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A Palermo la prima sentenza della Corte di Appello contro le fotocopie illegali

La Corte di Appello di Palermo ha emesso la prima sentenza di condanna in materia di reprografia

30 settembre 2004

All'Università, quello di fotocopiarsi alcuni libri particolarmente cari, è un uso che sembra fare parte intrinsecamente del tessuto universitario.
Certo un libro fotocopiato perde il suo fascino e la sua personalità, ma agli studenti, che pensano principalmente a darsi la materia, che un libro di 100 euro una volta fotocopiato perde l'aura di importanza originaria, poco importa.
E allora, flotte di studenti si riversano nella copisteria dove le fotocopie costano un centesimo in meno, e pur portandosi a casa malloppi di fogli impersonali figli di libri patinati, studiano soddisfatti non risparmiandosi in sottolineature. 

Per alcune copisterie quello di fotocopiare interi volumi è diventato un vero e proprio servizio delle loro attività, facendo finta di dimenticare che tale attività è illegale.
A Palermo, al titolare di una copisteria, sono state le forze dell'ordine a far ritornare alla memoria la materia legislativa che tutela i diritti d'autore.
L'uomo aveva messo su una vera e propria attività editoriale illecita e nella sua copisteria le forze dell'ordine hanno trovato ben 540 opere letterarie e scientifiche d'autore interamente riprodotte e pronte per la vendita, il tutto, ovviamente, senza curarsi del fatto che è un reato fotocopiare opere letterarie protette, oltre i limiti consentiti dalla legge (15%) e senza pagare i diritti d autore.

Così - rende noto la Siae - la Corte di Appello di Palermo, applicando l'art. 171 ter della legge sul diritto d'autore, ha emesso la prima sentenza di condanna in materia di reprografia, nei riguardi del gestore di una copisteria: 4 mesi di reclusione, una multa di 1800 euro, con interdizione dall'esercizio dell'attività commerciale per 9 mesi, la pubblicazione della sentenza e il risarcimento del danno alla Società Italiana Autori Editori.

"Gli ingenti danni causati agli autori e agli editori dalle cosiddette 'fotocopie selvagge'- ha dichiarato il Direttore Generale della Siae, Gianni Profita - hanno indotto le forze dell'ordine e la Società Italiana Autori Editori ad intensificare la loro attività di contrasto alla pirateria anche nel settore delle opere letterarie, nell'ambito della legge 248/2000, che consente la riproduzione di opere protette solo per uso personale e nei limiti del 15% di ciascuna pubblicazione con il pagamento dei diritti d autore".
Secondo le stime dell'AIE (Associazione Italiana Editori) si è calcolato in 315 milioni di euro il mancato fatturato di tutta la filiera editoriale, dagli autori alla casa editrice, dalle librerie ai distributori.

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30 settembre 2004
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