Quest’anno in Sicilia la stagione turistica è andata molto bene

Ma rimane sempre un nodo da sciogliere: far diventare questa tendenza vero e proprio "sistema"

31 agosto 2017
Quest’anno in Sicilia la stagione turistica è andata molto bene

[Articolo di Nino Amadore - IlSole24ORE.com] - I primi dati, anzi le prime stime, non lasciano spazi a dubbi: quest’anno la stagione turistica in Sicilia è andata molto bene. Almeno secondo l’assessore regionale al Turismo Anthony Barbagallo: «Secondo l’Osservatorio turistico nei primi sei mesi del 2017 si registrano 2,2 milioni di arrivi, con un +19% rispetto allo scorso anno, e quasi 6,6 milioni di presenze, ovvero un +14,6% sullo stesso periodo dell’anno scorso». Dato destinato a migliorare considerando che a luglio e agosto l’incremento, secondo l’assessore, è stato almeno del 20 per cento. E gli operatori confermano. Soprattutto in località come Taormina, Eolie, Cefalù, San Vito Lo Capo, il Sud-Est con le destinazioni nel Siracusano e il Ragusano. Ma anche le grandi città come Palermo e Catania: «È stata fin qui una grande stagione - dice Ornella Laneri del Four Points by Sheraton di Catania -: dobbiamo capire come si fa a consolidare questo risultato».
Il punto è sempre quello: costruire in Sicilia un vera industria delle vacanze in cui imprese, territori e istituzioni facciano davvero sistema. Perché fin qui l’impressione è che la Sicilia abbia avuto benefici grazie alla instabilità politica internazionale e non perché sia stata in grado di essere competitiva rispetto ad altri.

I dati, però, non ci dicono tutto in un comparto che, a sentire il presidente regionale di Federalberghi Nico Torrisi, è popolato da almeno "diecimila strutture abusive". I numeri del rapporto Tci-UniCredit segnano per la Sicilia 14,5 milioni di presenze turistiche nel 2015 con un poco lusinghiero nono posto tra le regioni italiane anche se, va detto, la crescita nel periodo 2010-2015 è stata del 7,5% a fronte di un incremento medio nel Paese del 4,6. Un settore che comunque vale il 5,4% del valore aggiunto nazionale del comparto e dà lavoro a oltre 66mila persone (tra alloggi e ristorazione) pari all’8,9% del totale occupati in Italia in questo ambito. Una situazione che fa il paio con il numero di esercizi turistici che, sempre secondo il rapporto Tci-UniCredit, a fine 2015 erano 5.875 e i posti letto che ammontavano a 193.634 ponendola Sicilia al dodicesimo posto in Italia.
Per l’assessorato regionale al Turismo nei prossimi anni arriveranno nuove strutture ricettive grazie ai fondi comunitari: al miglioramento dell’esistente e alla costruzione di nuovi alberghi sono destinati 484 milioni (quattro i bandi già pubblicati e altri sei arriveranno entro settembre). Grazie a queste risorse si punta a dare una risposta alla carenza di strutture di qualità: «Nel Sud-est, tra Ragusa e Siracusa - aggiunge Torrisi - c’è una domanda di lusso non soddisfatta. Il turismo di alto livello ha bisogno di essere destagionalizzato: lavorando due o tre mesi l’anno i costi delle strutture sono insostenibili».

Resta sullo sfondo il problema degli abusivi. Secondo il rapporto Tci-UniCredit il 24,3% delle presenze si registra nel messinese, il 20,2% nel palermitano, mentre Ragusa si ferma all’8,9% e Siracusa al 9,7%, infine Catania totalizza il 13,6% delle presenze. Anche se parliamo del 2015 c’è qualcosa che non torna. «Il sommerso va dal 33% al 45% - dice l’assessore Barbagallo - soprattutto tra i B&B e gli affittacamere e soprattutto in alcune zone (le isole minori, il trapanese, il Sud-Est della Sicilia): gli arrivi non corrispondono alle presenze. Servono controlli e per questo abbiamo siglato un protocollo con la Guardia di Finanza. Abbiamo anche presentato un disegno di legge ma dubito che l’Assemblea regionale possa approvarlo prima delle elezioni».

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31 agosto 2017

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