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Nella Sicilia dei grandi appalti diminuiscono le gare e aumenta il fatturato

Nel mondo degli affari siciliano non esistono più le mezze misure e sono scomparsi i piccoli appalti

22 marzo 2004

"In Sicilia ormai si appaltano solo grandi lavori, i medi sono praticamente scomparsi" lo ha dichiarato con un pizzico di rammarico il direttore dell'Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), Ferdinando Ferraro sottolineando come nell'isola diminuiscano progressivamente le gare d'appalto ma in compenso aumenti il fatturato. Sembra infatti, che nel mondo degli affari siciliano non esistano più le mezze misure. Da un lato ci sono le grandi opere gestite da grosse società, dall'altro i minuscoli cottimi con cui spesso si va in perdita, il tutto mentre la maggior parte delle imprese denuncia gravi difficoltà economiche. L'allarme proviene dal Collegio Regionale dei Costruttori aderente all'Ance che ha monitorato tutte le opere pubbliche bandite in Sicilia l'anno scorso, mettendole a confronto con quelle del 2002.

I dati parlano chiaro registrando un aumento del volume d'affari (da 1.135 milioni di euro del 2002 si è passati ai 1.283 del 2003) che è in netto contrasto con una significativa diminuzione delle gare bandite (dalle 1.538 del 2002 alle 1.014 dell'anno scorso). Il che vuol dire chiaramente che ormai in Sicilia si appaltano solo grandi opere. L'indagine svolta dai tecnici dell'associazione ha rilevato come un terzo dei 1.283 milioni, stanziati nel 2003, riguarda la realizzazione di sole 10 opere pubbliche. Inoltre i lavori per alcune di queste, (come, ad esempio, quella della linea del tram di Palermo), non sono mai iniziati e moltissimi comuni non hanno bandito neppure la gara d'appalto. La maggior parte delle grandi opere sono state finanziate con i fondi dell'Ue di Agenda 2000 mentre le già esigue risorse regionali rimangono praticamente inutilizzate.

"A ciò si aggiunga la lentezza di espletamento delle gare che mette in notevole difficoltà le imprese. - continua Ferraro - Invece di aprire le buste e assegnare i lavori in un giorno o due, come prevede la legge, spesso la lettura delle proposte dura anche tre mesi, per poi andare a sorteggio, magari senza gli interessati presenti". In un documento, inviato al Governo Regionale, l'Ance ha chiesto una serie di piccole modifiche alla legge sugli appalti allo scopo di alleggerire le procedure e garantire una certa autonomia finanziaria alle imprese. Tra le modifiche richieste figurano lo svincolo delle garanzie prestate dalla società appaltante in rapporto allo stadio di avanzamento dei lavori, il progressivo sganciamento dalle banche nella stipula delle fidejussioni necessarie per aggiudicarsi l'opera e, soprattutto, l'aggiornamento reale dei prezzi in progetto.

"Modifiche già apportate in sede nazionale e non ancora recepite dalla Regione", come sottolinea Ferraro che propone: "Invece di passare al vaglio dell'Ars (Assemblea Regionale Siciliana) ogni volta che bisogna ritoccare la norma, basterebbe creare una sorta di aggancio alla legge nazionale per eliminare i ritardi". L'ipotesi però non è stata gradita all'Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, Guglielmo Scammacca, che lamenta ostacoli tecnici. "Il governo aveva pensato di realizzare questa sorta di collegamento col legislatore - spiega - ma i nostri uffici tecnici lo hanno sconsigliato perchè troppo difficile da realizzare. Meglio intervenire volta per volta". In cantiere infatti, è pronto un disegno di legge che tiene conto dei suggerimenti dei costruttori con cui, da tempo, è stata avviata una proficua collaborazione e che è stato esaminato dalla Commissione di Merito all'Ars.


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22 marzo 2004
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