TIROIDE E VITILIGINE

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LA  VITILIGINE   

E' UN PATOLOGIA   CARATTERIZZATA   DALLA   PROGRESSIVA    COMPARSA   , A LIVELLO CUTANEO  , DI AREE   PRIVE   DI  PIGMENTAZIONE  ( MACCHIE   BIANCHE  )  QUESTO  DISORDINE  COLPISCE  LO 0,5 -2  5  DELLA  POPOLAZIONE .   A  LIVELLO   DELLE   AREE  PIVE   DI  PIGMENTO  SI  OSSERVA    LA  SCOMPARSA    DEI  MELANOCITI  ( DELLE  CELLULE   DEPUTATE    ALLA  PRODUZIONE    DI MELANINA  )   CLINICAMENTE  LA  VITILIGINE   SI   DIVIDE  IN  DUE    FORME :   LA  FORMA  NON  SEGMENTALE  VNS   DOVE  LE  AREE  BIANCHE POSSONO   INTERESSARE   QUALSIASI   REGIONE  CUTANEA  , SPESSO  SIMMETRICAMENTE  E     LA   FORMA    SEGMENTALE   VS   IN CUI  LE  MACCHIE   BIANCHE  COLPISCONO  UNILATERALMENTE  UN LUNGO  SEGMENTO CORPOREO  DETTO  DERMATOMERO .  OGGI   SAPPIAMO MOLTE   PIU' COSE  SULL' ORIGINE   E   SULLA  SUA  ASSOCIAZIONE  CON ALTRE  MALATTIE    AD ESEMPIO  CON MALATTIE   DELLA   TIROIDE .

IN UN ARTICOLO  SCIENTIFICO  PUBBLICATO SU  Frontiers in Endocrinology 2017; 8(290):1-6.

Baldini e colleghi hanno riportato, che la vitiligine è la causa acquisita più comune di alterazione della colorazione della pelle, dei capelli e della bocca ed è rilevabile nello 0.5-1% della popolazione generale. Essa è caratterizzata dalla comparsa di macchie in aree della pelle nelle quali i melanociti vengono distrutti per una relazione autoimmunitaria che coinvolge i linfociti T. Poiché i melanociti sono le cellule che producono la melanina e questa molecola determina il colore più o meno scuro della pelle, le aree interessate dalla vitiligine si presentano molto più chiare di quelle circostanti. Le persone affette da questa malattia hanno una riduzione della qualità della vita e vanno incontro a depressione più spesso di quanto succeda ai soggetti che non hanno questa patologia della pelle. La vitiligine di per sè non è una malattia grave o fatale, ma l’esposizione al sole delle aree della pelle che ne sono interessate aumenta il rischio di irritazioni e di tumori. Inoltre, la vitiligine può coinvolgere tutti gli organi e i tessuti nei quali sono presenti i melanociti che, oltre a determinare il colore della pelle, svolgono diverse altre funzioni. Per spiegare lo sviluppo della vitiligine sono stati proposti molti modelli e le ipotesi più accreditate indicano che meccanismi di autoimmunità ne provocano la comparsa e l’evoluzione. A conferma di questa ipotesi c’è l’associazione di questa patologia della pelle con malattie autoimmuni, prime fra tutte quelle della tiroide, come la tiroidite di Hashimoto e la malattia di Graves. Una recente metanalisi ha dimostrato che, nelle persone con vitiligine, la frequenza di tiroiditi autoimmuni è del 14.3%, mentre si osserva una positività degli auto-anticorpi anti-tiroide, anti-perossidasi e anti-recettore del TSH nel 20.8% dei casi. D’altra parte, la prevalenza della vitiligine nei soggetti con tiroiditi autoimmuni varia dal 2.7 al 7%. Infine, si è osservato che il rischio di presentare una patologia della tiroide, nelle persone con vitiligine, aumenta con l’età.

L’ipotesi della natura autoimmune della vitiligine trova conferma anche con un’evidenza scientifica importante: la condizione, infatti, si manifesta più frequentemente nei pazienti che soffrono di altre malattie autoimmuni, tra le quali le malattie autoimmuni della tiroide, come la tiroidite di Hashimoto.

Esiste infatti  un’associazione,  tra tiroidite di Hashimoto e vitiligine. Anzi, il legame tra tiroide e vitiligine sembra molto stretto: tra le malattie autoimmuni associate alla vitiligine, quelle tiroidee sono infatti le più frequenti.

Anche i colleghi ricercatori indiani dicono che potrebbe esserci di mezzo la tiroide. Secondo uno studio condotto dai medici che lavorano presso il Dermato -Venereology Center dell’Ospedale di Delhi, e pubblicato su Skinmed, esiste una relazione tra lo scarso funzionamento della tiroide e la comparsa di questi due problemi cutanei. I medici indiani hanno infatti avuto l’intuizione di collegare i bassi livelli di tiroxina alla presenza di chiazze di vitiligine e alopecia areata in alcuni pazienti che avevano in cura (ricordo che la tiroxina è l’ormone prodotto dalla tiroide). Degno di nota il fatto che i livelli di tiroxina, seppure bassi, non erano ancora clinicamente significativi e pertanto non c’era, ancora, un ipotiroidismo conclamato che necessitava le cure del caso.Ciò nonostante i dermatologi indiani hanno comunque provveduto a somministrare una integrazione di tiroxina  per verificare l’esistenza di un legame tra le due situazioni.  Ebbene in alcuni casi, grazie a questa cura, hanno ottenuto una ripigmentazione delle chiazze bianche della pelle, così come la ricrescita dei capelli in altri pazienti che ne avevano persi molte ciocche (attenzione: stiamo parlando di alopecia areata e non di quella androgenetica, che è la più comune forma di calvizie).   Anche  la malattia di Vogt-Koyanagi-Harada è una panuveite granulomatosa diffusa, cronica, bilaterale, caratterizzata dal distacco della retina di tipo essudativo, spesso associata a alterazioni neurologiche (meningite), dell'udito e della cute. L'incidenza è stimata in circa 1/400.000 casi l'anno. La malattia colpisce in prevalenza le donne giovani e le persone con pigmentazione più scura (di origine Asiatica, Ispanica o nativi dell'America). Possono essere colpiti anche i bambini, ma l'età media all'esordio è circa 30 anni (10-52 anni). I sintomi clinici più comuni sono la cefalea (67% dei casi), la compromissione dell'occhio con panuveite, la vitiligine, l'alopecia e le alterazioni dell'orecchio interno. La malattia può essere suddivisa in quattro fasi cliniche. La fase prodromica è caratterizzata da sintomi aspecifici come la febbre, la cefalea, la nausea e le vertigini, seguite da sintomi neurologici, come la debolezza muscolare, l'emiparesi, l'emiplegia, la disartria e il dolore alle orbite. Nella fase oftalmologica, che compare pochi giorni dopo la fase prodromica, i pazienti lamentano visione offuscata, dolore ai globi oculari e scotoma centrale (bilaterale nell'80% dei casi). Spesso si verifica un distacco della retina non regmatogeno, bilaterale, di tipo essudativo. Possono inoltre essere presenti disturbi dell'udito (75% dei casi) e vertigini. La fase di convalescenza, che si verifica nei tre mesi successivi all'esordio della malattia, è caratterizzata da segni cutanei, come la poliosi alle sopracciglia, alle ciglia (in alcuni casi ai capelli e ai peli del corpo), la caduta dei capelli e la vitiligine (di solito perilimbare). Le uveiti ricorrenti e le complicanze agli occhi caratterizzano l'ultimo stadio, la fase cronica ricorrente. La patogenesi è stata correlata a patologie immunologiche che interessano i melanociti e che coinvolgono la citotossicità mediata dai linfociti T e l'apoptosi. Tuttavia l'eziologia non è stata ancora completamente chiarita. Sono state descritte associazioni con la suscettibilità alla malattia e la positività all'HLA-DRB1*0405. La diagnosi è clinica. L'esame del liquido cerebrospinale evidenzia pleiocitosi, che conferma la diagnosi. La presa in carico dovrebbe coinvolgere un'equipe multidisciplinare comprendente i dermatologi, gli oculisti e i neurologi. Spesso sono efficaci i corticosteroidi a dosaggio elevato, ma possono essere utilizzati anche gli immunosoppressori. Utilizzando un trattamento precoce ed aggressivo la prognosi di solito è favorevole, anche se possono recidivare i disturbi acuti alla vista e all'udito. Anche  nella  sindrome  descritta   da  Casala e Alezzandrini nel 1959 o nella  sindrome  da  make up  di  Kabuki  e nella  sindrome  MELAS sono presenti correlazioni  pelle  tiroide e   iposviluppo.

Dall’analisi delle evidenze disponibili circa l’associazione fra tiroiditi autoimmuni e vitiligine, SI  TRAE   la conclusione che, nelle persone con vitiligine, andrebbero eseguiti i dosaggi degli auto-anticorpi anti-tiroide, per individuare tiroiditi non diagnosticate o per determinare il rischio di sviluppo di patologie tiroidee.

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