I ''nuovi Italiani''

Sono tre milioni, sono stranieri e senza di loro l'Italia avrebbe grosse difficoltà. Sono i nuovi italiani e saranno sempre di più

26 ottobre 2006

Pubblicati a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, i due esplicativi rapporti, il primo dell'Istat l'altro della Caritas, ci danno un quadro molto preciso dell'aumento della popolazione straniera in Italia. Stranieri che negli ultimi anni hanno contribuito in maniera sempre più fattiva alla costruzione dell'Italia e che, in certo qual modo, si sono ''guadagnati'' l'adozione nel nostro Paese, adozione legittimato dai numeri che nei due rapporti si possono leggere.
Per esempio, consultando i dati contenuti nell'ultimo rapporto dell'Istituto nazionale di statistica, scopriamo che sono 2 milioni 670 mila514 gli stranieri residenti in Italia (1.350.588 maschi e 1.319.926 femmine, residenti in Italia al 1° gennaio 2006), e che rispetto all'anno precedente gli iscritti all'anagrafe sono aumentati di 268.357 unità (+11,2%).
Un aumento comunque inferiore a quello registrato nei due anni precedenti, quando l'incremento dei residenti stranieri era stato determinato in larga misura dagli ultimi provvedimenti di regolarizzazione (Legge n. 189 del 30 luglio 2002, art. 33, e Legge n. 222 del 9 ottobre 2002), grazie ai quali numerosi immigrati, già irregolarmente presenti in Italia, avevano potuto sanare la propria posizione e iscriversi successivamente all'anagrafe.

La crescita della popolazione straniera residente nel nostro paese è dovuta anche all'aumento dei nati di cittadinanza straniera (figli di genitori entrambi stranieri residenti in Italia) che nel 2005 si traduce in un saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) in attivo di 48.838 unità. Il saldo, pur essendo nettamente inferiore rispetto a quello determinato dai flussi migratori, è particolarmente significativo soprattutto se contrapposto al bilancio naturale della popolazione residente di cittadinanza italiana, che risulta invece negativo per 62.120 unità.
Complessivamente gli immigrati incidono sulla popolazione generale per il 4,5%, con un incremento dello 0,4% rispetto a un anno prima. Un valore ancora basso rispetto ad altri paese europei se si pensa che in Germania, a gennaio 2006, i residenti di cittadinanza straniera sono l'8,8%, in Spagna e nel Regno Unito (già nel 2004) rispettivamente il 6,6% ed il 4,7%, mentre in Francia nel lontano 1999 (data dell'ultimo censimento), la quota degli stranieri era pari al 5,9%.
Da questo grande e crescente serbatoio di cittadini stranieri residenti in Italia va aumentando nel corso degli anni anche il numero di coloro che riescono ad ottenere la cittadinanza italiana. Dati specifici sull'anno passato non ce ne sono, ma complessivamente, a partire dal 1996, il numero di ''nuovi italiani'' si avvicina ai 180mila. Ancora oggi la maggior parte di queste acquisizioni di cittadinanza avviene per matrimonio, soprattutto tra uomini italiani e donne straniere.
Quanto alla distribuzione geografica degli immigrati, il Nord e il Centro si confermano le zone con la concentrazione di gran lunga più forte. Il Mezzogiorno accoglie infatti soltanto il 12% della popolazione straniera, la parte restante è suddivisa fra il Nord-Ovest (36,6%), il Nord-Est (27,4%) e il Centro (24%). Tra le regioni a detenere il record degli stranieri residenti è la Lombardia, con il 24,9%.

I dati Istat fin qui riportati segnano diverse migliaia di persone in meno, rispetto al il più recente rapporto della Caritas. Secondo questo, infatti, gli immigrati in Italia superano la soglia dei 3 milioni e tra dieci anni la loro incidenza sulla popolazione sarà addirittura raddoppiata.
I dati aggiornati del Rapporto Immigrazione Caritas/Migrantes 2006, dicono che alla fine del 2005, gli immigrati regolari in Italia erano esattamente 3.035.000, il 5,2% della popolazione, in pratica uno ogni 20 residenti. Questo dato colloca il nostro tra i grandi Paesi europei di immigrazione: Germania (7.287.980), Spagna (3.371.394), Francia (3.263.186), Gran Bretagna (2.857.000).

L'aumento - dovuto in parte ai nuovi arrivi (187 mila), in parte alle nascite di figli di cittadini stranieri (52 mila) che sarebbe errato chiamare stranieri - nel prossimo futuro sarà ancora più consistente, come dimostrano le 485 mila domande di assunzione presentate nel mese di marzo 2006 per rientrare nel tetto fissato dal decreto flussi. Se si tiene conto del nostro deficit demografico e della pressione dei Paesi d'origine - avvertono i ricercatori Caritas - è realistico stimare l'impatto in entrata in almeno 300 mila unità l'anno. Gli immigrati - rileva il dossier - ''diventeranno sempre più l'unico fattore di crescita demografica in grado di rimediare alla prevalenza dei decessi sulle nascite''. Insomma la popolazione italiana continuerà a mantenersi grazie agli stranieri.

Dove vivono i ''nuovi italiani'' - Le città di Roma e Milano detengono, rispettivamente l'11,4% e il 10,9% della popolazione straniera. La Lombardia è la prima regione perché accoglie da sola quasi un quarto del numero complessivo. Al Nord si trova il 59,2% degli stranieri, al Centro il 27% e nel Meridione il 13,5%.
Le province con il più alto tasso di incidenza della popolazione straniera sono Prato (12,6%), Brescia (10,2%), Roma (9,2%), Pordenone (9,4%), Reggio Emilia (9,3%), Treviso (8,9%), Firenze (8,7%), Modena (8,6%), Macerata e Trieste (8,1%). La maggioranza dei permessi di soggiorno è a carattere stabile: più di 9 su 10 immigrati sono presenti per motivi di lavoro (62,6%) e per famiglia (29,3%).
Da dove vengono i ''nuovi italiani'' - Ogni 10 stranieri, cinque sono europei, due africani, due asiatici e uno americano: trent'anni fa erano euroamericani nove su 10. Gli originari dell'Est europeo sono circa un milione, tra questi i principali gruppi sono quello albanese e ucraino mentre tra i comunitari quello polacco. Per l'Africa, spicca quello marocchino, per l'Asia quelli cinese e filippino, per l'America quelli peruviano e statunitense.
Per quanto riguarda il sesso dei cittadini stranieri, è possibile registrare una certa parità: il 50,1% è uomo, il 49,9% donne. Per il 70% (contro il 47,5% degli italiani) si concentrano nella fascia di età 15-44 anni. La fecondità delle donne immigrate è maggiore delle italiane: 2,4 figli contro 1,2; nel 2005 sono nati 52 mila bambini ed hanno inciso per il 9,4% sulle nuove nascite. Tra i marocchini i figli sono 4 per donna, tra i polacchi e i rumeni 1,7. Tra le immigrate ci sono più divorziate rispetto alle italiane (2,5% contro l'1,7%).

Dove lavorano e quanto guadagnano - Nei confronti del mercato del lavoro, gli immigrati stanno esercitando un peso crescente: 1 ogni 10 occupati è nato in un paese extracomunitario. Nel 2005, 727.582 nuovi assunti su 4.559.952 erano immigrati. Sono 130.969 i cittadini stranieri titolari d'azienda, con un aumento del 38% rispetto al giugno 2005. Secondo la banca dati dell'Inps, le retribuzioni degli immigrati sono mediamente pari alla metà di quelle degli italiani, anche a causa del loro discontinuo impiego.
Inoltre, secondo il dossier Caritas, otto stranieri su dieci ritengono che la loro qualità della vita sia migliorata, grazie anche al loro atteggiamento ''positivo e collaborativo'', che gli permette di superare anche le ''condizioni più disagevoli''. Il documento sostiene, inoltre, che l'immigrato ''è una componente dinamica del mercato del consumo'': il 91% ha il cellulare, l'80% possiede il televisore, il 75% invia rimesse in patria, il 60% possiede un conto in banca, il 55% ha un'auto. Gli immigrati, poi, incidono per il 5,3% sul totale dei titolari di patente automobilistica (1.890.000, complessivamente, di cui 330 mila nuovi acquisitori nel 2005, un quarto di tutti gli iscritti a scuola guida). E' la casa il problema più spinoso (e non solo per gli stranieri): circa il 12-15% lo ha risolto diventando proprietario dell'immobile (506 mila persone secondo la stima più alta). Sono stati 116 mila quelli che hanno acquistato un alloggio nel 2005 (il 14,4% degli acquirenti totali e addirittura il 20% a Roma) mentre il 72% vive in case in affitto. Tuttavia, circa 860 mila stranieri sarebbero in condizione di difficoltà abitative, anche se il rapporto ne stima 250 mila.

Le loro religioni - Rispetto alla fede, il 49,1% si riferisce a cristiani (circa un milione e mezzo), il 33,2% a musulmani (circa un milione), il 4,4% a religioni orientali.
I minori - I minori stranieri sono 586 mila, pari ad un quinto della popolazione straniera, un'incidenza maggiore rispetto a quella degli italiani. Essi hanno conosciuto quasi un raddoppio nel corso degli ultimi 5 anni (nel 2001 erano 326 mila) ed in oltre la metà dei casi (56%) si tratta di persone nate in Italia. Gli studenti con cittadinanza straniera sono 424.683 e tra due anni supereranno il mezzo milione.

Come vengono accolti i ''nuovi italiani'' - Come ben sappiamo non sempre immigrazione fa rima con integrazione. Anzi. Il rapporto Caritas, infatti, riporta anche notizie meno confortanti. Ogni giorno, infatti, si registrano in media due tre denunce per discriminazioni razziali ai danni di cittadini stranieri. Nel 2005 l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali ne ha ricevute ben 867. Le denunce si concentrano specialmente al centro-nord e pervengono per lo più da africani (37,6%), per i quali fa ''da catalizzatore il colore della pelle''. L'oggetto delle discriminazioni riguarda il lavoro (28,4%, con problematiche relative per lo più l'accesso al mercato e al mobbing) e gli alloggi (20%). Per alcune nazionalità le denunce sono in diminuzione (albanesi, ad esempio) per altre in aumento (rumeni). Un terzo dei detenuti stranieri ha beneficiato dell'indulto (7.709 su 20 mila).
Un altro dato allarmante riguarda le considerazione che i nostri connazionali hanno dei loro nuovi concittadini. Il 40% degli italiani ritiene che gli immigrati siano maggiormente coinvolti nelle attività criminali, pur trattandosi di un pregiudizio diffuso in misura minore rispetto a quanto rilevato tra tedeschi e inglesi.

- Sintesi del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes 2006

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26 ottobre 2006

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