Arriva in Italia la sperimentazione dell'utilizzo della cannabis sintetica come terapia del dolore

Steso un protocollo italiano per l'uso terapeutico

11 novembre 2005

Sono stati scelti tra i malati di cancro ai polmoni, alla prostata e al pancreas gli ottanta cittadini italiani ammessi alla sperimentazione della cannabis sintetica come terapia del dolore che prenderà il via all'ospedale Molinette di Torino e al policlinico Umberto I di Roma.
Il protocollo della sperimentazione è stato messo a punto nei giorni scorsi durante un summit avvenuto a Torino tra i sanitari dei due centri ospedalieri.
I pazienti, quaranta a Roma e altrettanti a Torino, verranno trattati in ospedale con una somministrazione orale a base di canapa indiana, per un periodo che andrà dalle 12 alle 20 settimane. Le compresse (Marinol) verranno fornite gratuitamente da due case farmaceutiche, senza alcun costo per la sanità pubblica.

Il progetto, che coinvolge anche il Beth Israel Medical Center di New York, non parte come sperimentazione ministeriale e deve ancora ottenere il placet del comitato etico delle due aziende ospedaliere.
La cannabis in Italia si sta già sperimentando nei casi di sclerosi multipla per ridurre la spasticità muscolare, ma quando si tratta di dolore si alzano gli scudi. ''Automaticamente l'opinione pubblica pensa alla droga, all'effetto euforizzante e mentre non si preoccupa per un uso clinico riguardo a un problema fisico quale la spasticità muscolare, censura l'uso del farmaco cannabis per curare il dolore. Ma noi medici soprattutto di questo ci dobbiamo occupare''. Spiega così i ''problemi etici'' che tale sperimentazione potrà incontrare Rosanna Cerbo, neurologa dell'Università La Sapienza di Roma e responsabile del Centro per la terapia del dolore del Policlinico Umberto I.

Come detto sono in ottanta i malati selezionati e ospedalizzati: a un gruppo solo cannabis sintetica per bocca, all'altro Marinol più morfina. ''Da verificare la doppia azione sul dolore fisico e su quello mentale, emotivo, a livello cerebrale'', spiega la dottoressa Cerbo. Una ricerca clinica che anticipa anche gli Stati Uniti, dove la cannabis è per ora usabile solo in certi Stati (California, Oregon) sotto forma di ''brownie'' (una specie di torta di cioccolato) per migliorare la nausea e la mancanza di appetito in pazienti con cancro. Non è ufficialmente approvata per il trattamento del dolore, anche se qualcuno la usa e vorrebbe legalizzarla (c'è una forma di cannabis in crema per il dolore superficiale neuropatico).
L'uso di marijuana a scopo terapeutico è invece ammesso in Olanda e Canada, dove i cannabinoidi sono venduti in farmacia, Gran Bretagna, Spagna e Australia.

Nel resto del mondo, Italia compresa, il dibattito sull'uso terapeutico della cannabis è tuttora aperto. Farmaco o droga? E un medico con in tasca una scatola di pasticche di Marinol sarà un domani perseguibile come chi gira con qualche spinello?
Problemi che l'Italia potrebbe presto porsi. Problemi culturali e politici pesano sulla bilancia.
Il dibattito c'è stato (e ce ne saranno ancora), ma alla fine la logica medica ha prevalso e, almeno per la sperimentazione, la cannabis farmaco è ora sdoganata.

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11 novembre 2005

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