Polveri PM10 PM2,5

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INTRODUZIONE AL MONITORAGGIO DELLE POLVERI

Il primo limite di esposizione quantitativa per contaminanti ambientali fu proposto in Germania nel 1887, in conseguenza di studi sulle malattie polmonari nell'industria mineraria. In seguito, furono suggeriti e pubblicati numerosi limiti di "massima esposizione" sul lungo termine di 8-ore, a carattere nazionale, chiamati MAK in Germania, OES in Inghilterra, TWA in USA.

NATURA DELL'ESPOSIZIONE

L'esposizione ai contaminanti trasportati dall'aria avviene tramite inalazione.

La Fig. A è una rappresentazione schematica del tratto respiratorio. La contaminazione è inalata tramite la cavità oro/nasale faringiale nella laringe, passa nella regione toracica ciliata, poi attraverso la regione tracheo-bronchiale fino alla regione alveolare. La regione alveolare, posta nella profondità dei polmoni, è il luogo ove avviene lo scambio dei gas ed alcune particelle contaminanti possono depositarsi in questa zona.

 

NORME U.S.A. PER IL  CAMPIONAMENTO DELL'ARIA

Nel corso del 1970, l'Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) definì il particolato come uno dei sei inquinanti da normare. Da allora il "totale" delle particelle sospese fu campionato con campionatori ad alto volume. Nel 1985 l'EPA richiese che solo la porzione  "toracica" del particolato doveva essere misurata e di conseguenza fu introdotto il preseparatore PM 10.

MONITORAGGIO IN CONTINUO DELL'ARIA
Nonostante la continua esigenza di misure mediate sulle 8-ore (TWA) per stabilire l'accordo con gli standard di esposizione occupazionali, c'è un progressivo aumento di interesse per migliorare i controlli di igiene industriale, che richiedono tecniche di misura in grado di identificare i picchi, nello spazio e nel tempo, e di correlarli con le attività di lavoro e metodi di gestione. Queste misure possono essere effettuate solo da analizzatori di polveri in tempo reale.

La norma EN 481 definisce le convenzioni di campionamento per le frazioni granulometriche delle particelle che devono essere utilizzate per valutare i possibili effetti sanitari derivanti dall'inalazione di particelle areodisperse nell'ambiente di lavoro.
Il frazionamento è attualmente raggruppato in tre frazioni, che rappresentano il rapporto tra le particelle che raggiungono le diverse parti del tratto respiratorio e la corrispondente concentrazione delle particelle in massa nell'aria in assenza dell'individuo esposto all'inalazione.

  1. Frazione inalabile

  Questa è la frazione delle particelle, trasportate dall'aria ambiente,  che entra nel corpo attraverso il naso e la bocca durante la respirazione. Questa parte è considerata importante agli effetti della salute, perchè le particelle si depositano ovunque nel tratto respiratorio. (con conseguenti riniti, cancro nasale, ecc.).

Alcune particelle sopra i 20  m possono essere inalate, ma rimangono sopra la laringe e sono, perciò, extratoraciche. Non si prende, perciò, in considerazione le particelle sopra i 20  m come parte inalabile.

  1. Frazione toracica

Questa è la frazione, delle particelle inalabili, che può penetrare nei polmoni sotto la laringe. Questa frazione può essere messa in relazione con effetti sulla salute, che nascono dal deposito di particolato nei condotti d'aria dei polmoni (con conseguenti asma, bronchiti, cancro polmonare, ecc.)

  1. Frazione respirabile

 

Lo studio Chimico Ambientale effettua il monitoraggio delle polveri aerodisperse inalabili e respirabili grazie ai sistemi di campionamento e selettori di cui è a disposizione

 

 

 

 

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