Storia e cultura della Birra - parte III

Dall'America all'Italia... Sette millenni di storia, di usi e consumi della bevanda di Cerere

09 novembre 2018
Storia e cultura della Birra - parte III

Se l'orzo è stato il primo cereale coltivato da un popolo non più nomade, la storia della birra prende avvio con la nascita della civiltà. Da allora sono molte le tappe che hanno segnato la vita di questa bevanda che è (dal latino "bibere") da sempre sinonimo di bere. (clicca qui per leggere la prima parte e la seconda parte)

1620: l'America scopre la birra grazie ai padri pellegrini

L'America scopre la birra grazie ai padri pellegrini...

La birra varca l'Oceano nel 1620, insieme ai Padri Pellegrini. Destinazione, America. Proprio mentre da questa parte del mondo una serie mirabolante di scoperte inizia a cambiarne la sintassi produttiva. In ordine di apparizione citiamo il termometro di Fahrenheit (1714); l'idrometro di Marin (1768); la macchina a vapore di James Watt (1785); la macchina per tostare il malto di Daniel Wheeler (1817); il "raffredatore del mosto" di Jean-Louis Baudelot (1856). E poi la macchina per il ghiaccio artificiale di Carré & Linde (1859), importante soprattutto per la possibilità di produrre birra tutto l'anno e per la nuova lavorazione detta a bassa fermentazione. Nasce così l’attuale lager.

Louis Pasteur

E nasce allora (dalle scoperte di Louis Pasteur) la possibilità di "pastorizzare" - volendo - ad alta temperatura la birra. Un ulteriore impulso alla preferenza verso birre sempre più chiare viene dalla diffusione delle bottiglie di vetro, iniziata a fine Ottocento, che le fanno apparire più invitanti in trasparenza.

Ed eccoci quasi ai giorni nostri. Con il XX secolo la produzione industriale vede cambiare radicalmente i volumi di produzione e le regole: i birrifici tendono a concentrarsi, a unire le forze. Come le industrie di altri campi.

E in Italia? La prima fabbrica di birra aprì nel settecento...

In terra italica, i primi estimatori della birra furono gli Etruschi...

In terra italica, i primi estimatori della birra furono gli Etruschi che, nei loro convivi, amavano consumare una bevanda fermentata moderatamente alcolica, chiamata "pevakh", fatta inizialmente con segale e farro, poi con frumento e miele.

Trasporto di birra e vino in una stele funeraria romana, I sec. d.C.

Anche i Romani, dominatori dell'intero continente, pur preferendo il vino, che li fa sentire più forti e civilizzati, non disdegnano però questa bevanda "barbara" che tanto piace alle popolazioni non latine. Ne è attratto Giulio Cesare che, nei suoi Commentarii, racconta come i Celti iniziassero ogni trattativa con una porzione della bionda bevanda; Augusto ne esalta, addirittura, le virtù terapeutiche, convinto di essere riuscito a guarire da un fastidioso mal di fegato proprio grazie alla "cervisia".

Nerone e... la birra!

Anche Nerone ne fu fervido estimatore come Agricola, il governatore della Britannia, che, tornato a Roma nell'83 d.C. insieme a tre mastri birrai di Glavum, l'odierna Gloucester, trasformò la sua residenza nel prototipo di un moderno pub, con tanto di birreria e mescita annesse.

San Colombano

Alla caduta dell'Impero, con la presa del potere da parte di Visigoti, Ostrogoti e Longobardi, la birra diventa la bevanda preferita non solo dal popolo ma anche dalle regine, Teodolinda, e dai santi, San Colombano che, appena arrivato a Bobbio dalla natia Irlanda, compie due miracoli con questa bevanda.

Monaci che bevono birra in una osteria medievale

Nel Medioevo continua a crescere il consumo della birra, specialmente nel Nord Italia anche a causa delle continue incursioni dei Lanzichenecchi. La birra è consumata in prevalenza dagli uomini, mentre per le donne l'assunzione deve avvenire sotto controllo medico. Come sono lontani i tempi in cui le matrone romane potevano disporne a piacimento per imbiondirsi i capelli o per salutari bagni!

Massimiliano I d'Asburgo e sua moglie Bianca Maria Visconti

Secoli dopo, è un matrimonio aristocratico a rendere la birra ancora più popolare. Correva l'anno 1494 quando Massimiliano I d'Asburgo sposa Bianca Maria Visconti, nipote del duca di Milano Ludovico il Moro che, per festeggiare le nozze, offrì a tutti i milanesi un boccale della schiumosa bevanda. La birra che si beve in Italia fino a questo momento è, però, tutta d'importazione.

Wührer è il marchio di birra più antico d'Italia ancora esistente, infatti si deve la sua fondazione a Franz Xaver Wührer, che nel 1829 prese in affitto la prima birreria al numero 463 di via Trieste, in Contrada Santa Maria in Calchera, nel centro storico di Brescia. In realtà però, risulta che la prima vera fabbrica italiana di birra sia stata aperta nel 1789 a Nizza, ai tempi ancora in Italia, ad opera di Giovanni Baldassarre Ketter...

Le cose cambiano a metà del '700, quando Lazzaro Spallanzani scopre che la fermentazione è il risultato del metabolismo di un essere vivente: il lievito. La prima vera fabbrica di birra apre a Nizza Marittima, ancora italiana nel 1789, ad opera di Giovanni Baldassarre Ketter. Due anni dopo Giovanni Debernardi rileva l'attività e ottiene la licenza per vendere la birra in tutto il Piemonte.

A Biella, nel 1872 nasce la società Giuseppe Menabrea & figli, che diviene proprietaria della Premiata Fabbrica di birra e gazeuse G. Menabrea & Figli. In quel periodo, negli stabilimenti della Menabrea, si producono una bionda pils e una birra scura, tipo Monaco, entrambi molto apprezzate, anche da personaggi più che autorevoli. Nella foto: Giuseppe Menabrea (al centro) con i figli Francesco e Carlo

E qualcosa la birra deve rendere se, a partire dal 1814, i Savoia cominciano a tassarla... Pochi anni dopo, nel 1890, le aziende che producono birra nel nostro paese sono già 140: quasi tutte al Nord, grazie all'abbondanza di acque sorgive, e per la presenza austriaca sul territorio che ha portato buoni insegnamenti per quanto concerne la produzione.

"Le Malterie Italiane" di Avezzano

Ma com'erano le prime birre "made in Italy"? Si trattava prevalentemente di "birroni", bevande forti ad alta fermentazione che, abitualmente, si mischiavano con l'acqua per stemperarne il gusto. Con l'aiuto dei mastri birrai austriaci, boemi e tedeschi la birra italiana migliora di anno in anno e, dal 1890 alla fine del secolo, aprono 150 nuove fabbriche, anche al Sud. A questo punto non si può più dipendere dall'estero e gli industriali iniziano a creare colture di orzo da birra e a costruire malterie proprie: la prima è quella sorta ad Avezzano, nella Piana del Fucino, che prende il nome di "Le Malterie Italiane".

A questo punto... ALLA SALUTE!

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

09 novembre 2018

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia