Il Grande Ponte... disegnato a penna

Quella sullo Stretto aarà una delle opere più costose mai realizzate, ma un risparmio è stato applicato...

20 dicembre 2008

Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) ha sbloccato 6,7 miliardi di euro per le grandi opere. Ottocento milioni del rifinanziamento della legge obiettivo al Mose, di cui 320 milioni nel 2009 e 480 milioni nel 2010. Lo sblocco dell'autostrada Tirrenica Cecina-Civitavecchia, che vale 3.780 milioni, con l'approvazione del progetto preliminare e il piano finanziario. La nuova assegnazione di 4,8 miliardi del fondo aree sottoutilizzate (Fas) al piano delle infrastrutture 2009 oltre ai 2,5 miliardi già assegnati direttamente dal decreto legge 185 a Fs, Tirrenia e Anas.
Queste le principali decisioni assunte nei giorni scorsi dal Cipe per rilanciare il piano delle infrastrutture in Italia. Affermate le priorità politiche del Mose e della Cecina-Civitavecchia, cara al ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, la partita più interessante è proprio quella del Fas.
Dei miliardi sbloccati, la quota non vincolata è di 4,8 miliardi che andranno per 4 miliardi al Sud e per 800 milioni al Centro-nord. Al Centro-nord dovrebbe andare anche il miliardo e mezzo di fondi destinati alla legge obiettivo dal decreto legge 185, al netto della quota Mose distribuita ieri. Le risorse vere in palio nelle prossime settimane sono quindi quattro miliardi per il Sud e 2,3 miliardi per il Centro-nord. Per i 4 miliardi assegnati al Sud sono in pole position un gruppo di opere individuate già da tempo: la Salerno-Reggio Calabria, la strada statale Jonica, la ferrovia Messina-Catania, alcuni interventi idrici, le metropolitane di Napoli e Palermo. E per il Ponte sullo Stretto? Per ora le fette di questa torta sembrano essere state già spartite...

IL PROGETTO DEL PONTE? DISEGNATO SUL QUADERNO
di Antonello Caporale (Repubblica.it, 19 dicembre 2008)

Che ponte miracoloso! E che progetto! Il sogno di unire Scilla e Cariddi è ricco di fatica e di ingegno. Calcoli e ricalcoli, vent'anni di indagini, e sonde e foto e studi fino a quando finalmente la luce si è vista. Impregilo ha vinto la ciclopica gara producendo carte e ancora altre idee per qualificare meglio il piano dell'attraversamento carrabile dello Stretto. Impregilo, capofila di un gruppo di aziende specializzate nelle grandi opere (Condotte, Cmc, coop ravennate, la giapponese Ishikawajima) ha chiesto a un colosso della progettazione, la danese Cowi, di offrire alla società appaltante, la Stretto di Messina, il progetto di gara, la cartolina finale della grande opera.
Colossi, dunque. Che però nella stesura degli elaborati hanno voluto mantenere un basso profilo. Molto molto basso.

Non hanno attivato i fuochi pirotecnici che i software ingegneristici sono in grado di esibire, e neanche hanno pensato di farsi aiutare dal sistema elettronico di scrittura word in uso pure al più decrepito dei computer. Si sono negati anche e perfino la vecchia ma leggendaria Olivetti. A penna, su un foglio a quadretti, come amanuensi venuti dall'antichità, hanno scritto numeri e comparti, proposte e idee.
Almeno nella parte (2R-codice Bo-001 n° 1) che la Repubblica ha potuto visionare, nell'ambito più complessivo della illustrazione dell'opera ("L'opera di attraversamento - Relazione specialistica - sistema di sospensione") i progettisti si sono serviti della biro e hanno scritto. Come fosse un compitino di matematica del liceo: scrittura però chiara, e disegni intellegibili. Mano disciplinata e senza salti di linea.

Grandioso. Il ricorso a questa inedita sfida polemica alla modernità, nel cuore di un progetto che all'opposto testimonia l'avanzare impetuoso dei tempi moderni, racconta forse quale forza evocativa i progettisti abbiano voluto mostrare. E la commissione che ha affidato la gara ha raccolto questa testimonianza giudicandola meritevole del successo. Intendiamoci e scriviamolo subito. I regolamenti che disciplinano la trasmissione di tali atti possono contemplare, e a volte effettivamente contemplano, la stesura dei documenti anche attraverso manoscritti. Cosa rara e bizzarra ma possibile. Dunque lecita, perciò non sindacabile.
La società Stretto di Messina ha poi convocato i massimi esperti della scienza e della tecnica a comporre il tavolo esaminatore. Tra i chiamati al compito di valutare congruità ed efficacia dell'elaborato, un grande ingegnere inglese, Ian Firth, consulente e specialista di strutture e ponti di grande luce, e un cattedratico danese, il professor Niels Gimsing, del dipartimento di ingegneria strutturale dell'Università tecnica della Danimarca. Gimsing è molto noto anche per gli studi dedicati al ponte dello Storebelt (si veda per tutti East Bridge, Storebelt Pubblications, 1998) opera ideata proprio dal colosso danese Cowi chiamato poi in Italia da Impregilo. E l'ingegner Firth è chief operating officer di Flint & Neill, società di consulenza, specialista nella progettazione di ponti. Poche settimane fa questa società è andata a nozze con la Cowi. Un dispaccio del 3 dicembre comunica infatti: "Flint & Neill merges with Danish giant, Cowi".

Certo, il progetto di gara che la commissione ha dovuto esaminare è datato 16 maggio 2005, l'approvazione risale a circa un anno dopo, e l'alleanza societaria è fatto di questi giorni. Ma l'evento irrobustisce anziché diradare la sequela di contestazioni di conflitti di interesse di cui sarebbero vittima i maggiori protagonisti del mondo imprenditoriale coinvolto nell'intrapresa.
Elementi che si sommano alle critiche, ancora più serrate, sulla qualità del progetto e la sua congruità economica. Solo pochi giorni fa il professor Remo Calzona, che ha vissuto come valutatore scientifico la progettazione dell'opera, ha dichiarato proprio a la Repubblica la sua contrarietà all'idea del ponte a campata unica: "E' troppo costoso e anche pericoloso" (LEGGI).
Calzona documenta il rischio che anche tra Scilla e Cariddi possa verificarsi, nel caso si segua l'idea approvata, il rischio che il ponte subisca il cosiddetto effetto galopping, un ingobbimento sinuoso della carreggiata dovuto alla dinamica dei venti. Effetto che proprio in Danimarca, e proprio sullo Storebelt, si è verificato imponendo ulteriori costi derivanti dalla apposizione di "alettoni" che hanno il compito di non far ondulare il manto stradale.

Il progetto contestato ma in attesa di finanziamento comporta anche immense attività di scavo. Solo in Calabria si movimenteranno, con gli scavi, oltre quattro milioni di metri cubi di terra e di roccia. Tutto in un luogo in cui le "imprese" in odore di mafia sono specializzate proprio nel movimento terra.
Però 'u ponti vulimu.
E' divenuto un bisogno impellente, un punto d'onore per calabresi e siciliani, un'opera-totem, raffigurazione icastica dello Stato chiamato a narrarne l'efficienza e a trasmetterne il genio. A prescindere, direbbe Totò.

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20 dicembre 2008

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