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I tristi impiegati italici. Negli uffici, sei italiani su dieci si ammalano di infelicità

Ambienti tristi e spogli, colleghi e capi ostili, il traffico, lo stipendio che non basta. Questi i motivi

04 febbraio 2004
Appena svegli, ancora distesi sul letto. E' da lì che la tristezza inizia a farsi sentire. E a pensare in che cosa ci si dovrà imbattere durante la giornata, si cade vittima di una morsa allo stomaco che deforma l’espressione e malmena l’umore fino a sera, e all’indomani. 
Ambienti tristi e spogli, colleghi e capi ostili o indifferenti, e poi il traffico e lo stipendio che non basta e le bollette pagate sempre all’indomani della scadenza. Tutto questo, in linea di massima, rende gli impiegati la categoria più infelice nel panorama lavorativo. Sono più infelici delle casalinghe, dei pensionati e perfino dei disoccupati, almeno tenendo fede alla ricerca del mensile 'Riza psicosomatica'.

La ricerca ha coinvolto, intervistandole, 898 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni, ed è arrivata alla conclusione che: sei italiani su dieci in ufficio si 'ammalano di infelicità.
Ma quali sono i connotati dell’impiegato malato di infelicità? C’è una leggera prevalenza femminile (56% donne contro 44% uomini), d’età compresa fra i 36 e i 45 anni (32%), con un grado di istruzione alto o medio alto (60%), residente nell' hinterland delle grandi città (31%), e spesso senza figli (76%).
Non solo la professione impiegatizia (27% del totale di coloro che si dicono infelici), fra quelle a rischio: di casalinghe e pensionati infelici ne sono risultati il 20%, gli operai il 14% un punto in meno dei disoccupati (13%). Il 12% degli infelici sono i commercianti, appena il 5% i liberi professionisti.

Ma cos’è che rende tanto infelici e insoddisfatti gli impiegati italiani? Tra le prime cause sembrano figurare i rapporti con il capo e con i colleghi (36%), spesso all' insegna del formalismo, della diffidenza reciproca, della paura o dell'indifferenza; se a questo si aggiunge uno stipendio regolarmente insufficiente per arrivare indenne a fine mese (35%) e un ambiente freddo e spoglio "come un loculo" (31%), si ha il quadro del luogo principe dell'infelicità.
Per non parlare, spiegano gli intervistati, dell'obbligo di svolgere ogni giorno un lavoro ripetitivo e noioso (28%); della collocazione periferica degli uffici stessi, lontani dal centro e difficili da raggiungere (25%); di una comunicazione che ormai avviene solo attraverso computer e posta elettronica (27%) e che, quindi, alimenta il senso di solitudine. Sentimento che affiora, secondo la ricerca, soprattutto la sera quando si torna a casa (23%) oppure al mattino appena svegli (21%) o, ancora, la notte prima di addormentarsi (18%).
L’infelicità, insomma, la si sente affiorare sempre.

A questo punto la rivista ha chiesto agli intervistati: qual è la reazione dell'impiegato frustrato e infelice?
Un italiano su tre (29%) sceglie la strada più comoda: fa di tutto per non pensarci e cerca di dedicarsi ad altro, in una parola 'rimuove’ il problema. Molti (24%) si consolano pensando a quelle persone che hanno problemi più gravi dei propri, altri (23%) si rifugiano col pensiero nei momenti belli del passato, il 13% invece finisce con il deprimersi. Solo l' 8% degli intervistati riesce a parlare dei suoi problemi con le persone care.
Per finire è chiesto di indicare le cose capaci di dare un pò di felicità. Curiosamente, al primo posto gli italiani mettono i figli (62%), davanti all'amore (60%) e agli amici (53%). In molti sperano di viaggiare (46%), altri indicano come risoluzione quella di trovare un lavoro più soddisfacente (35%) e solo il 33% individua nel denaro la strada per ritrovare la felicità.

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04 febbraio 2004
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