Greenpeace nella Catania dell'Onu, per denunciare i pericoli dei trasporti marittimi

Dalla petroliera Prestige al caso dei rifiuti italiani inviati in Turchia

11 novembre 2003
In occasione della tredicesima Conferenza delle Parti della Convenzione per la protezione del mar Mediterraneo, Greenpeace ha sottolineato la necessità della ratifica e dell’implementazione dei diversi Protocolli per salvare il Mediterraneo dai trasporti pericolosi.
"I governi devono agire ora perché la Convenzione raggiunga i suoi obiettivi- ha detto Wahid Labidi, Greenpeace International  A causa della lentezza delle ratifiche da parte dei vari Paesi, molti dei Protocolli, sia nuovi che emendati, non sono ancora entrati in vigore".
Uno dei più importanti è quello sui Rifiuti pericolosi, promosso dal governo italiano e poi abbandonato: vieta l’importazione e l’esportazione di rifiuti pericolosi tra Paesi dell’Ue e paesi extracomunitari.

Greenpeace ha denunciato lo scandalo di circa 3.000 bidoni di rifiuti tossici italiani, inviati in Turchia e gettati nel Mar Nero, insieme ad altri migliaia, ben 15 anni fa. Si tratta di idrocarburi, composti organici del cloro e metalli pesanti, un cocktail di veleni proveniente da piccole aziende italiane, tra cui imprese di lavaggio a secco. Buona parte del carico rimane tuttora sui fondali del Mar Nero, causando un serio danno ambientale e di salute pubblica. Solo 367 barili sono stati trovati sulle spiagge del nord della Turchia e si trovano ora in due depositi, a Sinop e Samsun. Una vittima di quest’inquinamento, Hale Ozen, da Sinop, è intervenuta a Catania alla conferenza stampa tenutasi ieri a Catania: "La gente di Sinop chiede da anni che l’Italia si riprenda questi rifiuti. Noi siamo esseri umani come gli italiani e non è giusto che dobbiamo convivere con questo deposito di rifiuti pericolosi. Usiamo l’acqua che viene da una falda vicina al deposito e siamo preoccupati. Il governo italiano deve riprendersi questi rifiuti e bonificare l’area dove già sono morti tutti gli alberi".

La delegazione di Greenpeace alla Convenzione ha chiesto ai ministri italiani e turchi di incontrare le vittime e di rispondere alle loro richieste: il ministro Matteoli si è impegnato più di un anno fa, infatti, a riprendere i rifiuti e bonificare l’area.
Anche secondo Banu Dokmecibasi, campagna inquinamento Greenpeace Mediterraneo, la COP 13 è una buona opportunità per i ministri dell’Italia e della Turchia per ratificare i Protocolli necessari a risolvere problemi come quello dei rifiuti italiani inviati nei paesi extracomunitari.

Greenpeace ha presentato, inoltre, anche il rapporto "Prestige, un anno dopo". Un anno fa, infatti, naufragava al largo delle coste spagnole la Prestige, provocando danni irreversibili all’ambiente e all’economia delle popolazioni locali. Per il Mediterraneo, passa un terzo del traffico mondiale di petrolio: ad un anno di distanza gli effetti dell’inquinamento si sentono ancora e la vita sottomarina non tornerà alla normalità prima del 2015.
"Serve un nuovo regime di responsabilità, di cui deve farsi carico l’Organizzazione Marittima Internazionale, perché al momento nessuno paga per disastri come quello della Prestige. Dalla Convenzione di Barcellona ci aspettiamo che si decida il bando alle petroliere motoscafo in tutto il bacino del Mediterraneo. Una rete di aree speciali di protezione deve essere stabilita nei tratti di costa più vulnerabili del Mediterraneo", ha detto Vittoria Polidori, promotrice della campagna inquinamento di Greenpeace Italia.

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11 novembre 2003

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