le regole per le grandi opere, affidandone la realizzazione al general contractor, una società consortile che avrebbe dovuto assumersi la responsabilità intera dell’esecuzione con gli appalti "a valle". Ma sappiamo com’è andata: il sistema sembra avere favorito la penetrazione della corruzione, come dimostrano alcuni casi eclatanti (Mose di Venezia, Expo, Firenze, GPO Sardegna, l’Aquila ecc). Si è perciò preferito tornare indietro e mettere in piedi un sistema efficace di contro con la nascita dell’Autority contro la corruzione.
E’ rimasto in piedi il problema dei tempi lunghi, una palla al piede per l’economia del Paese.

I risultati del Report arrivano a distanza di un paio di mesi da una analisi condotta dal Comune di Palermo che ha "fotografato" la farraginosità del sistema degli appalti pubblci con particolare riferimento alla nascita di contenziosi, causa anche essi di stop and go delle opere pubbliche. Il Comune di Palermo ha calcolato che il Codice dei Contratti, vecchio di undici anni, è costituito da 273 articoli e 38 allegati, suddiviso in cinque parti, otto titoli, ventidue sezioni e sedici "capi". Il testo, precisano gli autori dello studio, è stato modificato 54 volte, che ne hanno determinato talvolta cambiamenti di rotta. In più sul "sistema" incombono ben diciannove leggi di conversione. Gli articoli del Codice, avverte ancora l’indagine, hanno subito cambiamenti 597 volte. La Sicilia, inoltre, ha arricchito il Codice con una legge regionale di recepimento della materia, varata nel 2011, che si compone a sua volta di 35 articoli e di un regolamento attuativo di altri 32 articoli.

Inevitabile la dovizia di contenziosi: i Tribunali amministrativi regionali, Cga e Consiglio di Stato hanno prodotto in materia di opere pubbliche ben 6100 sentenze, ognuna delle quali, ovviamente, ha provocato una dilatazione dei tempi di realizzazione.
L’idea di mettere mano a questa inestricabile rete è sicuramente molto positiva, per far piazza pulita di questo groviglio inestricabile ci vuole un miracolo. O un atto d’imperio. [Fonte: SiciliaInformazioni.com]

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31 maggio 2016

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