100 mila cartoline a Romano Prodi per dire no al vino transgenico

16 novembre 2002
No al vino OGM. No alla Direttiva Europea numero 11 del 14 febbraio 2002 che autorizza la commercializzazione di vitigni geneticamente modificati. Sì alla valorizzazione dei vitigni tipici italiani. E sì alla ricerca clonale, cosa ben diversa dalla manipolazione genetica.
Le Città del Vino, l'associazione nazionale che raggruppa oltre 480 Comuni italiani nei cui territori si produce vino doc e docg per prime hanno rotto gli indugi e si sono schierate apertamente contro l'ipotesi di un vino OGM lanciando una campagna di mobilitazione che a partire dagli Enti Locali coinvolga i cittadini, i produttori, i consumatori di vino. Le Città del Vino hanno stampato e distribuito ai 480 Comuni aderenti 100.000 cartoline. Indirizzate al Presidente della

Commissione Europea Romano Prodi, le 100.000 cartoline contengono un appello affinché venga ritirata la direttiva emanata dalla Commissione Europea che autorizza la commercializzazione delle viti prodotte geneticamente. In ognuno dei 480 Comuni coinvolti nell'iniziativa verrà predisposto un punto per la raccolta delle firme e la sottoscrizione delle cartoline.
Da qui la decisione di essere presenti alla illustrazione del disegno di legge contro l'introduzione
delle viti trattate geneticamente.
La preoccupazione per il vino transgenico, mossa dall'Associazione Città del Vino, è legata al fatto che il Consiglio dei Ministri della Comunità Europea ha autorizzato l'introduzione degli OGM nel mercato del materiale vegetativo della vite, rimuovendo ogni e qualsiasi riserva espressa e mantenuta in precedenza.
Tale decisione è stata assunta incidentalmente dal Consiglio dei Ministri della Pubblica Istruzione, senza il coinvolgimento dei Ministri dell'Agricoltura degli Stati membri.
All'interno delle "Città del Vino", non esiste una contrarietà pregiudiziale alla ricerca, ma una convinzione che chiede esplicitamente di valutare bene tutte le possibili implicazioni e applicando un principio cautelativo, finché non saranno compiuti studi approfonditi.
L'apertura alle viti ogm può provocare conseguenze ancora non conosciute sull'ambiente e una contaminazione anche a terreni limitrofi. Inoltre i vini ogm prodotti in laboratorio possono provocare un danno ai produttori italiani, perché rischiano di mettere in discussione il legame tra vino e territorio che sta alla base della qualità ed è condizione irrinunciabile della tipicità italiana. Le Città del Vino hanno chiesto all'UE una moratoria fino a quando non ci saranno norme precise e rigorose in materia di tracciabilità, etichettatura e responsabilità.

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16 novembre 2002

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