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L'Italia è a favore del "Kyoto-2"

Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini al summit mondiale sul clima "Cop17" a Durbarn

12 dicembre 2011

L'Italia è a favore del "Kyoto-2", cioè di un’intesa fra i Paesi del mondo che delinei a partire dal 2013 le strategie per contenere il cambiamento del clima. Lo ha affermato nei giorni scorsi a Durban il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, esprimendo la posizione dell’Italia al summit mondiale "Cop17" sul clima".
"Un’alleanza - per il ministro Clini - che dovrà basarsi sulla diffusione e sulla promozione di tecnologie pulite tra i Paesi più sviluppati e quelli di nuova industrializzazione, su progetti comuni, su investimenti che mettano a disposizione dei cittadini del mondo stili nuovi di produzione e di consumo".

La protezione dell’ambiente può essere veicolo e strumento della ripresa dopo la crisi: è la cosiddetta green economy, quella a basso contenuto di carbonio. Un esempio pratico? Un’intesa da 3,6 milioni di euro appena stretta tra Italia e Cina per diffondere industria, tecnologia e conoscenze verdi.
Giovedì, di fronte all’Assemblea plenaria, il ministro Clini ha detto che "il punto di vista del nostro Paese sul futuro del Protocollo di Kyoto è chiara: pronti a sottoscrivere un secondo periodo, ma per essere utile deve rappresentare una transizione verso un quadro che ci permetta una cooperazione più forte e più vasta per ridurre le emissioni e per accelerare il passaggio verso un’economia verde in tutto il mondo. Oltre a difendere l’ambiente, la battaglia sul clima per essere vincente deve promuovere lo sviluppo sostenibile e combattere la povertà". Secondo la posizione italiana, questa forma di cooperazione deve poter offrire opportunità a tutti i Paesi, senza badare alla loro forma economica e al livello di sviluppo.
Non a caso, l’Italia è impegnata negli investimenti verdi e nella cooperazione con i piccoli Stati nelle isole del Pacifico e nei programmi con le agenzie dell’Onu per l’innovazione tecnologica pulita in Cina, Brasile, Messico, Marocco, Tunisia e altri Paesi. Esemplare il caso dell’intesa raggiunta a Durban con la Cina, che il ministro Clini ha definito "il motore del cambiamento".
"L’Italia è impegnata a sostenere la Cina nella realizzazione di uno sviluppo low carbon attraverso oltre 250 progetti congiunti promossi dal ministero italiano dell’Ambiente", ha detto il ministro in un incontro con il ministro Xie Zhenhua, vicepresidente della Commissione nazionale per la Riforma e lo Sviluppo (NDRC) e leader della delegazione cinese. "Nel nostro Paese il 25% dell’energia - ha affermato Clini - deriva da fonti rinnovabili, tra le quali il solare è quella che sta crescendo più rapidamente. Oltre il 50% delle tecnologie solari adottate in Italia proviene dalla Cina, a conferma della concreta partnership tra i due paesi. L’Unione europea è pronta a prendere nuovi impegni con l’estensione del Protocollo di Kyoto oltre il 2012, ma è necessario costruire una partnership strategica tra UE, Cina e altri paesi di nuova industrializzazione. Insieme possiamo ridisegnare una nuova geografia nella politica climatica globale". "La Cina è il partner strategico per un risultato positivo del negoziato di Durban", ha concluso Clini.

I due ministri hanno ricordato il fruttuoso rapporto di cooperazione tra Italia e Cina sui temi della protezione ambientale e dello sviluppo sostenibile, rapporto che ha portato in dieci anni a realizzare oltre 250 progetti congiunti per l’ambiente e per lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie Italiane eco-efficienti. Il partenariato Italia-Cina quest’anno è stato rafforzato con il lancio di un programma congiunto espressamente dedicato alla cooperazione sui cambiamenti climatici. L’iniziativa punta a facilitare il dialogo e lo scambio di informazioni sulle rispettive politiche nazionali, a stimolare la ricerca, lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie low-carbon e a promuovere la formazione.
"Abbiamo bisogno di una strategia a lungo termine - è lo slogan di Clini di fronte all’Assemblea plenaria - per l’innovazione tecnologica, in modo che la riduzione delle emissioni non si fermi solamente sulle tecnologie già disponibili ma anche sulla promozione delle nuove tecnologhie per un’economia senza carbonio".

Secondo il WWF, i leader del pianeta riuniti a Durban "non hanno ancora chiaro il motivo per cui siamo qui, ovvero affrontare un cambiamento climatico catastrofico". Stando a quanto ha fatto sapere Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia del Wwf Italia, a Durban per seguire i negoziati, "non vediamo nei Governi l'ambizione necessaria per mantenere l'aumento della temperatura globale entro i 2°C. Di fatto, alcuni degli scenari in gioco potrebbero vincolarci a un mondo con una temperatura media globale in aumento di 4°C, quindi dal futuro instabile, in cui gli stessi bisogni primari delle persone, come cibo e acqua, potrebbero non essere garantiti". "Centinaia di milioni di persone in tutto il mondo stanno già sperimentando gli impatti del cambiamento climatico - aggiunge - Dagli Stati Uniti, dove l'anno scorso si sono registrati 14 disastri legati al clima che sono costati più di 1 miliardo di dollari ciascuno, fino al Corno d'Africa, che sta subendo la peggiore siccità degli ultimi 60 anni, e anche l'Italia che proprio nelle scorse settimane è stata colpita da eventi meteorologici estremi dalle tragiche conseguenze".

[Informazioni tratte da AISE, Adnkronos/Ign]

 

 

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12 dicembre 2011
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