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Il matrimonio di Lorna

I fratelli Dardenne tornano a raccontarci una storia presa dalla ''società degli ultimi''

22 settembre 2008











Noi vi consigliamo...
IL MATRIMONIO DI LORNA
di Luc e Jean-Pierre Dardenne

Lorna è una ragazza albanese che, pur di realizzare i suoi sogni e vivere in Belgio, si adatta a sposare un giovane drogato. La sua è una decisione consapevole e cinica perché lei spera che, una volta morto suo marito per un'overdose, lei possa essere finalmente libera di fare ciò che desidera. Ma il suo giovane marito, invece, vuole continuare a vivere...

Anno 2008 
Tit. Orig. Le silence de Lorna 
Nazione Francia, Gran Bretagna
Produzione Jean-Pierre e Luc Dardenne, Denis Freyd, Andrea Occhipinti per Les Films du Fleuve, Archipel 35, Lucky Red, RTBF, Arte/WDR, Gemini Film, Mogador Film 
Distribuzione Lucky Red 
Durata 105' 
Regia, Soggetto e Sceneggiatura Luc e Jean-Pierre Dardenne  
Con Arta Dobroshi, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Alban Ukaj
Genere Drammatico

La critica

"I Dardenne dirigono un film a metà tra un thriller ed una storia d'amore, con il loro stile inconfondibile: camera a spalla, taglio documentaristico e una lucida indagine sociale, qui rivolta alla comunità dei migranti. Il metronomo dell'azione e il ritmo sono scanditi dalla potenza implosivi dei suoi protagonisti. Il tossico è interpretato dal loro attore feticcio, il belga Jérémie Remier mentre l'attrice che da il nome al film è Arta Dobroshi, promessa del cinema balcanico. E proprio il suo intenso viso d'attrice ad incarnare la scommessa, vinta, dei registi, capaci di stupire ed emozionare con un cinema con 'due camere e cucina'."
Giacomo Visco Comandino, 'Il Riformista'

"Dei fratelli valloni abbiamo visto riuscite migliori. Il che non vieta che 'Il silenzio di Lorna' sia un film d'alto profilo: capace, nella sua amarezza, di farti identificare nei personaggi grazie a quel modo - peculiare dei registi - d'inquadrarli dappresso, di lato, di spalle, con una serie di soggettive che ti costringono a entrare nella loro pelle. Brava la sconosciuta albanese Arta Dobroshi: struggente l'attore-feticcio del duo Jèrémie Renier. Adesso c'è da augurarsi che qualcuno non voglia farne un manifesto antiabortista: i Dardenne hanno sempre creduto nella sacralità laica dell'essere genitori, la religione non c'entra per niente."
Roberto Nepoti, 'la Repubblica'

"I fratelli Dardenne sanno come fare male. Non è colpa loro, anzi è il loro vero talento. Da una quindicina d'anni infatti i registi belgi della 'Promessa', 'Il figlio', 'Rosetta', 'L'enfant', gli ultimi due premiati con la Palma d'Oro a Cannes, prendono il mondo in cui viviamo, un mondo infinitamente complesso e insieme incredibilmente opaco, monotono, indecifrabile, e lo riducono a pochi segni essenziali che ne svelano tutta la crudeltà. Crudeltà dei rapporti di potere e di dominio mascherati da vita quotidiana. Crudeltà delle regole non scritte della sopravvivenza, che sottomettono anche la sfera più intima della nostra esistenza alle leggi implacabili dell'economia. Crudeltà, infine, di un mondo che a forza di razionalizzare, informatizzare, burocratizzare ogni aspetto e momento del nostro passaggio in questo mondo, ha imparato a difendersi da tutto ciò che ha una forza e un'identità personali, fino quasi a cancellarne i connotati. È ciò che si prova davanti a 'Le silence de Lorna', una storia semplice e astratta come un teorema e insieme così potente e piena di vita da lasciare senza fiato come capita solo alla grande arte."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"La trama sembra chiara a raccontarsi, lo è assai meno a vedersi perché i Dardenne la fanno emergere a singhiozzo, e con buchi di sceneggiatura clamorosi: già il presupposto è assurdo, il finale è poetico e gratuito in modo irritante. Bella, invece, la durezza del film in cui nessuno si salva l'anima. L'immigrazione raccontata senza buonismo né pregiudizi rende in cinema più forte."
Alberto Crespi, 'l'Unità'

"Lorna è solo un ingranaggio del sistema ben rappresentato dal cattivo, l'italiano Fabrizio Rongione. Un cinema sociale, forte e feroce, che i Dardenne portano avanti con coraggio e caparbietà. Anche per combattere battaglie politiche concrete."
Boris Sollazzo, 'Il Sole 24 Ore'

"Come sempre nei film dei Dardenne lo spettatore scopre poco a poco, attraverso i movimenti di una macchina da presa (questa volta meno frenetici) incollata ai volti e ai corpi degli attori, il mistero che avvolge l'esistenza dei personaggi, il perché del loro angoscioso peregrinare, le ragioni dei loro enigmatici comportamenti. E ogni volta, evitando trappole narrative e percorsi scontati, i due autori riescono a sorprendere con uno sguardo capace di raccontare dilemmi etici di straordinaria portata."
Alessandra De Luca, 'Avvenire'

"'Le silence de Lorna' si è guadagnato la prevista razione di applausi impegnati e commossi. La giovane kosovara Arta Dobroshi vi interpreta il ruolo di un'immigrata che resta impigliata nelle macchinazioni di un italico "specialista": grazie a un matrimonio di facciata, a cui dovrà seguire un omicidio strategico, il malfattore spera di poterla regalare a un mafioso russo a caccia della cittadinanza belga. Asciutto, spietato, recitato senza fronzoli e «più vero del vero», il film assomiglia peraltro a tutti i docudrama firmati dai fratelli di Liegi."
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

"Inatteso il buon risultato dei fratelli belgi Jean Pierre e Luc Dardenne che sinceramente avevano stancato con il loro recente, ricercatissimo 'L'enfant', vincitore comunque di una Palma d'oro nel 2005. (...) Con 'Il silenzio di Lorna' i due ci sorprendono con una camera decisamente meno mobile, la scelta del 35mm, l'apertura a campo medio-lungo sul mondo circostante dei personaggi. Ne esce fuori un bel ritratto di donna piena di piccoli sogni, spezzati dalla crudeltà degli eventi. Bello, ma discontinuo. La svolta di Lorna avviene infatti nel momento in cui si innamora del giovane tossico belga che ha sposato per acquisire la cittadinanza e che i suoi complici vogliono uccidere con una overdose. (...) Problema centrale del film, proprio questo cambio di prospettiva della donna, un passaggio dal fastidio all'amore per lo pseudo-marito che il film non spiega affatto, ma monta in stretta sequenza lasciando gli spettatori a bocca aperta, come se fosse saltata una sequenza dal montaggio. E invece si tratterà di una di quelle scelte autoriali tipiche dei Dardenne, di cui non c'è da andare fieri."
Roberta Ronconi, 'Liberazione'

Premio per la miglior sceneggiatura al 61mo Festival di Cannes (2008)

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22 settembre 2008
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