Sapete qualcosa del tartufo siciliano?

Forse non tutti sanno che... la Sicilia è riconosciuta tra le 14 regioni tartufigene d'Italia

16 ottobre 2017
Sapete qualcosa del tartufo siciliano?

Se diciamo tartufo, c'è da scommetterci, la maggior parte delle persone penserà a regioni come il Piemonte, l'Abruzzo e tutta quella zona dell’Appennino Umbro-Marchigiano rigogliosa di boschi. Diciamo pure che è ovvio. Insomma, la Capitale mondiale del Tartufo è Alba, comune in provincia di Cuneo, in Piemonte, appunto.
È veramente improbabile, dunque, che parlando di questo prezioso fungo ipogeo venga in mente la Sicilia, vengano in mente i monti i Iblei o i Nebrodi, venga in mente Capizzi (piccolo comune del Messinese)! Eppure, proprio a Capizzi, lo scorso anno, i veri "conoscitori" di tartufi hanno scoperto la bufala (per non dire la truffa) dei tartufi del Nord venduti come "prodotto locale" - prodotto locale inteso proprio come "prodotto siciliano" - e che qualcuno ha pagato al prezzo di 1.200 euro al chilo, quando ai venditori sarà costato sì e no 200 euro al chilo!
Potremmo dire che trattasi di un vero e proprio schiaffo, principalmente a chi li ha acquistati, e ai tartufi neri siciliani (quelli bianchi - più pregiati - da noi non esistono) che faticosamente cercano una strada nel mercato.

Infatti, non tutti sanno che la Regione Sicilia è riconosciuta tra le quattordici regioni tartufigene d’Italia. Sostanzialmente tale ignoranza proviene dal silenzio delle istituzioni che sembra vogliano negare l’esistenza di quello che potrebbe essere un’opportunità di business di tutto rispetto. Ebbene, viene giustamente da chiedersi, perché in Sicilia il grande pubblico non sa che esistono i tartufi? A questa domanda risponde Mario Prestifilippo, micologo e profondo conoscitore delle tartufaie siciliane. "Per la Regione Siciliana il tartufo non esiste e ancora oggi quando si parla di tartufo in Sicilia, la gente è convinta di essere presa in giro e che raccontiamo delle stupidaggini. Se poi aggiungiamo che non esiste una rete dal punto di vista commerciale valida da poterli proporre a livello nazionale... Io i primi tartufi li ho trovati 18 anni fa e quasi tutta la Sicilia occidentale, che è la zona che frequento più assiduamente, ha delle aree vocate per il tartufo, eppure non c’è nessuna legge che regolamenti questa situazione e che metta anche al riparo dai cosiddetti "cavatori" senza scrupoli. Non si può prendere la gente in giro e spacciare per "locali" tartufi che vengono da fuori".

A ricalcare le parole e le problematiche di Prestifilippo è Santino Spata, ex sindaco di Palazzolo Acreide e storico pioniere del tartufo in Sicilia. Spata è stato il primo a rendere pubblica l’esistenza del tartufo in Sicilia e a farlo conoscere ai ristoratori. "Quando lo dissi mi presero per pazzo - ricorda - ora i ristoratori sono diventati i più accaniti sostenitori del tartufo siciliano, però la sua fama si ferma lì, al di fuori degli ambienti della ristorazione non si sa, la gente non ci crede nonostante in questi anni ci siamo sforzati di diffondere la notizia". "Cosa ci vorrebbe? Un interessamento delle istituzioni con l’organizzazione di convegni, sagre, iniziative. A Ferla c’era la sagra del tartufo e poi non se n’è fatto più nulla. Con una forma di pubblicizzazione si potrebbe far conoscere davvero il tartufo siciliano, anche se da alcuni queste iniziative vengono criticate da qualcuno..."  
Vi state chiedendo chi sia il critico di queste iniziative? Be’, magari qualche motivo per farlo  ce l’ha chi è più interessato a vendere i tartufi siciliani al Nord, cosa che avviene sottobanco da parte di cavatori d’occasione che sono interessati solo al guadagno e non a diffondere la cultura di questo odoroso e saporito "oro nero". Per chi se ne intende, ad esempio, non è un segreto che a Norcia, altra patria del tartufo, arrivino quelli degli Iblei che vengano venduti fino a cinque volte di più del prezzo che hanno sul mercato in Sicilia.

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16 ottobre 2017

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