A proposito dell'aspro confronto a Caltabellotta su fede e guerra

Le religioni dialogano ma non fanno la pace

29 gennaio 2003
Il dialogo tra le fedi serve alla pace?

Se lo sono chiesti gli studiosi di ebraismo, islamismo e cristianesimo nel corso del convegno internazionale sulle tre grandi religioni monoteistiche che si è tenuto nella cattedrale di Caltabellotta, il paese agrigentino dove nel 1302 fu siglata la pace che metteva fine alla "Rivolta del Vespro" contro gli Angiò.

"La storia non perdona i signori della guerra", dice il rabbino libico Raffaello Fellah, segretario generale del "Triangolo monoteista", fondato da Fellah assieme a Giulio Andreotti e alla figlia di Sadat.

Se le religioni hanno una funzione politica, allora "l'unica istituzione presente nelle tre rivelazioni del monoteismo abramico, cioè quella cattolica, dovrebbe finalmente dichiarare - spiega l'imam Abd Al Wayhed Pallavicini, presidente della comunità religiosa islamica in Italia - che la salvezza è possibile anche "extra ecclesiam". Così si eviterebbe il principio dell'esclusivismo confessionale, dal quale hanno origine il fanatismo e, come possibile conseguenza, il terrorismo".

Aggiunge Pallavicini: "Non diciamo solo banali parole di pace, il fine ultimo di ogni religione è quello di garantire la salvezza che si raggiunge seguendo varie espressioni degli stessi principi archetipici. Non si può metter in discussione il diritto umano ad assolvere compiti religiosi".

Ma per Oreste Bisazza Terracini, presidente dell'Associazione giuristi ebrei, "la pace va ricercata fuori dalle religioni, che finora hanno contribuito a incancrenire il processo di pace in Medio Oriente.

Nessun rabbino -aggiunge Bisazza Terracini- ha mai incitato il terrorismo, mentre vediamo atteggiamenti diversi, se non opposti, nell'Islam, e l'Europa conduce una politica lassista, ritenendo forse che la benevolenza nei confronti dei palestinesi possa escluderla dalla lista degli infedeli".

Al convegno patrocinato dal Quirinale e da Palazzo Chigi, è intervenuta anche la vedova dell'ex presidente algerino Boumedienne, la quale ha invitato l'Europa a "garantire il rispetto delle risoluzioni Onu sull'Iraq".

Fonte: La Repubblica

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29 gennaio 2003

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