Il pianista

Un brillante pianista polacco di religione ebraica, sta eseguendo un notturno di Chopin quando...

31 ottobre 2002

 

Noi vi consigliamo di vedere…
IL PIANISTA
di Roman Polanski

 
Varsavia, 1939. Wladislaw Szpilman (Adrien Brody), brillante pianista polacco di religione ebraica, sta eseguendo in diretta radiofonica un notturno di Chopin quando i nazisti invadono la Polonia. Il concerto si interrompe e da quel momento, in una spirale crescente di angoscia e terrore, Szpilman viene prima confinato nel ghetto, poi segnato con la stella di Davide sul braccio e infine inserito nelle liste dei deportati. Grazie alla collaborazione di un ufficiale tedesco (Thomas Kretschmann), l'artista sfugge al lager, trovando rifugio fra le rovine di una capitale diroccata e spettrale. Soltanto la liberazione, sette anni più tardi, porrà fine alla sua disperata cattività. Restituito ad un'esistenza finalmente normale, Szpilman potrà riprendere il concerto esattamente dal punto in cui era stato costretto a interromperlo. Con Il pianista Roman Polanski mette in scena i suoi fantasmi di bambino polacco scampato miracolosamente allo sterminio nazista. Il taglio della pellicola, Palma d'oro al Festival di Cannes, non è però autobiografico. Infatti, per queste memorie immobili, abissali e sconvolgenti, il regista polacco ha preferito adottare un filtro narrativo che smorzasse il trauma della prospettiva in prima persona. Con affondi espressivi di brutale realismo, Il pianista racconta la disperazione della fame e della paura, l'angoscia quotidiana degli stenti e delle persecuzioni. La macchina da presa filma il funebre crescendo delle restrizioni e dei divieti imposti dalle leggi razziali, inquadra i bambini morti per fame ai bordi delle strade, i vecchi e gli ammalati defenestrati dalla soldataglia, le esecuzioni sommarie fra le macerie della città. Sobrio, livido e intenso, il film di Polanski ribalta la consueta logica manichea di tante pellicole del genere, mettendo in scena la vicenda di un nazista capace di compassione e di ebrei più bestiali dei carnefici stessi. Raggelanti le sequenze sul ghetto di Varsavia, che citano altri illustri precedenti, da I dannati di Varsavia di Wajda a Schindler's List di Spielberg. Film sull'abominio della persecuzione e dell'annientamento psicologico, Il pianista prosegue la lunga riflessione di Polanki, da Rosemary's Baby fino a La nona porta, sul tema prediletto del Male e della sua ambiguità.

Distribuzione: 01 distribution
Regia: Roman Polanski
con Adrien Brody
Genere:Drammatico

Il regista
Nato in Francia da genitori ebrei polacchi, ritorna in Polonia con la famiglia alla vigilia della II Guerra Mondiale. Qui i suoi genitori vengono arrestati e deportati in un campo di concentramento, dove la madre morirà. Il piccolo Roman scampa alla persecuzione nazista rifugiandosi presso alcune famiglie cattoliche fino alla fine della guerra. Verso la fine degli anni 50, dopo una serie di prove attoriche a teatro e al cinema, talvolta sotto la direzione di grandi maestri come Andrzej Wajda, debutta nel cortometraggio, dimostrando una vocazione all'introspezione psicologica e al black humor che ricorrerà nella sua produzione successiva. Il suo esordio nel lungometraggio è del 1962 con Il coltello nell'acqua, che riceve il consenso unanime della critica. Nel 1964 è a Parigi dove conosce Gerard Brach, lo sceneggiatore con cui scrive altri due film importanti, Repulsion e Cul de sac, rispettivamente Orso d'Oro e d'Argento al Festival di Berlino. Nel 1968 dirige il suo capolavoro, Rosmary's Baby, e sposa l'attrice Sharon Tate, conosciuta l'anno prima sul set di Per favore non mordermi sul collo. Nel 1969 una tragedia sconvolge la vita del regista: la moglie, incinta di otto mesi, viene brutalmente uccisa da un gruppo di seguaci di Charles Manson mentre si trovava nella sua villa sulle colline di Hollywood. Distrutto dall'avvenimento, Polanski ripara in Europa e soltanto nel 1974 prende parte ad una produzione americana, dirigendo Chinatown. Il successo della pellicola sembra aprirgli le porte di Hollywood, ma il regista deve lasciare il paese a causa di guai con la giustizia. Dopo aver preso la cittadinanza francese, prosegue la sua carriera in Europa, girando film come Tess, Frantic e Luna di fiele. Dal 1989 è sposato con l'attrice francese Emmanuelle Seigner dalla quale ha avuto due figli.
Dopo il Leone d'Oro alla carriera, ricevuto al Festival di Venezia del 1993, ha girato La nona porta e, infine, Il pianista.

Il protagonista
Dopo un'adolescenza turbolenta nei malfamati sobborghi di Queens, si trasferisce a Los Angeles per tentare la fortuna sul grande schermo. Comincia con una particina in Piccolo grande Araon di Steve Soderbergh, poi compare in vari film indipendenti e infine coglie la sua grande occasione nei panni del soldato Fife in La sottile linea rossa di Terence Malick. Non pronuncia neanche una battuta, ma il suo provino videoregistrato piace a Spike Lee che lo sceglie per l'importante ruolo di Ritchie in Summer of Sam. Da quel momento inanella un successo dietro l'altro, fino ai recenti trionfi di Liberty Heights e Bread and Roses.

Fonte: Primissima.it

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31 ottobre 2002

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