Ecco come ti bombardo il bambino via etere con bomboloni, gelatini, patatine e bevande frizzanti

03 luglio 2007

La cioccolata sgorga a fiumi dallo schermo, mentre simpatici pupazzetti colorati ballonzolano in costume, pronti a tuffarsi dentro quello squisito mare; fiocchi di candido e cremoso gelato cadono sopra campi di morbido caramello, e in lontananza montagne di fragranti biscotti giganteggiano profumando l'aria; dorate sfoglie di patate kroccano sotto i denti di bambini felicissimi e giocherelloni che si disseteranno immergendo limpidi bicchieri in una fonte di gelata e deliziosa bevanda gassata, che appanna il bicchiere rendendolo desiderevolmente goccioloso...
No, non è il succulento mondo di Hansel e Gretel quello sopra descritto, e a crearlo non sono stati i fratelli Grimm, bensì è quello che esperti di marketing fanno vedere ai bambini italiani ogni giorno in televisione.  
Un bambino italiano che guarda la televisione tre ore al giorno nella fascia creata appositamente per difendere i più piccoli, la fascia protetta (tra le 16 e le 19), è il facile bersaglio di ben 32 spot alimentare, uno ogni 5 minuti, per un totale di 33.000 in un anno. Il doppio rispetto ad altri paesi europei. Ovviamente sono le reti private quelle che ne propinano di più (ne devono propinare di più) con una maggioranza schiacciante drispetto alle pubbliche: 971 spot per Mediaset, nelle due settimane di rilevazione, contro i 285 della Rai.

Tali rilevazioni sono il risultato di un'ampia indagine sugli spot alimentari e i minori dal titolo evocativo: ''In bocca al lupo''. La ricerca, coordinata dalla sociologa Marina D'Amato, in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, è stata commissionata da Coop nell'ambito della campagna ''Alimenta il tuo benessere'', ed è stata condotta in undici paesi europei.
Dopo la Polonia e la Spagna, l'Italia è la realtà europea con maggiore affollamento pubblicitario. Ma il punto non è solo il ''quanto'', ma la qualità di ciò che viene trasmesso. Nel nostro Paese, infatti, a fronte di oltre un quarto di pargoli in sovrappeso e obesi, il 36 per cento degli spot pubblicizza prodotti con quantità eccessive di zuccheri, grassi e calorie. Spot persuasivi, scrivono i ricercatori, che mirano a convincere proponendo modelli cari ai bambini: cartoni animati o collezioni di gadget e figurine. O ancora l'affettività della famiglia e l'autorevolezza della mamma che legittima la scelta di un prodotto.

Negli altri Paesi europei, campagne informative a parte,  gli spot alimentari rivolti ai bambini, ovviamente, non sono vietati ma si ricorre a qualche cautela in più. Per esempio la Francia ha reso obbligatoria una scritta in sovrimpressione sugli spot degli alimenti per bambini consigliando un consumo limitato di grassi e zuccheri e una regolare attività fisica.
''Più un bimbo guarda la televisione più è facile che sia in sovrappeso - spiega il professor Claudio Maffeis, pediatra nutrizionista all'università di Verona - e tra l'altro ci sono delle evidenze sia nell'associazione tra obesità e numero di spot ma anche nella richiesta e nel consumo di un alimento dei bambini che vedono una pubblicità. Starei attento però a non puntare il dito soltanto su quello che mangiano i bambini: una corretta alimentazione è infatti inscindibile da un'attività fisica regolare. I bambini possono mangiar bene ma se non si muovono, o si muovono poco, ingrassano lo stesso. E non penso tanto all'ora a settimana di sport organizzato, che si riduce della metà per il tempo perso nelle pause e negli spogliatoi, ma al gioco in cortile, al pallone e alla bicicletta''.
In questa maniera il movimento farà bene al fisico dei nostri bambini e li manterrà lontani dallo schermo televisivo: questo gioverà alla loro fantasia e alla loro intelligenza.

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03 luglio 2007

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