Il Carnevale di Avola e le sue maschere tradizionali

Mentre Re Carnevale viene bruciato in piazza la gente balla sotto una pioggia di coriandoli

14 febbraio 2017
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Ballerini, Ruffiani, Massari e Micheli sono le maschere tradizionali del Carnevale avolese. Già dal 1912, in occasione di questa festa, le maschere inondavano le vie cittadine in un festoso andirivieni che aveva fine solo il Martedì a notte fonda con il rogo del pupazzo rappresentante Re Carnevale.
Tra le maschere più rappresentative di quel periodo e che sono sopravvissute sino ad ora ricordiamo: i Massari che portavano la tradizionale meusa (berretto) in testa, la camicia di flanella bianca, la giacca cortissima, i calzoni di velluto ampi e corti sino al ginocchio, calzette lunghe e bianche e stivaloni larghi. Camminavano saltellando sulla punta dei piedi con in mano una forcella e sulla spalla i vertuli (bisacce).
I Micheli invece, portavano un berrettone a maglia bianca infilato sulla testa sino al collo con quattro buchi rispettivamente all'altezza degli occhi, del naso e della bocca, una lunga camicia da donna stretta ai fianchi da una cordicella  o da un laccio di cuoio ornato con cianciani (sonagli). Queste mashere portavano in mano una "maccia r'ardicola" (pianta d'ortica) o una frasca d'ulivo che usavano per pungere e percuotere gli amici o i parenti. Recitavano per le strade scenette umoristiche e piacevoli e l'ultima sera del Carnevale avevano un ruolo particolare. Infatti, mentre in piazza si bruciava il pupazzo simbolo del Carnevale e la folla si lasciava travolgere dalla musica e dai balli, i Micheli piangevano il morto, circondandolo e agitandosi per simulare il dolore.

Un' altra maschera era quella dei piscaturi, consistente in un cappuccio a punta e un lungo soprabito o pastrano stretto al fianco. Col braccio sinistro portavano un gran paniere da marinaio e nella mano destra una lunga canna (cimetta) alla sommità della quale era attaccato un pezzo di spago con una castagna secca.  I bambini cercavano di prendere la  castagna e quando ci riuscivano venivano picchiati in testa con la canna  in maniera tale da far mollare la presa.
Altre maschere erano quelle dei Ruffiani e dei Ballarini. Questi ultimi portavano un costume molto simile a quello tradizionale della Grecia antica. I poeti dialettali e i musici inoltre, utilizzavano dei carri ambulanti, detti dei pueti, simili a quelli utilizzati  dai greci nelle feste orgiastiche in onore di Dioniso. Nel pomeriggio, i poeti erano soliti girare per il paese su carretti siciliani addobbati con rametti di oleandro (rànnulu),  e recitavano "i storii" vestiti da pulcinella e accompagnati dal suono della brogna (conchiglia). Il carretto si fermava agli incroci delle strade dove il suono del rudimentale strumento faceva accorrere i curiosi.  Gli argomenti trattati erano pungenti ed erano volti a colpire l'amministrazione comunale, gli avvocati, i dottori, gli usurai del paese oppure ad esporre argomenti di natura sentimentale e amorosa. Un' altra tradizione molto diffusa era quella di trascorrere le serate recitando indovinelli (nivinagghi).

Dopo la seconda guerra mondiale in una delle piazze di Avola si costruivano dei casotti nei quali si faceva una pesca con i numeri della tombola. In palio c'era di tutto: animali vivi (soprattutto galli) o pasticciotti (grossi dolci rotondi ripieni di marmellata) e tante altre cose. Sul finire degli anni '50 assistiamo però, ad un momento di crisi. Dal 1961 la tradizione viene ripresa e rinnovata  con lo scopo principale di attrarre turisti ad Avola. Da allora i festeggiamenti si sono ripetuti ogni anno per quattro giorni. Festoso e rinomato è il Carnevale Avolese di oggi,  si caratterizza oltre che per le maschere tradizionali anche per le sfilate di carri allegorici e infiorati e per l'esibizione di gruppi mascherati. Si comincia  nel primo pomeriggio di Sabato quando per le strade inizia a girare un pupazzo detto Re Carnevale accompagnato dal suono della banda musicale. Successivamente, in piazza Umberto I si svolge un defilè di bambini in maschera con premiazione della più bella.  Nel pomeriggio di Domenica invece, dal Viale Lido parte una grandiosa sfilata di carri allegorici, gruppi folkloristici, carretti siciliani e comitive in costume. La sera si suona in piazza Umberto I e la gente balla o passeggia mentre piovono coriandoli e stelle filanti. Il Lunedì è dedicato quasi esclusivamente alla recita delle "storii", la cui tradizione è stata felicemente ripresa con la partecipazione di numerosi poeti che accorrono anche da vari centri della provincia. La giornata del Martedì è dedicata alle prove finali della gara di poesie dialettali e ad una sfilata simile a quella della Domenica. Nella tarda serata, al centro della piazza Umberto I, viene bruciato Re Carnevale, tra la musica e il divertimento della gente.

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