L'italiano è la quinta lingua più studiata nel mondo

Negli 88 istituti di cultura italiana all'estero 50 mila iscritti ai corsi

28 ottobre 2002


Italiano, quanto ci piaci.

Lo utilizziamo per comunicare, per conoscere, per spiegarci e, talvolta, anche per insultare.

Ora però non sono solo gli italiani a parlare, e studiare, l'italiano.

La lingua con cui ci esprimiamo ogni giorno, infatti, è nei desideri di almeno 50 mila persone in tutto il mondo.
È questo il numero degli iscritti ai corsi di italiano organizzati da 88 istituti di cultura italiana all'estero.

Nella classifica degli idiomi più studiati nel mondo, alla nostra lingua nazionale spetta un rispettabilissimo quinto posto.

Forse addirittura il quarto, ma le opinioni a questo proposito divergono ed i dati non consentono una maggiore approssimazione. Ciò che è sicuro è che si tratta di una bella sorpresa per chi credeva che la nostra lingua fosse ormai destinata a scomparire, ora che la crescente esterofilia rende indispensabile l'uso dell'inglese anche in campi che prima erano riservati all'italiano: i testi delle canzoni, i titoli dei film, le marche dei prodotti...

I dati sono il risultato di una ricerca condotta dall'Università La Sapienza e guidata dall'ex ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro.

La loro presentazione è avvenuta nell'ambito della seconda edizione della "Settimana della lingua italiana nel mondo", (l'evento dello scorso 14/18 ottobre che ha contato più di 600 manifestazioni, organizzate dal Ministero degli Esteri insieme all'Accademia della Crusca).

Dall'indagine dell'ateneo romano la lingua più studiata nel mondo è risultata essere, com'è prevedibile, quella inglese. Il francese è in netto declino, ma mantiene il secondo posto a debita distanza dalle concorrenti. Sono tedesco, spagnolo e italiano: le tre lingue si alternano continuamente ad occupare le postazioni successive della classifica.

Non bisogna però confondere l'espressione "lingua più studiata" con quella di "lingua più parlata": in questo caso, infatti, l'italiano sarebbe superato di gran lunga dallo spagnolo, il russo, l'arabo, o il cinese. Il successo della nostra lingua fuori dai confini nazionali non dipende soltanto dalla buona qualità dei corsi proposti all'estero e seguiti da insegnanti con ottima preparazione, ma anche dalla "spendibilità sociale" dell'italiano.

Chi frequenta i corsi organizzati dagli istituti di cultura che rappresentano l'Italia nel mondo vuole acquisire una competenza linguistica considerata un'utile trampolino di lancio per un eventuale impiego in una ditta italiana. Gli stranieri non si accontentano più, insomma, di conoscere soltanto le parole "pasta", "pizza", "mafia" e "o sole mio".

Fonte: webgiornale.de

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28 ottobre 2002

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