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Il Protocollo di Kyoto, l'Europa e l'Italia: si va verso il nuovo orizzonte della rottamazione

Per rispettare il Trattato di Kyoto l'Italia dovrà rottamare 16 milioni di auto

07 giugno 2005

Il funzionamento del Protocollo di Kyoto presto rivoluzionerà anche il parco automobilistico italiano - fra i più vecchi e inefficienti d'Europa -  condannando alla rottamazione 16 milioni di vetture entro il 2010-2012.
L'ecatombe automobilistica delle vetture diventate ''insostenibili'' perché emettono, oltre ai consueti inquinanti, troppa anidride carbonica (CO2), contribuendo a scaldare l'atmosfera, è stata prospettata la scorsa settimana a Bruxelles, durante la consueta ''Settimana Verde'', quest'anno dedicata ai cambiamenti climatici.
''A gennaio, l'Ue ha avviato il meccanismo del commercio di emissioni, fissando tetti di CO2 per tutti gli impianti energetici e industriali; l'anno prossimo vogliamo compiere il passo successivo, includendo nei controlli delle emissioni anche le auto e forse altri tipi di trasporti'', ha annuncia il commissario europeo all'Ambiente, Stavros Dimas.

Dunque l'Europa, malgrado gli Stati Uniti d'America siano rimasti fuori dal trattato, intende andare avanti nella sua strategia di contenimento della CO2, convinta che questo gas prodotto dalle attività umane sia il principale responsabile delle ormai evidenti anomalie climatiche osservate in tutto il mondo. Un meccanismo di contenimento che comporterà, con l'estensione all'industria automobilistica dei tetti di emissione già applicati a centrali elettriche e raffinerie, un minor consumo di carburante e una conseguente diminuzione delle emissioni dannose.
''Le case automobilistiche dovranno produrre vetture che emettono al più 145-150 grammi di CO2 per chilometro, corrispondente a un consumo medio di 4,5 litri di benzina per 100 km - ha spiegato il direttore generale del ministero dell'Ambiente Corrado Clini, rappresentante dell'Italia alla ''Settimana Verde" -. Per le auto già in circolazione, con standard di efficienza peggiori, scatteranno limiti, divieti e forse anche tasse, in modo da indurre i proprietari alla rottamazione''.

Tutto questo adeguamento non rappresenta un dramma per molti Paesi del Nord Europa dotati di un parco macchine giovane ed efficiente. Lo stesso non può dirsi per l'Italia, che si ritrova con 16 milioni di auto, su un totale di circa 34 milioni, con emissioni superiori a 200 grammi per chilometro. Di queste, 10 milioni sono proprio vecchie, immatricolate tra 10 e 20 anni fa, e 6 milioni risalgono a 8 10 anni fa. Ma c'è comunque da stare attenti, perché l'immatricolazione più recente o l'appartenenza allo standard Euro 4 garantisce basse emissioni degli inquinanti ordinari, (quelli che fanno scattare le soglie di allarme nelle centraline delle città), ma non necessariamente bassi livelli CO2 che è un gas a effetto serra.
In vista della nuova direttiva europea, sulla questione auto si è aperta una concertazione fra i ministeri dell'Ambiente e dell'Economia. Per convincere gli italiani a rottamare le loro vecchie auto si pensa a una massiccia campagna di incentivazioni, con riduzione di circa il 70% dell'Iva a cui andrebbe aggiunto un congruo sconto da parte delle aziende. I minori introiti verrebbero compensati dalle maggiori vendite.
Tutto il rinnovamento dovrebbe compiersi nell'arco di un quinquennio o poco più, entro la scadenza del Protocollo di Kyoto.
Sono questi passi importanti, perché i due ministeri  non potranno certo sottovalutare le difficoltà dell'industria automobilistica nazionale, che potrebbe non essere pronta a offrire sul mercato vetture con emissioni inferiori a 145 gr di CO2 per chilometro. Di fatto, oggi nell'elenco delle dieci auto più risparmiose compaiono soprattutto marche straniere.

E sul versante della rottamazione, oltre all'attenzione nei confronti dei parametri di Kyoto, in Italia si preannuncia un'altra svolta: dal primo gennaio 2007, infatti, le vecchie auto si potranno consegnare al centro di autodemolizione o presso il centro di vendita e assistenza, senza pagare nulla.
E' quanto prevede l'accordo per la costituzione di una rete di centri di raccolta e trattamento dei veicoli fuori uso firmato lo scorso mese di maggio in Confindustria dall'Anfia (industrie italiane costruttrici di veicoli, allestimenti e componentistica), Unrae (case automobilistiche estere presenti in italia) e Federaicpa (concessionari produzione automotoristica), con Fise Unire, che riunisce, tra le altre, le principali imprese di demolizione auto.
L'accordo, spiegano all'Unrae ''prevede che le imprese aderenti a Fise Unire, interessate a far parte della 'rete di raccolta', s'impegnano ad assicurare il trattamento dei veicoli fuori uso come previsto dalla direttiva europea sui veicoli a fine vita. Fise Unire si impegna, inoltre, a segnalare ad Anfia, Unrae e Federaicpa i propri associati che dichiarino interesse a far parte dei centri di raccolta. I protagonisti dell'intesa si impegnano inoltre a favorire il flusso di tutti i veicoli destinati a demolizione verso gli operatori disponibili a far parte dei network di centri di raccolta di end of life vehicle (elv)".
In gioco ci sono circa 1,5 milioni/anno di veicoli dismessi, con una produzione di oltre 1 milione di tonnellate l'anno di materie recuperate.
Un accordo che spinge al rinnovo del parco circolante con veicoli di ultima generazione in regola con le direttive sopracitate e che aiuta la realizzazione di iniziative di livello industriale per la rottamazione delle auto, in un contesto moderno, più controllato e più rispettoso dell'ambiente.

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I parametri di emissione della CO2 della propria auto possono essere verificati sui libretti di circolazione o sulla lista delle vetture in commercio pubblicata dal governo su Internet (clicca qui)

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07 giugno 2005
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