Da oggi si ritorna a sparare. Riapre la stagione di caccia fra polemiche ed esaltazioni

Quest'anno la stagione venatoria con venti giorni di anticipo

06 settembre 2003
Via libera da oggi alle doppiette in molte Regioni italiane.
Sono in tutto 14, senza il Lazio bloccato dal Tar, le amministrazioni che hanno deciso di aprire la stagione venatoria nella prima settimana di settembre con un anticipo di tre settimane circa sulla partenza ufficiale. E il copione è quello dello scorso anno: cacciatori da una parte, che difendono le proprie ragioni e parlano della loro attività come ''opportunità '', ambientalisti dall'altra, che insorgono per i diritti degli animali e che quest'anno impugnano dinanzi ai Tar incendi e siccità per sollecitare lo stop alle preaperture.

Sul fronte della giustizia amministrativa i primi risultati sono venuti dal Tribunale amministrativo del Lazio che ha accolto la richiesta di sospensiva presentata da Lac e Lav (l'esame nel merito è per il 5 settembre). Ora si attende la risposta per i ricorsi presentati in Campania e in Abruzzo.
Le Regioni che restano 'fuori tiro' sono Val d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia e Trentino Alto Adige che non hanno previsto anticipi e dove la stagione venatoria partirà regolarmente il 21 settembre.

Secondo la classifica regionale stilata dalla Lipu, Puglia e Calabria hanno messo in cantiere ben 9 giornate di preapertura, seguite da Abruzzo (8 giornate), Sicilia (7), Friuli-Venezia Giulia, Campania ed Emilia-Romagna (6). Le Marche si distinguono invece per il numero di specie di uccelli cacciabili inserite in preapertura (ben 16), seguite da Lazio (12), Basilicata (10), Puglia (9), Umbria (8) e Friuli (7).
Tanti gli appelli che si sono susseguiti in questi giorni di vigilia da parte del mondo ambientalista a sindaci, presidenti di Regione e Governo. In tutti era presente l'allarme strage: ''l'esercito delle oltre 700mila doppiette italiane - per Wwf, Lipu, Lav, Lac, Peta Animalisti Italiani, DeA e Altura - determina a ogni stagione venatoria la morte di 100milioni di animali selvatici (solo in provincia di Bergamo, lo scorso anno, sono stati uccisi ben 1.021.795 uccelli), procura grossi danni agli equilibri ecologici locali, mina la sopravvivenza anche di molte specie rare e vulnerabili e impedisce ai cittadini la fruizione di boschi e campagne''. Senza contare, hanno rilevato le associazioni, che ''nella stagione 2001/2002 la caccia ha causato 172 incidenti con 54 morti, 89 feriti e 7 invalidi''.

Sul fronte cacciatori, Federcaccia (429.800 iscritti sulle 705mila doppiette registrate nel 2002 in Italia) ha sottolineato l'importanza del settore sia da un punto di vista economico (un giro d'affari di 6.000 miliardi di vecchie lire l'anno per un totale di 60mila addetti tra produzione diretta e indotto) che del territorio. In tal senso il presidente Fausto Prosperini ha sottolineato ''gli effetti positivi derivanti dall'attività venatoria'' in particolare per il fatto che ''negli ultimi dieci anni il patrimonio faunistico è migliorato qualitativamente e potenziato quantitativamente''.

Fonte: Ansa Ambiente

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06 settembre 2003

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