La Regione Sicilia punta sui ''porti turistici'': creare per i turisti più ''porte d'ingresso'' verso un mondo da scoprire

21 novembre 2007

C'è chi li giudica inquinanti e pericolosi per l'ambiente, chi antieconomici, chi al contrario fonte di facili guadagni.
I porti turistici dividono e fanno discutere gli esperti ai lavori. Ma ciò che è certo è che ogni anno l'invasione dei turisti nautici si ripete anche in Sicilia. Le statistiche parlano di un incremento del fenomeno a livello europeo, dagli anni Sessanta a oggi, superiore al 5% annuo. Una crescita che risente del miglioramento del tenore di vita e di una più facile mobilità.

Oltre il 50% dei posti barca italiani è concentrato al Nord: Liguria, Toscana, Friuli, Venezia Giulia e Veneto. In testa alla classifica c'è però la Campania con circa 14.000, mentre la Sicilia si ferma a circa 10.000, dei quali quasi 4.000 nei porti turistici.
''La Sicilia ha caratteristiche ineguagliate nel Mediterraneo e la realizzazione di adeguate infrastrutture e servizi per la nautica da diporto è di interesse strategico per sfruttare le opportunità che le offre la sua posizione al centro del Mare Nostrum'', sostiene l'assessore regionale al Bilancio, Dore Misuraca. Così la Regione lancia la sua sfida: fare dei porti turistici la 'porta d'ingresso' verso un mondo da scoprire.
''Il sistema della portualità turistica siciliana - ha spiegato l'esponente dell'esecutivo regionale - attribuisce agli accessi al mare il ruolo di strumento per coniugare la costa con le aree interne. Insomma si tratta di un sistema non fine a se stesso, ma utile ad attrarre i flussi turistici dai punti di sbarco, attraverso percorsi mirati, al cuore della Sicilia''.
Due gli obiettivi centrati negli anni dalla Regione. Innanzitutto il recepimento del cosiddetto decreto Burlando (leggi) che ha dato un'accelerazione ai tempi di esecuzione delle opere. In secondo luogo la creazione di uno strumento di pianificazione della nautica da diporto. Una sorta di piano dei porti che fotografa la situazione delle darsene nell'Isola, prevedendo una circumnavigazione della Sicilia con soste ogni 30 miglia.

Il censimento realizzato nel 2001 è stato di recente aggiornato a seguito della crescente domanda di nuovi posti barca in diverse località della Sicilia e dell'avvenuta adozione da parte delle amministrazioni comunali dei piani regolatori portuali, strumenti indispensabili per la realizzazione dei porti stessi. Dei 139 approdi censiti, 42 hanno caratteristiche nautiche/portuali (fondali, lunghezza degli scafi, rapporto tra posti auto e posti barca, officine) e parametri turistico/ricettivi (numero di alberghi e bed breakfast; presenza di siti archeologici, parchi, monumenti, musei; distanza che separa ogni scalo dalla grande viabilità autostradale e dai poli aeroportuali e dai presidi sanitari) in grado di offrire ai visitatori un valore aggiunto, di collocare gli stessi porti nella categoria di approdi in grado di accogliere flussi di natanti di origine extraregionale.
Il piano di sviluppo della nautica da diporto del 2001 fotografava il patrimonio delle infrastrutture portuali nell'ambito del quale sono stati individuati nove interventi da finanziare con circa 120 milioni di euro di risorse comunitarie. Si tratta dei porti, i cui lavori sono iniziati, di Balestrate (Palermo, numero posti barca 700); Sant'Erasmo (Palermo, 270); San Nicola l'Arena (Palermo); S. Marina Salina (Eolie, 300); Riposto (Catania, 650); Marina di Ragusa (Ragusa, 1000); Lampedusa (Agrigento); Pantelleria (Trapani, 200) e Portopalo di Menfi (Agrigento, 245) per un totale di 3365 posti barca.
Tra questi quello di Ragusa, porto hub a cui si riconosce una funzione trainante nell'attrazione del flusso turistico e della circolazione intorno all'Isola, rappresenta il fiore all'occhiello con un investimento al 50% tra pubblico e privato (68 milioni di euro complessivi).

La scelta del luogo ''è posta in correlazione - si legge nel Piano strategico della Regione - alla posizione dislocata lungo il perimetro della Sicilia in modo tale da intercettare le rotte che, provenienti dal Tirreno e dall'Adriatico, si protraggono attraverso il mar Ionio a Levante, verso la Grecia e la Turchia, e a Mezzogiorno, oltre Capo Passero, verso il nord Africa e l'arcipelago maltese, e a Ponente in direzione della penisola iberica e dello Stretto di Gibilterra''.
E' dei giorni scorsi, invece, la posa della prima pietra del porto turistico di Siracusa. Un'opera da 27 milioni di euro e circa 600 posti barca, finanziata per un terzo da soldi pubblici e per due terzi da investimento privato del gruppo Acqua Pia Antica Marcia di Francesco Caltagirone. Il progetto prevede oltre ai servizi a terra per la nautica da diporto, un albergo, una pista per elicotteri, un club velico, un centro commerciale, una sala convegni. La struttura si estenderà su una superficie di 147mila metri quadrati e dovrebbe vedere la luce nell'arco di 36-40 mesi.
Tra i progetti sulla carta, oggetto di discussione delle diverse conferenze di servizio, anche quello di un'avveniristica struttura da diporto, che dovrebbe sorgere a Mazara del Vallo (Trapani). Nelle intenzioni dei progettisti il porto da 900 posti barca prevede anche la creazione di un delfinario da 1.500 mq, un centro commerciale, un anfiteatro e persino una moschea posta sullo sfondo del fiume Mazaro. [La Sicilia]

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21 novembre 2007

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