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Habemus Papam

Nanni Moretti ritorna al cinema raccontando la storia di "qualcuno che si sente inadeguato", il Papa

15 aprile 2011

Noi vi consigliamo...
HABEMUS PAPAM
di Nanni Moretti

Alla morte del vecchio Papa, il Conclave si riunisce per eleggere il nuovo pontefice. La scelta cade sul cardinal Melville, ma il prescelto cade preda di dubbi e fortissime ansie - dovute al timore di non essere in grado di salire degnamente al soglio pontificio - che si manifestano con una improvvisa depressione. Per risolvere la situazione, il Vaticano decide quindi di rivolgersi al professor Brezzi, uno psicanalista, chiamato ad assistere e aiutare Melville a risolvere i suoi problemi...

Anno 2011
Nazione Italia, Francia
Produzione Nanni Moretti, Domenico Procacci e Jean Labadie per Sacher Film, Fandango, Le Pacte in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione 01 Distribution
Regia Nanni Moretti
Sceneggiatura Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Con Michel Piccoli, Nanni Moretti, Roberto Nobile, Margherita Buy, Renato Scarpa, Jerzy Stuhr
Genere Drammatico


In collaborazione con Filmtrailer.com

Moretti e il Papa, elogio della rinuncia
di Claudia Morgoglione (Repubblica.it)

Spesso la genialità di un autore è racchiusa nei dettagli della sua opera. E la grandezza di Habemus Papam - ultimo, attesissimo film di Nanni Moretti - la si coglie già dai primi minuti di pellicola. E precisamente nella scena in cui gli oltre cento cardinali riuniti in conclave, per l'elezione di un nuovo pontefice, cominciano silenziosamente, e contemporeaneamente, a pregare: chiedendo tutti insieme a Dio non di essere scelti, ma di non essere scelti per il soglio di Pietro...
Una sequenza spiazzante, suggestiva, sorprendente. Che chiarisce subito il tema affrontato dal regista: quello della riluttanza, dell'inadeguatezza. Perché questa invocazione collettiva e rinunciataria, da parte di alti prelati di solito rappresentati come troppo santi (nelle fiction agiografiche) o troppo ambiziosi (vedi Angeli e demoni), prelude alla storia dell'uomo che poi viene da loro eletto. Un personaggio che potremmo definire, con una celebre categoria sociologica, un eroe della ritirata: asceso a uno dei poteri più immensi e arcani del Pianeta, decide di rifiutare questa responsabilità. "Volevo raccontare la storia di qualcuno che si sente inadeguato - spiega il regista - e volevo farlo in chiave di commedia. L'inadeguatezza, se non è paralizzante o autodistruttiva, è un sentimento che consiglio a tutti noi".

Ma il senso del film non è solo nella parabola del suo papa protagonista, interpretato in maniera straordinaria da Michel Piccoli. E' nelle vicende parallele sue e dell'altro personaggio principale, lo psicoanalista ateo interpretato da Nanni Moretti, convocato in Vaticano dopo che una crisi di panico del pontefice neo-eletto porta a un congelamento della proclamazione. Uno, Piccoli, è dominato dal sentimento di non essere all'altezza del compito che gli è stato affidato. L'altro, Moretti, è invece un professionista sicurissimo di sé, che dice in continuazione di essere il terapeuta "più bravo di tutti". I due si incontrano, sullo schermo, solo una volta, nella sequenza in cui l'uno chiede all'altro "ha problemi con la fede?". Poi le loro strade si separano: il papa fugge e si perde nelle strade di Roma, incontra la psicoanalista Margherita Buy, cerca di ritrovare il suo antico amore, il teatro. Moretti invece resta progioniero nella Santa Sede, insieme ai cardinali del Conclave (il portavoce vaticano, interpretato da Jerzy Stuhr, riesce a tenere tutta la faccenda segreta all'esterno): comincia a intessere un rapporto con loro, tiene conciliaboli sul non mischiare ansiolitici e sonniferi, organizza tornei di pallavolo... Fino a quando non arriva il gran rifiuto papale.
Una pellicola bella, intensa. In cui gli uomini di Chiesa vengono raccontati tutti con affetto, descritti nelle loro umanissime ma non eccessive debolezze (ad esempio l'australiano che vuole disertare il divieto di non uscire dalla Santa Sede per andare a vedere le Scuderie del Quirinale). E in cui l'unico fastidio a proposito del Vaticano emerge quando il personaggio di Moretti parla con ironia del fatto che lì la benzina costa meno e si trovano farmaci impossibili da reperire altrove. Quanto allo stile, siamo effettivamente di fronte a una commedia: il film, in molti momenti, fa ridere. Soprattutto nelle parti in cui in scena c'è il regista. [...]

Moretti, interpellato su quanto c'è di lui nella storia che ha raccontato, sostiene di sentirsi in una via di mezzo tra i due protagonisti, lo psicoanalista "più bravo di tutti" e il Papa che non si sente adatto: "C'è qualcosa di me in tutti e due i personaggi - rivela - anche se non ho mai pensato di interpretare io il ruolo di Piccoli".
Questo sul piano psicologico. Ma il film, con una grande ricchezza registica e scenografica, mette sotto i riflettori anche un mondo affascinante e segreto come quello dei vertici cattolici. "Ho cercato di rispettare la verosimiglianza, nei rituali vaticani - racconta ancora Moretti - per la scena del giuramento delle guardie svizzere abbiamo preso un consulente. Per il resto, abbiamo guardato documentari. La sceneggiatura del film l'ho fatta leggere a monsignor Ravasi, il 'ministro della Cultura' della Santa Sede: il mio rapporto con loro si è esaurito qui. Non mi interessano le reazioni che il film avrà in quegli ambienti: non penso a nessun tipo di pubblico quando giro qualcosa. Ad esempio negli ultimi anni spesso abbiamo letto di scandali che riguardavano la Chiesa: ma io ho preferito non farmi travolgere da quei fatti. Il mio film è un'altra cosa". E alla domanda su se vorrebbe che papa Ratzinger vedesse la pellicola, risponde laconico: "Se vuole...".

"Nanni Moretti torna dietro la macchina da presa a quattro anni da 'Il caimano' per riproporci il Moretti che preferiamo, quello de 'La stanza del figlio' tanto per intenderci, lontano dai lidi della politica tout-court e dalla nostalgia canaglia, regalandoci un piccolo gioiello acuto ed ironico, oltremodo elegante nella messinscena e mai banale nel suo esplorare fragilità e luoghi comuni che si celano dietro la carica religiosa per antonomasia, che come ci mostra Moretti è decisamente onerosa nel suo voler miscelare con troppa nochalance religiosità e necessità terrene. Moretti si ritaglia un personaggio irresistibile che come una sorta di anarcoide e un pò folle corpo estraneo si aggira tra le sontuose stanze vaticane, gioca a carte con i cardinali, ne bacchetta l'abuso di farmaci e li convince a partecipare ad un torneo di pallavolo a squadre, insomma ogni occasione e buona per mettere in mostra un vero e proprio teatrino di varia e spassosa umanità che funge da perfetto contrappunto al malinconico personaggio di Michel Piccoli, che nel frattempo si aggira per la città in una sorta di simbolico pellegrinaggio in cerca di un segno che gli indichi la strada o perlomeno qualcuno capace di spiegargli da dove proviene quel grande terrore che lo sta paralizzando.
Habemus Papam è un film che stavolta ammicca ad un pubblico più ampio dei consueti morettiani doc e dei cinefili da festival, Moretti maneggia con estrema dovizia una confezione sontuosa ed elegante, riuscendo a maneggiare con classe una tematica senza dubbio irta di spigolosità, ma in questo particolare caso anche piuttosto stimolante". (www.ilcinemaniaco.com)

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15 aprile 2011
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