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Il WWF ha diffuso a livello mondiale il nuovo dossier sulla caccia degli ultimi tonni rossi nel Mediterraneo

14 marzo 2008

Un eccesso di mezzi e di investimenti per la cattura del tonno rosso nel Mediterraneo. E' quanto emerge dal nuovo dossier del WWF, "Caccia all'ultimo tonno rosso", diffuso l'altro ieri a livello mondiale.
Flotte decisamente sovradimensionate per numero di imbarcazioni, capacità di cattura, tecnologia impiegata, in grado di pescare quantità di tonno rosso di fatto non più disponibili nel Mediterraneo: i maggiori paesi responsabili sono Turchia, Italia, Croazia, Libia, Francia e Spagna. Con l'Italia maglia nera tra i paesi dell'Unione europea.

Per mantenere la capacità di pesca entro i limiti legali del 2008 stabiliti dall'ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonni nell'Atlantico), la flotta nel Mediterraneo dovrebbe dismettere 229 imbarcazioni - quasi un terzo delle attuali 617. Se poi ci si volesse attenere ai limiti dati dalla comunità scientifica il numero salirebbe a 283, 58 delle quali tra gli Stati membri dell'Unione europea.

"Il totale fallimento della gestione internazionale dell'industria della pesca ha consentito, nel Mediterraneo, lo sviluppo abnorme di imbarcazioni ad altissima tecnologia che fanno a gara per pescare quantità di tonno sempre inferiori, di taglia più piccola e prossime al collasso commerciale", denuncia Marco Costantini, responsabile WWF del Programma mare. "In Italia, per esempio, la flotta conta oggi 102 imbarcazioni (seconda solo alla Turchia) con una capacità di cattura pari al 14% dell'intero potenziale in Mediterraneo", aggiunge Costantini, "che equivale a 7.538 tonnellate: una quantità che è esattamente 2 volte la quota assegnata dal governo italiano nel 2007. Servirebbe una riduzione di 30 unità dell'intera flotta per rispettare le quote raccomandate dalla comunità scientifica, o di 17 per rientrare almeno nei limiti di pescato sanciti per legge. Al punto in cui siamo, solo scelte coraggiose da parte dei governi nazionali potranno far arrivare tonno rosso sulle nostre tavole in futuro, e garantire uno sviluppo del settore compatibile con la dinamica dell'ecosistema Mediterraneo".
Il dossier mostra anche che con tutta probabilità l'Italia abbia denunciato quote inferiori a quelle effettivamente pescate: ad uno sviluppo della flotta negli ultimi 10 anni molto consistente (27 nuove unità dal 1997 ad oggi) sono corrisposte quantità di pescato sempre inferiori.

L'analisi economica affrontata nello studio dimostra che le flotte del Mediterraneo dovrebbero pescare almeno 42.000 tonnellate di tonno solo per coprire i costi, il che vuol dire circa 13.000 tonnellate di tonno rosso pescato illegalmente. Un calcolo, condotto per difetto, visto che prende in considerazione solo le imbarcazioni più moderne e tecnologicamente avanzate, trascurando le catture del resto della flotta costituita di unità costruite più di 10 anni fa.
"E' un assurdo circolo vizioso. Le nuove flotte sono talmente moderne e costose", conclude Costantini, "che i pescatori sono costretti a pescare quantità illegali solo per sopravvivere e rientrare dei costi. E' come se un intero segmento economico lavorasse con impegno alla propria estinzione. E mentre denunciamo questo stato di cose, val la pena ricordare che già si stanno costruendo 25 nuove imbarcazioni iper-tecnologiche".

Il WWF si rivolge ai paesi interessati perché riducano drasticamente la pesca di tonno rosso, all'inizio della nuova stagione che si aprirà alla fine di aprile. Il WWF incoraggia anche l'ICCAT, l'ente preposto a gestire la pesca in modo sostenibile, a proporre soluzioni radicali.
Finché la pesca non sarà sotto controllo e gestita in modo sostenibile, il WWF continuerà a sostenere il divieto di pesca e ad approvare i venditori al dettaglio, i ristoranti, gli chef e i gruppi di consumo che boicottano l'uso crescente del tonno rosso.

Fonte: Aise

- Caccia all'ultimo tonno rosso
(WWF Italia)

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14 marzo 2008
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