Terapia occupazionale

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IL RUOLO DELLA terapia occupazionale
NEL PROGETTO RIABILITATIVO DEL PAZIENTE CEREBROLESO
 
 
L’ergoterapia o terapia occupazionale è una forma di rieducazione articolata in molteplici tecniche, basate su gesti o su attività mentali o fisica molteplici, volte ad ottenere effetti funzionali, locomotori e psicologici.
Fin dagli anni 50 si ritrovano nella letteratura italiana i primi riscontri di interesse verso questa metodica riabilitativa, già in uso in quei tempi sia in America che in Francia.
Ogni età della vita dell’uomo è caratterizzata dall’apprendimento e, successivamente, dalla messa in opera di una serie di attività: il “fare” ed il “saper fare” è indispensabile perché influenza ed arricchisce la crescita biologica, psicologica e sociale. La terapia occupazionale trova le sue radici proprio in questi presupposti ponendosi come un processo che rende nuovamente possibile l’equilibrio “individuo-attività”   intaccato dall’evento patologico, aiutando il soggetto ad adattarsi alla richiesta dell’ambiente sociale, personale e domestico, ad acquisire la padronanza dei vari compiti vitali, ad aumentare la stima di sé, partecipando così alla vita nel modo più significativo possibile, migliorando così la qualità di vita del soggetto. L’obiettivo principale è quello di ricondurre la persona disabile, tenendo conto anche dell’età, della gravità della malattia, della prognosi e del contesto sociale in cui vive, ad una condizione di massima autonomia ed indipendenza possibile, sia sul piano personale che eventualmente lavorativa, affinchè possa raggiungere la migliore qualità di vita possibile. E’ importante porre attenzione al significato del termine “autonomia”, che per il terapista occupazionale non è solo inteso come l’aiutare una persona disabile a muoversi, vestirsi, mangiare da sola ma vuol dire soprattutto metterla in grado di scegliere, decidere della propria vita, desiderare, organizzarsi, rifiutare, assumersi responsabilità e doveri e avere interessi per sé e per gli altri. In altri termini quindi, gli obiettivi che la terapia occupazionale si pone comprendono la continua ricerca ci compenso e riadattamento funzionale per lo svolgimento delle attività di vita ed altre gestualità specifiche legate a scopi più specializzati. Il campo d’azione quindi della terapia occupazionale appare vastissimo, potendo intervenire su ogni tipo di malattia neurologica del SNC dell’adulto e del bambino. In particolar modo il paziente che ha subito un accidente cerebrovascolare, sia esso ischemico che emorragico, presenta un quadro clinico neurologico diverso, secondo la sede della lesione cerebrale. Più comunemente si riscontrano quadri caratterizzati da plegia o paresi, secondo la gravità dell’insulto cerebrale, con alterazione del tono muscolare (flaccidità-spasticità), associata o meno a disturbi della sensibilità superficiale e profonda e della vista, associati o meno a disturbi di ordine cognitivo, emotivo e di comportamento globale.
Gli scopi del trattamento occupazionale consistono, fin dall’inizio della malattia sono:
1)   l’inibizione di reazioni muscolari e motorie patologiche che possono ostacolare o peggiorare le abilità alle consuete attività della vita quotidiana
2)   sollecitare al massimo l’utilizzazione dei movimenti presenti utili ai fini funzionali, mediante l’inibizione di quelli patologici
3)   facilitare l’esecuzione di ordini motori semplici, di risposte verbali pertinenti e la comunicazione, favorendo le interrelazioni familiari e sociali compatibilmente con le condizioni generali.
4)   l’avvio precoce di attività proprie della terapia occupazionale confacenti ed alternative a quelle personali di vita quotidiana costituiscono un incentivo per la progressione del trattamento ed il t.o., collaborando nell’ambito dell’equipe riabilitativa con il fisioterapista, sorveglia e facilita il raggiungimento dei traguardi previsti utilizzando:
–    posture passive
–    facilitazioni delle posture attive,
–    posture attive utili a correggere note di spasticità
–    mobilizzazione attiva di controllo sui disturbi motori prevalenti
–    gesti contrastanti i disturbi del tono, asbasia, in coordinazione
–    manualità diverse di toeletta, di alimentazione, abbigliamento
–    trasferimenti dal letto passivi ed attivi dalla sedia alla posizione eretta ed alla deambulazione con ausili e senza, se ciò è possibile
–    trasferimenti di carico alternato sugli arti inferiori, in posizione eretta disinibendo la spasticità dell’arto superiore più libera ed equilibrata
–    controllo degli sfinteri.
Contemporaneamente ed in alternativa si possono considerare le attività di controllo sui disturbi agnostici e cognitivi tramite occupazioni che richiedono progressiva attenzione, concentrazione, ideazione, soluzione di problemi, reinserimento sociale (familiari, amici, colleghi).
Particolare attenzione occorre dare ai disturbi della comunicazione, in collaborazione con il logopedista, tramite l’uso di programmi informatici e l’uso attivo, da parte dell’afasico, del personal computer. In previsione del rientro a domicilio si devono considerare le modifiche ambientali da apportare al domicilio: compensare le situazioni non adatte in relazione alle diverse esigenze di adattamento per il paziente ed agli accorgimenti vari utili per l’inserimento familiare e per l’assunzione di ruoli talora diversi da quelli che l’individuo sosteneva prima dell’evento lesivo cerebrale: qualora non sia possibile recuperare il ruolo e le attività precedenti. E’ utile un aiuto perché egli vinca la tendenza ad abbandonare la ricerca per sfiducia in se stesso.
La terapia occupazionale deve rientrare in un programma riabilitativo, in associazione al trattamento chinesicoterapico ed eventualmente cognitivo del paziente emiplegico e più in generale del paziente con lesioni del SNC.
 
Bibliografia
 
1)   Abreu B.C., Abilità e capacità funzionali sotto terapia occupazionale, ediz. Italiana a cura di MM Formica, Ed. Marrapese, Roma, 1989.
2)   Andrè J.M., Chelling L., Réeducation et Réadaptation des affections neuorlogiques et musculaires, in EMC, CP : Neurologie, 1280.4.10.12/19-12, Paris, 1985
3)   Atti del XXII Congresso SIMFER : « Postura, movimento, gesto per l’autonomia del disabile : dall’ergonomia alla terapia occupazionale » a cura di Saracco Ruella C. & coll., ED Minerva Medica, Torino, 1994
4)   Bailliere, Tindall, Cassel: occupational theraphy in rehabilitation, the Williams and Wilkins Company, Baltimora, 1970.
      Breiners E.B., Occupational Therapy activites from clay to computers, F.A Davis, Philadelphia, 1995
 
 
 

 

 

 

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