"Grazie, siete vento fresco di speranza"

A Palermo oltre 2 mila persone in corteo per sostenere il Pm antimafia Nino Di Matteo

19 novembre 2013

Oltre duemila persone hanno partecipato ieri sera a Palermo al corteo e al flash mob in segno di solidarietà per il pm Antonino Di Matteo, dopo le presunte minacce subite di recente dal capomafia Totò Riina (LEGGI). Tra i tanti, erano presenti anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il Presidente della regione siciliana Rosario Crocetta.
"Oggi c'è una coscienza nuova nella società siciliana - ha detto Crocetta - che riguarda sia la magistratura che la società civile, se viene a mancare uno di questi anelli allora la lotta alla mafia non è efficace, perché la lotta ai boss non è solo lotta contro i delinquenti e i violenti e l'area militare di Cosa nostra. E' anche lotta contro una parte del sistema politico deviato e colluso con la mafia e qualche volta direttamente mafioso. Perché non dimentichiamo che alcuni politici sono direttamente mafiosi e non solo collusi".

Alla domanda a quali politici si riferisca, Crocetta ha spiegato: "Pensate che tutti i politici in carica siano dei santarellini? Non sono stati santificati, sappiamo bene anche la mafia ha ancora dei rapporti con le istituzoni, questo non si può negare. C'è chi fa ancora voti di scambio con la mafia".
Il sindaco Orlando ha poi ribadito: "Se non si butta fuori dallo Stato la mafia e i suoi complici, la lotta ai boss rischia di essere soltanto inseguire qualche criminale che usa le armi e non i criminali che usano le istituzioni per colpire quelli che usano le armi".

Il lungo corteo ha raggiunto Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, dove si è svolto un flashmob per ricordare le stragi del 1992 e del 1993. In testa al corteo uno striscione con la scritta "Si muore quando si è lasciati soli".
Tante le associazioni e movimenti che hanno aderito alla manifestazione: Le Agende rosse, Muovi Palermo, Azione civile, Cittadinanza per la magistratura, ContrariaMente, Antimafia Duemila, Addio Pizzo, Associazione Attilio Manca, Comitato 23 maggio, Coordinamento Palermo ciclabile, Ruota Libera, Resistenza antimafia, Associazione nazionale familiari vittime di mafia, Centro studi Paolo Giaccone, Ossermafia. "Vogliamo manifestare la nostra solidarietà a Di Matteo - ha detto Simone Cappellani, portavoce delle Agende rosse - Sappiamo quanto gravi sono le minacce che arrivano da Riina. Non vogliamo che si ripeta il 1992".

Il Pm antimafia Antonino Di Matteo ha inviato un messaggio che è stato letto davanti al palazzo comunale: "Grazie perché la vostra attenzione, contrapponendosi ai silenzi e alla colpevole indifferenza di tanti, rappresenta lo scudo protettivo più efficace contro chi continua a disseminare il cammino di ricerca della verità di ostacoli e tranelli di ogni tipo". "La difficile strada per liberare il nostro Paese dalla mafia e dal pericoloso diffondersi a tutti i livelli della mentalità mafiosa anche nell'esercizio del potere - recitava  ancora il messaggio del magistrato - passa anche da manifestazioni come questa. Più in generale dalla vostra volontà e capacità di conoscenza e partecipazione, dalla consapevolezza della necessità di una vera e propria 'rivoluzione culturale' che, con il rifiuto di ogni forma di violenza e prevaricazione, partendo dai comportamenti di ciascuno di noi, segnerà finalmente la reale affermazione dei principi costituzionali e il definitivo tramonto del fenomeno mafioso".

Il pm antimafia Di Matteo, nel suo messaggio ai palermitani si è poi rivolto ai cittadini che hanno partecipato alla manifestazione che "anche in questa occasione, hanno voluto manifestarmi la solidarietà, a loro sento di dovere rappresentare la mia profonda gratitudine e quel fresco vento di speranza che avverto, sempre più intenso nel mio cuore". E ha concluso: "grazie perché la vostra passione per la giustizia, la vostra sete di verità, costituisce per noi magistrati lo stimolo più forte a cercare di portare avanti il nostro lavoro, nonostante tutto con dedizione, coraggio e spirito di servizio per la collettività".

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19 novembre 2013

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