Il vento che accarezza l'erba

Maestro del cinema politico, Ken Loach riscrive la Storia dell'indipendenza irlandese

13 novembre 2006

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IL VENTO CHE ACCAREZZA L'ERBA
di Ken Loach
 


Ken Loach, maestro del cinema politico, racconta una pagina della ribellione irlandese degli anni '20 all'occupazione inglese del paese.
La storia di due fratelli, Damien e Teddy, che dopo essersi uniti agli indipendentisti per combattere il nemico, quando la lotta si radicalizza si ritrovano su fronti opposti, nemici. Un film epico, uno dei migliori esempi di cinema storicamente e politicamente impegnato. Palma d'Oro a Cannes 2006.

Tit. orig. The wind that shakes the barley
Anno 2005
Distribuzione BIM
Durata 127'
Regia Ken Loach
Sceneggiatura Paul Laverty
Con Padraic Delaney, Gerard Kearney, Liam Cunningham, Cillian Murphy
Genere Storico


Arduo era per le parole di dolore prender forma
spezzare i legami che ci vincolano
ah, ma ancor più arduo sopportar l'onta
delle catene straniere che ci legano.
E così dissi: la valle nella montagna cercherò.
Al mattino presto
Per aggiungermi ai coraggiosi uomini
uniti
Mentre dolci venti scuotono l'orzo.

Robert Dwyer (1830-1883) ''The Wind that Shakes the Barley''

La critica
''Ken Loach ha realizzato un ottimo film, che rimanda da un lato a 'Hidden Agenda' (anch'esso dedicato alla questione irlandese), dall'altro a 'Terra e Libertà'. Il film sulla guerra di Spagna, però, era molto più epico, e aveva un punto di vista più originale. Qui, Loach e il suo fidato sceneggiatore Paul Laverty stanno all'interno di una storia più nota e oggi, in qualche modo, condivisa. Non a caso Loach ha atteso il disarmo unilaterale dell'Ira per raccontare la genesi dell'esercito repubblicano, che prima di diventare l'organizzazione terrorista che tutti ricordiamo, era una forza di insurrezione popolare: oggi nessuno può accusarlo di sposare una causa persa. Al contrario, è molto bello che l'inglese Loach e lo scozzese Laverty rendano omaggio alle terribili sofferenze patite dagli irlandesi, un popolo talmente sfortunato da essere spinto dall'astuzia inglese (nel 1921) a farsi la guerra da solo. 'The Wind that Shaker the Barley' ha uno svolgimento un po' piatto nella prima parte, e decolla solo nel finale quando i due fratelli si trovano su fronti contrapposti. Gli attori, tutti irlandesi, sono sconosciuti (a parte il protagonista Cillian Murphy) e bravissimi.''
Alberto Crespi, 'L'Unità'

''La scelta del film storico non impedisce a Loach di aggredire tematiche di portata atemporale: le dinamiche del potere, i compromessi e le ambivalenze morali, la cattiva coscienza del paese in cui è nato. Inclusa la caratterizzazione degli occupanti che allude in un sol colpo al nazismo e ai conflitti in atto nel mondo. Non è neppure difficile ravvisare, nel 'Vento che accarezza l'erba', alcune simbologie eterne che rimandano al primo fratricidio, quello di Caino, o alle figure del martirio, facendo di Damien un agnello sacrificale. Tutto ciò senza che Loach rinunci mai alla cifra del realismo, rendendo credibili le sequenze di guerriglia quanto le scene più intimistiche ed evitando, sempre, le trappole che l'accademismo tende così facilmente ai film di costume.''
Roberto Nepoti, 'la Repubblica'

''Un popolo spaccato in due. Una resistenza divisa. Una famiglia così lacerata che un fratello finisce per sparare all'altro fratello. Solo Ken Loach avrebbe potuto raccontare come iniziò la guerra civile nell'Irlanda del 1920-21 con tanta straziata precisione, tenendo insieme il grande affresco e i piccoli personaggi (la Storia si racconta dal basso), la rivolta contro la secolare occupazione inglese e i meccanismi che finirono per dividere gli insorti e armarli gli uni contro gli altri. (...) 'Il vento che accarezza l'erba' rievoca quegli anni sanguinosi fondendo rabbia e pietà, paesaggi struggenti e atrocità inenarrabili. Il tono è malinconico, dolente, a tratti quasi didattico; la materia così intricata che Loach non sempre ritrova (e forse non cerca) il palpito romanzesco di 'Terra e libertà'. Se ne esce sconvolti e frastornati. Palma d'oro a Cannes: controversa, ma doverosa.''
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

''Nei festival la giustizia non viene amministrata meglio che nei tribunali, ma a Cannes il giudizio di vittoria per il film di Ken Loach è stato equo, perché 'The Wind that Shakes the Barley' era il migliore (con 'L'amico di famiglia'). La stampa inglese e quella italiana, ma d'osservanza anglosassone, sono rimaste male per questa Palma d'oro. Però 'Il vento' non scredita la Gran Bretagna, pur mostrandone il duro dominio; caso mai la onora, proprio perché è un britannico a riconoscere le responsabilità coloniali nella stessa Europa, che perdurano. 'Il vento' diverge da 'Michael Collins' di Neil Jordan (Leone d'oro e coppa Volpi nel 1996). Ha infatti altra impostazione e altro orientamento: mostra la fase finale e fratricida del Risorgimento gaelico dalla parte degli antagonisti irlandesi di Collins. Loach ha poi girato un film meno spettacolare ma più acuto di quello di Jordan, sapendo rendere la vicenda esemplare e attuale: le analogie con quanto accade in altre aree dell'ex Impero britannico non sono casuali. Mentre Jordan raccontava soprattutto la Pasqua di sangue del 1916 e il riconoscimento di una semi-sovranità per l'Irlanda (meno l'Ulster) nell'ambito del Commonwealth, Loach si addentra nella guerra civile che ne derivò fra la componente nazionalista e quella socialista. I personaggi principali del 'Vento' sono un medico (Cillian Murphy) schierato con questa ala, che sarà sconfitta nel 1921, e il fratello maggiore (Padraic Delaney), schierato invece coi nazionalisti. A una guerra di liberazione si connette quasi sempre una guerra civile (è successo anche nell'Italia 1943-45). Ed è questa la parte più delicata. Loach ha fatto con 'Il vento' quel che in Italia non s'è fatto su origini di fascismo e Resistenza, i cui combattenti furono talora gli stessi: esattamente come accadde in Irlanda, per le origini dell'indipendenza formale e per come renderla sostanziale, sotto la minaccia che il vicino riprendesse quel che aveva concesso solo per dominare meglio.''
Maurizio Cabona, 'Il Giornale'

''Sbagliando come sempre, la giuria di Cannes ha assegnato la Palma d'oro a 'Il vento che accarezza l'erba'. Il titolo, che traduce alla lettera l'originale 'The Wind that Shakes the Barley', in italiano non vuol dire niente e infatti si richiama ai versi di un poeta ottocentesco, Robert Dwyer Joyce, per una canzone nota solo in Irlanda. Diciamo subito che questo non è tra i risultati più convincenti di un autore come Ken Loach, di professione avvocato delle cause (momentaneamente) perse. Veterano di varie guerre civili ('Terra e libertà', la Spagna; 'La canzone di Carla', i Sandinisti in Nicaragua), ancora una volta il maestro ci offre un pamphlet come al solito nobile, motivato e politicamente corretto. (...) Loach scende in campo con i 'Sinn Féin' ('Noi stessi') denunciando brutalità e orrori perpetrati dai britannici Black and Tans (dal colore delle divise) nel momento in cui Londra non volle riconoscere l'indipendenza proclamata nel 1916. Violenze, sequestri, uccisioni, incendi di casolari, torture che obbligano a stornare lo sguardo dallo schermo. Ci manca poco per evocare l'anatema di Mario Appelius: 'Dio stramaledica gli inglesi!'. Come si fa, del resto, a non solidarizzare con chi si leva in armi contro l'oppressore? Ammirevole è la scelta del protagonista Damien, che anziché trasferirsi in Inghilterra per proseguire la carriera di medico preferisce unirsi alla resistenza nel gruppo guidato dal fratello Teddy. Inferiori per numero e armamento, i repubblicani si battono con tanto valore da costringere il governo di Sua Maestà a scendere a patti. Però il trattato sottoscritto nel dicembre 1921 si rivela una vittoria di Pirro in quanto abbandona l'Ulster e crea per il sud impossibili condizioni di vita. A questo punto il film cresce d'interesse raccontando la spaccatura che si crea fra i pacifisti e quelli di lotta continua, fra Teddy e Damien, per cui il conflitto diventa fratricida. Sicché il racconto riscatta in un finale forte il manicheismo della prima metà e si chiude con una fucilazione come 'Uomini contro' di Rosi.''
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera'

''Un film intelligente, magistralmente interpretato e elegantemente fotografato. Ma vien da domandarsi: ci sta dicendo qualcosa nuovo? Se è una lezione di storia, qual è, nel 2006, questa lezione?''
Peter Bradshaw, 'Guardian'

''Mi ha lasciato un po' freddo e con il dubbio che in futuro Loach possa mitizzare l'ETA. E' un film degno, combattivo, con l'intenzione di essere complesso, ma si percepisce la volontà del regista di imporre al pubblico le proprie idee senza uscire mai dallo schematismo tipico del panflet. Prevedibile e già visto.''
Carlos Boyero, 'El Mundo'

''Il film è intenso, narrativo a volte molto duro. Ken Loach sa creare scene di tensione senza ricorrere a esagerazioni. Il suo lavoro è eccellente come eccellenti sono gli interpreti.''
Diego Galan, 'El Pais'

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13 novembre 2006

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