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Basta che c'è l'amore... e la cittadinanza

Boom a Palermo dei matrimoni misti. L'impennata alla fine del 2008, prima del pacchetto sicurezza

08 gennaio 2011

A Palermo crescono i matrimoni misti. In nove anni, dal 2000 al 2009, ne sono stati celebrati 1.203. Quelli tra cittadine straniere e palermitani sono 769, di cui 587 con rito civile e 182 con rito religioso. Mentre quelli fra stranieri e cittadine italiane sono 434, di cui 312 con rito civile e 122 con rito religioso.
Il boom nel 2008 con 219 matrimoni misti. A rivelarlo sono i dati del Centro Studi e documentazione sull'immigrazione del Comune di Palermo. Numeri che parlano di un fenomeno immigrazione abbastanza radicato sul territorio con 24 mila presenze di extracomunitari, tra questi 1200 hanno ottenuto la cittadinanza.
A parlare di quest'incremento delle unioni miste nel capoluogo, facendo il punto sulla situazione immigrazione nel territorio cittadino è Roberto Mazzarella, responsabile del centro studi e dell'osservatorio comunale sull'immigrazione: "L'impennata dei matrimoni misti - spiega - c'è stata alla fine del 2008 prima che entrasse in vigore il pacchetto sicurezza del Governo". "È vero - continua Mazzarella - in città si è registrata il boom di queste unioni ma non tutte sono state finalizzate all'ottenimento della cittadinanza".
Sulle presenze sul territorio cittadino Mazzarella fa una mappatura delle comunità: "Le prime due comunità in città sono quella del Bangladesh e dello Srilanka che si sono radicate sul nostro territorio in modo forte negli ultimi cinque, otto anni. Mentre, balza al terzo posto la comunità rumena che è oggi rappresenta il terzo insediamento in città e quello che è più importante, in quest'ultimo caso, che non si tratta di single ma di famiglie con minori".
Sui processi d'integrazione all'interno della città Mazzarella conclude: "Nella nostra città non ci sono mai stati episodi di razzismo eclatanti, si parla di una città matura ed accogliente. Io credo però che non si tratti di vera integrazione ma più di una marmellata di culture dove non c'è il rispetto reale dell'altro". "L'integrazione - conclude - non può essere soltanto un qualcosa che si realizza attraverso le attività sociali ma significa offrire a tutti uguali possibilità".

[Informazioni tratte da Italpress, Corriere del Mezzogiorno]

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08 gennaio 2011
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