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L'incosapevolezza di San Valentino e… quando il cuore cede per l'amore che fù

O voi innamorati che volete sognare, sapevate che…

14 febbraio 2004
Diciamola così, San Valentino divenne patrono degli innamorati a sua insaputa.
Già, la triste novella arriva da Padre Luciano Canonici, frate della Basilica di Porziuncola di Assisi,  che ha ricostruito la storia, per altro ancora incerta, di San Valentino, in un volume pubblicato intitolato ''Valentino, Santo per una dote?''.
Padre Canonici fa risalire al 1465 la dichiarazione pubblica riguardante San Valentino patrono dei fidanzati. ''Papa Paolo II - scrive il frate nel volume - autorizzò il cardinale Giovani Torquemada (da non confondersi con Tomaso Torquemada) a fondare a Roma l'Arciconfraternita della SS. Annunziata che doveva procurare la dote per le fanciulle nubili; dote che veniva distribuita il 14 febbraio di ogni anno nella sede dell'Arciconfraternita che si trovava nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva. Le ragazze andavano a Roma per ricevere la dote, o parte di essa. Stando in chiesa facevano la comunione e questa consuetudine divenne una specie di festa ecclesiastica e devozionale. Ma quel giorno - spiega padre Canonici - era, com'è oggi, quasi ovunque dedicato a San Valentino di Terni che, per questo motivo, cominciò ad essere venerato soprattutto dalle nubili, specialmente se fidanzate''.
''Ben presto - prosegue il frate - le ragazze furono accompagnate in chiesa dai loro fidanzati e si rafforzarono, di conseguenza, i motivi di devozione a San Valentino e si fecero con più insistenza promesse di matrimoni, tanto era stata assicurata la dote. Il giorno di San Valentino divenne, quindi, per consuetudine, la festa dei fidanzati, la data della certezza di potersi sposare. Le nubende, accompagnate dai loro spasimanti, di anno in anno cominciarono a sfilare in processione davanti al Papa che celebrava in Roma la cerimonia e San Valentino divenne, direi a sua insaputa, ma ritengo con molta soddisfazione, la festa del confermato fidanzamento in pubblico''.

Dalla Capitale la festa di ''San Valentino dei fidanzati'' emigrò in Inghilterra e, quindi, dal 1492 in poi andò a rallegrare le nubende del nuovo mondo. ''Da dove è tornata a noi, trasformata e arricchita in una laica ricorrenza nella quale non ci si accontenta più, come un tempo, di scambiarsi bigliettini affettuosi, detti 'valentini', o un fiore, ma è d'obbligo il regalo costoso''.

E dal paese della prima tappa di emigrazione, la Gran Bretagna, arriva un ulteriore notizia non esattamente rallegrante. Un equipe di medici inglesi, dai risultati di alcune loro ricerche, affermano: "d'amore si può morire".
L'amore (forse) fa male, secondo studi britannici citati in un articolo del "Guardian".
Gli scienziati, ricorda la rivista "The Guardian" dove è stato pubblicato la ricerca, da tempo sanno che l'innamoramento produce specifici effetti fisiologici: sale il livello d'adrenalina, la frequenza del battito ecc. Qualcosa di simile ai sintomi dello stress. Per non parlare delle storie finite, dell'abbandono da parte del partner: il sistema immunitario scricchiola e si è soggetti ad affezioni varie.

"Ebbene sì, si può morire dell'amore finito". Ne è convinto il cardiologo Martin Cowie, dell'Istituto nazionale per il cuore e il polmone di Londra. La sua opinione è sostenuta da un nuovo studio di prossima pubblicazione che ha preso in esame un campione di 2000 persone.
Ma evidenze sull'argomento ci sono dal lontano 1969, anno in cui risultò da uno studio pubblicato dal "British Medical Journal" che per chi perde la persona amata (dopo i 55 anni) il rischio di morte aumenta del 40%. Soprattutto per infarto.
Uno studio del 1996, condotto su un enorme campione di un milione e mezzo di persone, tra i 35 e gli 84, che avevano perduto il consorte ha confermato: sei mesi dopo l'evento il rischio di morire per attacco di cuore aumenta dal 20 al 35%, mentre si elevano i rischi di morte per incidenti, episodi di violenza o alcol.
Spiegazione del professor Bran Hurwitz del King's College di Londra: "Succede che uno stress acuto può favorire un attacco cardiaco". Cowie fa eco: perdendo l'appoggio della persona amata "si può diventare più stressati, si può bere di più".

Secondo altri esperti, il cuore infranto (per amore) provoca conseguenze negative su tutti gli organi che si manifestano con sintomi che vanno dai dolori muscolari ai disturbi gastrointestinali, passando per l'artrosi cervicale; è anche più facile prendere il raffreddore o l'influenza.
Lo psicologo Philip Evans, dell'università di Westminster, ha scoperto in una ricerca recente che il tasso di immunoglobulina A (il principale anticorpo del nostro organismo) è più basso in coloro la cui vita emotiva è andata in frantumi.
E negli Usa hanno anche calcolato la qualità della vita amorosa a partire da certi parametri fisiologici, come il bilanciamento degli ormoni e i livelli immunitari. C'è stato anche un tentativo di prevedere il destino di una coppia a partire da questi dati, la durata della relazione.

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14 febbraio 2004
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