Psicologia della "Pesca miracolosa"

I miracoli (o, se si vuole, le soluzioni) esistono per tutto e tutti, basta cambiare punto di vista

16 gennaio 2014

PSICOLOGIA DELLA "PESCA MIRACOLOSA"
Dott. Fabio Settipani, Psicologo - Psicoterapeuta

La seguente riflessione, vuole prendere lo spunto da un passo del Vangelo per trarre un insegnamento di vita e di benessere psicologico, al di là che il lettore sia credente o meno. Mi riferisco alla Pesca miracolosa, tratta dal Vangelo di Luca, 5,1-11, allorquando avviene la conversione di Pietro (il cui nome d’origine è Simone), Giacomo e Giovanni.

Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

In questo sintetico passo, possiamo vedere come Gesù, avendo percepito il malcontento di Simone per non aver pescato nulla durante la notte, lo invogli a gettare nuovamente le reti. Il messaggio del Signore nei confronti di Simone è chiaro: non arrenderti, hai già tutto ciò che ti occorre per portare a buon fine i tuoi intenti: il miracolo della vita ed un mare pieno di pesci! (anche al di là del lago).
A mio parere, è come se, tra le righe, Gesù voglia far comprendere a Simone che il miracolo è già presente in ognuno di noi e anche nel mondo che ci circonda, ma perché esso si realizzi (ovvero da sogno diventi realtà) non dobbiamo sottrarci dallo sfruttare al massimo le nostre risorse, dobbiamo agire, dobbiamo credere in noi stessi e, al contempo, dobbiamo imparare a trovare il pesce nel mare.
Infatti, è sufficiente affermare che non ci sia pesce nel mare soltanto se facciamo l’esperienza del fallimento di una notte di pesca? Siamo legittimati ad arrenderci dopo talune esperienze frustranti della nostra vita? Dal momento che il mondo e la vita sono mutevoli, è possibile che dobbiamo imparare a sapere leggere ciò che sta dentro e fuori di noi in maniera mai statica, ma dinamica?

Quando abbiamo un problema, sia esso di lavoro, familiare, di amicizia o quant’altro, possiamo cadere nell’errore di perderci d’animo e di pensare troppo facilmente che non ci sia soluzione, a meno che non si verifichi un miracolo. Tuttavia, forse il miracolo, ovvero la soluzione, esiste già, magari se proviamo a cambiare punto di vista.
Thomas Edison impiegò molto tempo per inventare la prima lampadina: si dice che abbia fatto più di duemila esperimenti per perfezionarla. Alla conferenza stampa per lanciare la sua nuova invenzione, un giornalista insistente mise il coltello nella piaga: "Dica, signor Edison, come ci si sente ad aver fallito duemila volte nel tentativo di costruire una lampadina?" "Giovanotto" disse Edison, "non ho fallito duemila volte nella costruzione di una lampadina, ho scoperto millenovecentonovantanove modi per NON costruire una lampadina". Ecco come Edison imparò ad utilizzare i suoi fallimenti come risorse per migliorare il suo lavoro.

Un’altra considerazione va fatta sulla pesca miracolosa: nel momento in cui il bottino della nostra ricerca viene scoperto e comincia ad essere corpulento (come la quantità di pesci nelle reti), è cosa saggia condividere il progetto (di lavoro, di vita, ecc.) con altre persone, facendo gruppo, come fa Simone chiedendo l’aiuto di altre barche, affinché la pesca possa essere davvero fruttuosa. Oggi, più che mai, nel lavoro tale concetto si traduce nell’importanza del team work, di gran lunga più efficace e più forte del lavoro individuale.
Nel momento in cui Simone, dopo aver seguito il consiglio di Gesù di riprovare a gettare le reti (magari da qualche altra parte, con qualche altra tecnica, con qualche altro aiuto) si rende conto di non avere sfruttato fino a quel momento le sue capacità umane per cambiare la situazione, ma che poteva avere in sé altre risorse per farlo, diviene consapevole di essere un peccatore, ovvero di non avere sfruttato fino in fondo il dono della vita. Tuttavia, Simon Pietro impara da questa esperienza ad avere piena fede non soltanto nel Signore, ma ancor prima nella sua stessa vita.
Il Signore lo premia facendo di lui un pescatore di uomini.

Dedicato ai dipendenti della Lipari Consulting & Co., agli studenti in Servizio Sociale dell’Università di Modica e a tutti i giovani.

- www.studiosettipani.it

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16 gennaio 2014

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