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Secondo il Consiglio di Stato l'impatto ambientale del Ponte sullo Stretto non è da considerarsi ''significativo''

Dopo il Tar del Lazio, anche il Consiglio di Stato ha bocciato i ricorsi degli ambientalisti

08 agosto 2005

In pochi si aspettavano la decisione, di qualche giorno fa, del Consiglio di Stato che ha respinto i ricorsi degli ambientalisti contro il Ponte sullo Stretto, così come aveva fatto precedentemente il Tar del Lazio.
Le associazioni affermavano che non era stato tenuto in debito conto l'impatto dell'opera su siti di rilevante interesse comunitario come la zona di Capo Peloro. Per il Consiglio di Stato l'importante era appurare se l'impatto fosse veramente ''significativo'' poiché in questo caso scattavano le maggiori tutele previste dalle direttive comunitarie.
Secondo i giudici del Consiglio di Stato, la procedura di approvazione dell'opera è corretta e tiene in giusta considerazione l'impatto ambientale sui siti di rilevanza naturalistica.
In particolare i giudici della quarta sezione scrivendo la sentenza numero 3917 del 22 luglio, hanno respinto le censure sollevate da Italia Nostra, Legambiente e Wwf.

Inoltre sono state respinte anche le tesi ambientaliste per quel che riguarda la procedura speciale per la ''Via sulle Grandi Opere'' anticipata al primo stadio del progetto (il preliminare). Nei lavori tradizionali il controllo ambientale viene svolto sul progetto definitivo perché a uno stadio di definizione maggiore, ma nel caso di infrastrutture strategiche, secondo il Consiglio di Stato e il base al decreto 190/2002 la Via è anticipata al progetto preliminare che ha già un livello di sviluppo molto dettagliato. Senza contare, come scrivono i giudici di Palazzo Spada, che la normativa fornisce una ulteriore garanzia: il progetto definitivo non solo deve corrispondere al preliminare, ma anche alle prescrizioni e ai vincoli imposti dalla Via.
Il Consiglio di Stato ha concluso affermando che ''il complesso quadro normativo consente di delineare un sistema compatibile con i princìpi comunitari e rispettoso delle esigenze anche contrapposte, coinvolte nel procedimento, nonché dei valori ambientali''.

Pur considerando ''determinante per il rilancio dello sviluppo del territorio e del Mezzogiorno il superamento del deficit infrastrutturale tra la Sicilia e il resto del paese'', la Cgil, che ha organizzato subito una manifestazione dopo l'avvenuta decisione del Consiglio di Stato, ''ritiene impossibile prevedere cosa sarà di Messina e del suo territorio nella fase di apertura dei cantieri per il Ponte''. Secondo il sindacato ''manca una seria valutazione di impatto ambientale - come dimostrano le inchieste della magistratura -, una adeguata progettazione dei cantieri, previsioni certe sui tempi effettivi di realizzazione dell'opera, sul reperimento delle materie prime su dove verranno realizzate le discariche per smaltire il materiale di risulta, non avendo ipotizzato le modificazioni alla viabilità e alla più generale geografia delle zone interessate''.

Folco Quilici, il cui amore per la Natura è fuori discussione e che da sempre si è schierato a favore della costruzione del Ponte, ha scritto ad una sua amica ambientalista, Anna Giordano: ''I popoli di tutte le culture e di tutte le età costruiscono ponti perché questo significa collegarsi, conoscersi, unirsi. Di conseguenza chi è contro il Ponte è contro l'idea più nobile del progresso: quella di creare un mondo nel quale si sia tutti 'vicini'. Ti ricordo che nel Medio Evo gli oscurantisti tentavano di proibire la costruzione di ponti considerandoli 'creature del diavolo' e minacciavano il taglio della testa e la perdita dell'anima al primo che si fosse azzardato a violare quel tabù. Nel pregarti di ragionare su tutto questo, mi auguro che tu non voglia al pari degli stregoni del Medio Evo condannarmi al taglio della testa, anche se io grido: Viva il Ponte di Messina!''.

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08 agosto 2005
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