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Per Placido Rizzotto una lotta contro l'oblio. L'eroe senza tomba, ricordato da Corleone (PA)

Nasce a Corleone il ''Progetto memoria storica del movimento contadino''

17 marzo 2004
Era il dieci marzo del 1948 quando la mafia del feudo rapirì e assassinò Placido Rizzotto, segretario della Camera del lavoro di Corleone, il sindacalista che era stato partigiano e che aveva combattuto in Carraia nelle brigate "Garibaldi".
Da allora questo martire siciliano non ha una tomba. "Stiamo cercando negli archivi della corte d'appello i reperti recuperati sulla montagna - dice l'ex sindaco Pippo Cipriani -quando saranno ritrovati, Placido Rizzotto potrà avere finalmente una tomba"

Cinquantasei anni fà Rizzotto, dopo essere stato ucciso, fù gettato in una foiba alle pendici del monte Busambra.
Le indagini per risalire agli autori del rapimento e dell'assasinio di Rizzotto, furono condotte dal capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa che al tempo comandava la compagnia carabinieri di Corleone. Questi incriminò del delitto Luciano Leggio (detto Liggio) e i suoi picciotti Pasquale Criscione e Vincenzo Collura, tutti uomini del capomafia del tempo, Michele Navarra. Luciano Leggio si rese subito irreperibile, mentre Criscione Collura furono arrestati e confessarono in un primo momento il delitto portando gli investigatori alla foiba del monte Busambra dove furono ritrovati pochi resti appartenenti a Placido Rizzotto. Le sorelle del sindacalista ucciso riconobbero gli scarponi, alcuni lembi di stoffa e una cordicella elastica. Ma, in fase dibattimentale, i due picciotti ritrattarono
 tutto quello che avevano dichiarato al capitano Dalla Chiesa.
Il 30 dicembre del 1952 la Corte d'assise di Palermo presieduta dal giudice Gionfrida assolse, per insufficienza di prove, i tre imputati, nonostante la richiesta di condanna all'ergastolo avanzata dal pubblico ministero. La corte ritenne allora inattendibili le confessioni rese ai carabinieri da Criscione e Collura. I tre furono assolti in appello l'undici luglio del 1959, sentenza poi confermata il 26 luglio del 1961 quando la Cassazione scrisse la parola fine sulla vicenda, respingendo il ricorso del pubblico ministero al proscioglimento di Luciano Leggio e dei suoi uomini.

Il 10 marzo scorso, data del 56° anniversario della morte del sindacalista corleonese, riportato all’attenzione comune dal film di Pasquale Scimeca, per onorarne la memoria la Cgil, l'Auser e l'associazione Bernardino Verro, in collaborazione con il liceo e la scuola agraria di Corleone, hanno promosso il "Progetto memoria storica del movimento contadino", affinchè non vada perduta la memoria storica di quegli anni in cui il movimento contadino si scontrava con la mafia del feudo e dei latifondisti. Il progetto ha come obiettivo il reperimento di materiale documentaristico, fotografico e delle testimonianze orali riguardanti le lotte contadine dell'ultimo secolo in Sicilia.

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17 marzo 2004
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