PANCREAS : COME PREVENIRE IL CANCRO !!

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Tumore del pancreas: la prevenzione non è più un Miraggio

Individuare le persone a rischio è fondamentale per fare diagnosi precoce. Sul fronte della cura i farmaci cominciano a dare qualche risposta. Ecco le novità presentate al convegno sui tumori gastrici di Barcellona 25 UEG WEEK .https://www.ueg.eu/uegweek-2018/#/1

Tumore del pancreas: la prevenzione non è più un miraggio

Tra tutti i tumori quello del pancreas è forse il più subdolo. Difficile da diagnosticare, - quando  ci sono chiari sintomi la malattia è ormai in stadio avanzato - prevenzione e cura sono stati per molto tempo un miraggio. Oggi però, grazie al progresso della ricerca, la situazione sta lentamente cambiando: se da un lato i farmaci cominciano a dare i primi timidi risultati, dall'altro l'individuazione delle persone potenzialmente a rischio potrebbe portare ad una diminuzione sensibile delle morti per questo tumore. È quanto emerge dal “World Gastrointestinal Cancer Congress” appena conclusosi a Barcellona, l'annuale appuntamento mondiale dedicato ai tumori gastrici.

Adenocarcinoma del pancreas : un  tumore  subdolo

Il numero di casi di questo tumore nei Paesi occidentali è in continuo aumento: in Italia più di 10.000 persone si ammalano ogni anno di questa malattia. Questo aumento di frequenza è in relazione a due fattori:

1. la maggiore longevità della popolazione generale, dato che questo tumore colpisce con maggiore frequenza le persone anziane;

2. il miglioramento delle tecniche diagnostiche, che permette di “trovare” un tumore del pancreas con maggiore frequenza rispetto al passato. I maschi ne sono affetti in maniera lievemente superiore rispetto alle femmine.
L’adenocarcinoma del pancreas è un tumore aggressivo, che spesso, al momento della diagnosi, è a uno stadio avanzato, tale da non permettere la sua asportazione chirurgica.

 «il tumore del pancreas è un cancro subdolo. Quando si manifesta clinicamente la malattia è spesso in fase avanzata. A differenza degli altri tumori la probabilità di trovare metastasi quando il cancro è di un solo centimetro è pari al 35%. Percentuale che sale al 90% quando la massa è di soli 3 centimetri». Numeri importanti che rendono bene l'idea di quanto sia difficile arrivare ad una diagnosi precoce. Per la localizzazione profonda e per l'assenza di sintomi in fase iniziale infatti l'individuazione di una massa di un centimetro risulta abbastanza complicata.

 

PREVENZIONE POSSIBILE

Negli ultimi anni la prevenzione ha cambiato radicalmente la storia di alcuni tumori. Così non è stato per il pancreas: l'adenocarcinoma pancreatico è sempre stato un mistero. Ora però diversi studi cominciano a dirci che qualcosa si sta muovendo. «Pur rimanendo difficile fare prevenzione , la lotta a questo tumore passerà necessariamente dall'individuazione delle persone più soggette a sviluppare la malattia. Oggi sappiamo che chi ha in famiglia casi di cancro del pancreas può essere potenzialmente a rischio. Non solo, diverse indagini genetiche indicano che le mutazioni BRCA possono giocare un ruolo».

Indicazioni importanti che vanno ad aggiungersi ad un altro dato fondamentale: il tasso di incidenza del tumore aumenta in chi è affetto da pancreatite cronica. Non solo, studi epidemiologici affermano che i fattori fumo-alcol e alimentazione ricca di grassi incidano per un 70% nello sviluppo della patologia. «Tenere sotto controllo le persone che rientrano in queste categorie, in particolare gli individui con familiarità e chi soffre di pancreatite, sarebbe già un grande passo avanti ed eviterebbe molte delle diagnosi tardive a cui oggi assistiamo», infatti   recentemente  e' stato  individuato un markers piu' affidabile  del CA19.9 il  quale  è elevato in un gruppo consistente di pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), ma non abbastanza per essere affidabile per l'individuazione o la diagnosi della malattia. Abbiamo ipotizzato che un glicano  chiamato sTRA sia un biomarker per PDAC che migliora con CA19-9. Esaminato l'espressione e la secrezione di sTRA e CA19-9 in pannelli di linee cellulari, xenotrapianti derivati ​​dal paziente e tumori primari  sono stati sviluppati biomarcatori candidati da sTRA e CA19-9 in un set di addestramento di 147 campioni di plasma e utilizzato i pannelli per effettuare chiamate di casi / controlli, in base a soglie prestabilite, in un set di convalida di 50 campioni e in un test di 147 campioni in cieco . Risultati: il glicano sTRA è stato prodotto e secreto da tumori e modelli pancreatici che non producevano e secernono CA19-9. Due pannelli di biomarker sono migliorati rispetto a CA19-9 nel set di allenamento, uno ottimizzato per specificità, che includeva CA19-9 e due versioni del saggio sTRA, e un altro ottimizzato per la sensibilità, che includeva due sTRA saggi. Entrambi i pannelli hanno ottenuto un miglioramento statistico (p <0,001) rispetto a CA19-9 nel set di convalida e il pannello ottimizzato per specificità ha ottenuto un miglioramento statistico (p <0,001) nel set cieco: specificità del 95% e sensibilità del 54% (accuratezza del 75%) , rispetto al 97% / 30% (precisione del 65%). Unblinding ha prodotto ulteriori miglioramenti e ha rivelato contributi indipendenti e complementari da ciascun marker. In conclusione : sTRA è un biomarker sierologico validato di PDAC che offre prestazioni migliorate rispetto a CA19-9. I nuovi pannelli possono consentire la sorveglianza per il PDAC tra le persone con un rischio elevato,

NUOVI FARMACI

Sul fronte farmaci le novità  riguarda l'approccio immunoterapico. A oggi sono un paio le molecole utilizzate per il carcinoma del pancreas metastatico. Quella più largamente usata è la gemcitabina seguita dal nab-paclitaxel, una molecola che ha permesso di estendere la sopravvivenza di alcuni mesi. Accanto a queste due molecole è in fase di sperimentazione un nuovo farmaco (IMM-101) capace di attivarsi in maniera specifica quando c'è carenza di ossigeno proprio come avviene all'interno della massa tumorale.

Approcci che un giorno potrebbero essere affiancati dall'immunoterpia: a Barcellona sono stati presentati i primi dati di uno studio di fase II che prevede la somministrazione di gemcitabina e del microrganismo Mycobacterium obuenseIl batterio in questione - inattivato dal calore - è capace di stimolare una risposta immunitaria diretta contro le cellule cancerose del pancreas. Un farmaco sperimentale, già testato nel melanoma, che nel caso dell'adenocarcinoma pancreatico ha portato ad un aumento significativo della sopravviveva rispetto al trattamento standard.

Tumore del pancreas: screening efficace per la popolazione a rischio

Risonanza magnetica o ecoendoscopia le indagini a cui sottoporsi se si è ad alto rischio di ammalarsi di tumore del pancreas. Ecco chi dovrebbe effettuarli (e quando)

 

Le statistiche descrivono un trend crescente dei casi. Quanto all'aggressività, invece, il tumore del pancreas è sempre stato tra i peggiori. Al punto che diverse stime lasciano intendere come, nell'arco di dieci anni, possa diventare la seconda causa di morte oncologica al mondo (alle spalle del tumore del polmone). Un impatto rilevante, dovuto alla scarsa specificità dei sintominelle fasi iniziali della malattia, che sono quelle in cui occorrerebbe intervenire per aumentare le probabilità di sopravvivenza. Come «intercettare» quanto prima i nuovi pazienti? Uno screening rivolto alla popolazione generale non esiste (né è raccomandato). Ma l'opportunità è invece a disposizione per due categorie più «sensibili»: le persone ad alto rischio per familiarità o per predisposizione genetica a sviluppare un adenocarcinoma pancreatico.

«SORVEGLIANZA» PER LE PERSONE A RISCHIO

La lotta al tumore al pancreas parte dunque da una fascia selezionata della popolazione, che convive (per tutta la vita) con una probabilità di ammalarsi più alta rispetto alla norma. L'opportunità sarà presto garantita a chi ha visto nella propria famiglia (stesso ramo) almeno due persone colpite dalla malattiae a chi porta con sé una predisposizione che può essere dettata da diversi fattori: come l'essere già stati colpiti da un tumore (al seno o all'ovaio, ma soltanto se con la mutazione dei geni Brca e comunque con almeno un caso di tumore del pancreas in famiglia) o da condizioni più rare come le sindromi diLynch, il melanoma familiare, i portatori di una mutazione del gene Palb2 (in tutti e tre i casi purché ci sia stata una diagnosi di tumore del pancreas tra i parenti più stretti), di Peutz-Jeghers e la pancreatite cronica ereditaria (in questi casi non è indispensabile la familiarità, per essere arruolati). In simili situazioni la sorveglianza attiva potrebbe fare la differenza, permettendo di riconoscere lesioni precancerose che risultano presenti nel venti per cento delle persone a rischio.

DIAGNOSI: RISONANZA MAGNETICA ED ECOENDOSCOPIA

L'efficacia della procedura è confermata da uno studio pubblicato sull'American Journal of Gastroenterology, in calce al quale c'è la firma di 19 ricercatori italiani. Il programma di sorveglianza, portato avanti per due anni e mezzo tra il 2015 e la fine dell'inverno scorso, è stato condotto coinvolgendo 187 persone (in sei centri: il San Raffaele e l'Humanitas a Milano, il policlinico di Verona e quello di Bologna, la clinica Pederzoli di Peschiera del Garda e l'ospedale Sant'Andrea di Roma) considerate a rischio di sviluppare un tumore del pancreas: per familiarità (due o più parenti già colpiti dalla malattia) o predisposizione genetica. Lo screening è stato condotto sottoponendo ognuno di loro, in assenza di sintomi, a una colangiografia a risonanza magnetica: un esame altamente sensibile (permette di visualizzare le vie biliari e la ghiandola pancreatica) a fronte di rischi pressoché nulli (non invasivo e senza ricorso a radiazioni ionizzanti). L'accertamento, se negativo, è stato ripetuto a cadenza annuale. Se positivo (con lesioni solide o cistiche sospette) è stato invece è stato seguito dall'ecoendoscopia, che permette di esplorare il pancreas grazie alla visione ecografica garantita da una sonda posta sulla punta dello strumento. 

Con questo approccio, è stato possibile riscontrare «anomalie» in più di un paziente su quattro: maligne in quasi il tre per cento delle persone coinvolte.  A scoprire quattro delle cinque neoplasie maligne rilevate, di cui soltanto due trattate chirurgicamente (segno che il 60 per cento delle diagnosi è servito soltanto  a scoprire neoplasie già in fase avanzata), è stata l'ecoendoscopia«Ma allo stato attuale è giusto definire le due metodiche complementari», aggiunge il primo autore della pubblicazione, prima di ricordare quelli che, soprattutto in persone che convivono con un'aumentata probabilità di sviluppare un tumore del pancreas, rappresentano dei fattori di rischio aggiuntivi: l'avere più di 50 anni, l'abitudine al fumo e la presenza di più di due casi di malattia in famiglia. «  in base   alla  mia  esperienza  quello che riguarda la scelta dell'esame migliore, ritengo si possano alternare le due metodiche, ad anni alterni, e sottoponendosi  all'ecoendoscopia qualora la risonanza vedesse qualcosa di dubbio».

IN ITALIA SCREENING AL VIA IN SEI CENTRI 

Quanto alla presenza di lesioni cistiche non preoccupanti in queste persone, riscontrate con frequenza, «il monitoraggio non deve essere più intenso di quello che si raccomanda ai soggetti con cisti pancreatiche senza casi in famiglia di tumore del pancreas»,  I risultati appena pubblicati stanno determinando, proprio in queste settimane, un rilancio del programma di screening italiano per il tumore del pancreas: rivolto esclusivamente alle persone a rischio (con indicazioni specifiche anche in merito all'età di inizio dei controlli). 

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