Gay, nevrotici, ansiosi, bulimici: i boss mafiosi vanno dallo psicanalista

In libreria il testo di un docente di Psicologia clinica a Palermo

14 febbraio 2003
Come nel film "Terapia e pallottole", interpretato da Robert De Niro, un numero sempre maggiore di boss mafiosi e di familiari di 'uomini d'onore' si rivolge allo psicanalista per curare le proprie nevrosi.

La conferma viene dalla ricerca condotta da un gruppo di psichiatri, coordinati da Girolamo Lo Verso, docente di Psicologia clinica a Palermo, i cui risultati sono stati condensati in un libro, "La psiche mafiosa", pubblicato da Franco Angeli editore.

C'è la moglie del boss assassinato in un agguato, che soffre di attacchi d'ansia, il figlio maggiore che è tossicodipendente, le due figlie che sono bulimiche e il fratello più piccolo che tenta invece di seguire le orme paterne riprendendo in mano le redini della famiglia.

Non mancano le patologie della sfera sessuale, come quella denunciata da Francesco, il figlio adolescente di un noto boss trapanese, che si ribella allo stereotipo dell'uomo virile imposto da Cosa Nostra proclamando la propria omosessualità.

I sintomi del male di vivere in chiave mafiosa sono dunque quelli del nostro tempo: anoressia, bulimia, tossicodipendenza, ulteriore segno dell'avvento della modernità.
Non stanno meglio i pentiti, gli ex boss che stentano a lasciarsi alle spalle anni di violenze.

"La loro - dice Lo Verso - è una condizione drammatica". La morte è l'incubo ricorrente dei loro sogni. "Esecutori non pensanti nell'uso sistematico del terrore - scrive la sociologa Renate Siebert - è come se questo oggi ripiombasse, anche psicologicamente su di loro, come se si identificassero, a posteriori, con le loro vittime e vivessero potenzialmente come una di loro".

Ma i racconti degli 'uomini d'onore' sembrano essere privi di qualsivoglia senso di colpa. "Si danno una giustificazione - dice Lo Verso - si convincono di avere solo obbedito alle regole".

Le interviste che chiudono il volume sono emblematiche del disagio e della sofferenza dei pentiti "sempre meno certi - dice Lo Verso - di avere fatto la scelta giusta". 

Fonte: La Sicilia

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14 febbraio 2003

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