ARARAT- IL MONTE DELL'ARCA

Atom Egoyan mostra l'olocausto del popolo armeno

05 maggio 2003
 

 

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ARARAT
di Atom Egoyan

L'olocausto del popolo armeno ai primi del Novecento. Pianificato scientificamente dai turchi, questo scempio è il primo esempio moderno di quella tristemente nota poi come ''pulizia etnica''. Una tragedia, per troppo tempo rimossa, occultata dai suoi artefici e dunque poco conosciuta. E Ararat cerca di riportare alla luce l'esito e l'impatto drammatico di questo evento. Egoyan, articola una struttura narrativa intrecciata che segue più protagonisti. Un giovane uomo, Raffi, fa ritorno in Canada con metri e metri di pellicola 35 mm, alcune videocassette digitali e un segreto. Durante una normale ispezione doganale, il funzionario addetto incuriosito decide di scoprire cosa nasconda Raffi, il quale dichiara che nei contenitori c'è solo del materiale ''extra'' relativo a un film girato a Toronto. Il doganiere nutre però dei sospetti e l'interrogatorio si trasforma in un vero e proprio esame psicologico che rivela frammenti delle loro storie personali ripercorrendo perà le vie di una memoria più vasta, quella della tragedia armena.
Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2002


Distribuzione
Bim
Durata 115'
Regia Atom Egoyan
Con David Alpay, Charles Aznavour, Eric Bogosian, Christopher Plummer
Genere Drammatico

La critica
''Atom Egoyan ha dovuto aspettare e penare troppo prima di riuscire a realizzare 'Ararat'. Si sente che nel film ha messo molto di sé, di ciò che lo lega alle proprie origini armene, dell'orrore per l'atroce genocidio perpetrato dai turchi nel 1915: però il risultato è incerto, confuso, inferiore alle aspettative che il suo talento legittimava. Il problema è come Egoyan fa interferire tracce narrative disparate in una narrazione a scatole cinesi troppo piena di coincidenze e, insieme, di incongruenze. Viaggiando tra presente e passato, realtà e finzione, 'Ararat' ottiene un effetto ai limiti dell'imbarazzo: se i brani di film nel film hanno l'aspetto di un mélo retorico e manicheo, il film vero che li contiene non pare riuscito molto meglio e sconta l'artificiosità in cui incorre, spesso, chi vuol dire troppe cose in una volta sola''. (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 maggio 2002)

Fonte: primissima.it / cinematografo.it

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05 maggio 2003

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