Criminalità & usura, a Caltanissetta nasce l'Associazione antiracket

La prima riunione provinciale convocata per il 31 gennaio

09 gennaio 2003
Racket e usura.

Due fenomeni che stroncano le attività commerciali anche nel Nisseno, dove le denunce si contano sulle dita di una mano.

Intanto continuano gli avvertimenti da parte della criminalità: numerosi gli episodi avvenuti di recente a Caltanissetta, Gela, Niscemi e San Cataldo.

La nuova Associazione provinciale antiracket e antiusura ha deciso di convocare la prima riunione provinciale per il 31 gennaio.

"E' arrivato il momento di intraprendere una forte ed incisiva campagna di sensibilizzazione nel territorio sui benefici previsti dalla legge per chi collabora con le forze dell'ordine, con l'obiettivo di assicurare alla giustizia strozzini ed usurai - dice il presidente dell'associazione Mario Rino Biancheri - Le organizzazioni e gli enti soci dell'Antiracket dovranno prendere l'impegno a promuovere l'associazione e fornire materiale informativo su come liberarsi dal giogo del racket e dell'usura. E' chiaro che servono stimoli forti per spingere chi si trova nella morsa a chiedere aiuto. Da soli non si va da nessuna parte - ha detto ancora Biancheri -. Pensare di farcela da soli è una mera utopia".

Saranno 50.000 gli opuscoli che l'Antiracket e antiusura si appresta a distribuire su tutto il territorio provinciale e con particolare riguardo alla città di Gela. Almeno dieci organizzazioni provinciali di categoria quelle che sottoscriveranno il protocollo d'intesa per la promozione dell'associazione. Sono questi i numeri di quella che si preannuncia una campagna senza precedenti sul territorio provinciale. "Miriamo ad annunciare che ci siamo e che siamo pronti a sposare la causa di chi vuole sottrarsi alle pressioni del racket e dell'usura - ha aggiunto Biancheri - Dalla nostra parte le forze dell'ordine e la loro capacità investigativa, l'Ufficio Territoriale del Governo, oltre ai nostri consulenti".

Secondo la legge, ha diritto a beneficiare dei contributi previsti dal Fondo di solidarietà per le vittime dell'estorsione colui che, esercitando un'attività economica o una libera professione, abbia subito un danno a beni mobili e immobili, o lesioni personali, o un danno sotto forma di mancato guadagno, in conseguenza di: a) delitti commessi per costringerlo ad aderire a richieste di estorsione, avanzate anche successivamente ai fatti; b) delitti commessi per ritorsione alla mancata adesione a tali richieste; c) una situazione d'intimidazione anche ambientale.

L'elargizione è concessa ad alcune condizioni, di cui due fondamentali: la vittima deve aver riferito all'autorità giudiziaria tutti i particolari di cui sia a conoscenza sul delitto da cui è derivato il danno; la vittima non deve aderire, o deve aver smesso di farlo, a richieste di estorsione (questa condizione deve permanere dopo la presentazione della domanda di accesso al fondo). Possono quindi richiedere il contributo: l'interessato o, in caso di morte con movente estorsivo, i suoi eredi. L'elargizione del contributo è pari all'intero ammontare del danno (danno emergente e mancato guadagno) e, comunque, non superiore per ogni domanda a 3 miliardi di lire.
Il contributo è esente dal versamento delle imposte Irpef ed Irpeg.

Una volta ricevuta la domanda, il prefetto attiva l'istruttoria, che conclude entro un massimo di 90 giorni. La domanda, accompagnata dagli elementi istruttori, giunge così al Comitato di solidarietà per le vittime dell'estorsione e dell'usura, che entro un massimo di 60 giorni la esamina e delibera sulla concessione dell'elargizione.

Fonte: La Sicilia

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09 gennaio 2003

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