BUONGIORNO, NOTTE

Marco Bellocchio filma la dimensione intima e privata del sequestro Moro. Il fascino e i conflitti dell'utopia

10 settembre 2003


Noi vi consigliamo di vedere…
BUONGIORNO, NOTTE
di Marco Bellocchio




Il sequestro Moro oltre la cronaca, in una dimensione intima e privata dove anche l'utopia politica è costretta a misurarsi con la quotidianità. Visto attraverso gli occhi di Chiara (Maya Sansa), una giovane terrorista, fiduciosa nell'avvento della rivoluzione e divisa tra i rituali della clandestinità e quelli di una vita apparentemente 'normale', fatta di un lavoro, un ufficio, dei colleghi, un ragazzo.
Sempre più a disagio nel suo ruolo di combattente, ed in conflitto con i suoi compagni, il fascino dell'utopia rivoluzionaria non riesce a compensare la ferocia distruttiva di chi le vive vicino o le dorme accanto.

"Più che un punto di vista esterno mi interessava osservare dall'interno la vita quotidiana dei carcerieri. Questa vita quasi di famiglia, con le sue ripetizioni, le ritualità, la normalità, passati i primi momenti, poteva offrirmi delle occasioni di immagini. Ma questa piattezza, lo scandire tragico e sempre ripetitivo di questa storia, per me non era ancora abbastanza. A questo punto si è innestata la figura della donna, della brigatista, con tutte le sue contraddizioni. Proprio attraverso di lei, il film racconta anche la possibilità di un rapporto umano tra Moro e i suoi carcerieri. Ma questa contraddizione non va scambiata con uno sguardo indulgente nei confronti dei terroristi".
Marco Bellocchio


Distribuzione 01 Distribution
Durata 93'
Regia Marco Bellocchio
Con Maya Sansa, Luigi Lo Cascio, Piergiorgio Bellocchio, Roberto Herlitzka
Genere Drammatico

La critica
"Con 'Buongiorno, notte', Marco Bellocchio ci regala una toccante radiografia 'infedele' della storia Moro di grande forza, come quasi mai i racconti della politica sono sullo schermo. Occorre un grazie sentito anche perché solo attraverso simili occasioni è possibile rendere conto di una vicenda la cui storia vera, ormai, sembra certo non conosceremo mai".
(Andrea Martini, 'Quotidiano nazionale', 5 settembre 2003)

"Congelando la fresca disponibilità di Maya Sansa, il regista non le concede di variare molto l'espressione sempre allarmata, preoccupata, lacerata. Chiara fa un personaggio sulla tomba del padre, seguito da una bicchierata campestre con gli ex partigiani al canto di 'Fischia il vento' e da una commossa rievocazione delle lettere dei condannati a morte della Resistenza. Per assimilare al loro sacrificio quello di Moro, che scrive alla moglie, o per dirci che i brigatisti, pur considerandosi paladini della supersinistra, nel loro operare cieco e crudele sono omologabili agli sgherri del nazifascismo? Ogni tanto i significati di questo film dalla fattura impeccabile sembrano sfuggire un po' alle mani dell'autore: ma si possono controllare i sogni?".
(Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2003)


Presentato in concorso alla 60^ Mostra del Cinema di Venezia, dove Marco Belloccio ha ricevuto
– per la sceneggiatura – il premio per un contributo artistico individuale di particolare.
A Roberto Herlitzk e Maya Sansa il "Premio Pasinetti 2003" per la migliore interpretazione

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10 settembre 2003

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